Il governo britannico ha rinunciato al taglio della tassa sul reddito a chi guadagna più di 150.000£ all’anno. “La misura era diventata una distrazione dalla nostra missione prioritaria” ha ammesso Kwasi Kwarteng, il cancelliere dello Scacchiere, ovvero il Ministro delle Finanze inglese, riferendosi alle reazioni avverse dei mercati e che hanno causato numerose critiche alle misure previste dal governo.
Il 23 settembre Kwarteng ha presentato il taglio alle imposte più ingente degli ultimi 50 anni: il “mini-budget”, così denominato, era arrivato a seguito di diverse dichiarazioni, anche da parte della premier britannica Liz Truss, che annunciavano “l’inizio di una nuova era” per il Regno Unito.
Il pacchetto, nonostante fosse solo la prima di una serie di misure volte a far riprendere l’economia britannica, era stimato intorno alle 45 miliardi e faceva parte di un intervento più ampio che comprendeva un ingente pacchetto di sostegno energetico alle famiglie del valore di circa 60 miliardi di sterline.
I limiti del pacchetto Kwarteng-Truss
Il problema era che il piano non presentava né una quantificazione dell’impatto economico, né un piano di finanziamento chiaramente delineato. Non trattandosi tecnicamente di una legge di bilancio “intero” non era necessario far rivedere il mini-budget dal Office for Budget Responsibility, che con la sua attività di scrutinio e previsione può attutire la risposta dei mercati. Il programma di indebitamento del governo, senza però dati certi sulla sua sostenibilità, ha portato così a una sfiducia da parte dei mercati, facendo salire i rendimenti dei titoli di stato inglesi a livelli superiori di quelli italiani e greci e causando il crollo della sterlina, che il 26 settembre ha raggiunto il tasso di cambio nominale sterlina/dollaro più basso mai registrato, ovvero pari a 1,03.
Nei giorni susseguenti la presentazione del piano, Truss e Kwarteng hanno tentato di riacquistare la fiducia delle Borse, ma senza risultati. Così il 3 ottobre il cancelliere ha annunciato l’eliminazione del taglio sull’imposta sul reddito dal mini-budget.
Perché la tempesta non è ancora finita
Secondo molti economisti, però, il danno è già stato fatto: il mercato immobiliare soffrirà, molto probabilmente, ancora per anni di alti tassi di interesse e i britannici, già alla presa con il carovita, subiranno un ulteriore innalzamento dei costi di gas, elettricità e petrolio dato che questi beni vengono scambiati in dollari. Molti economisti hanno infatti criticato la scelta di tagliare un’imposta sui redditi dei più abbienti in un momento dove, proprio grazie alla loro ricchezza, sono meno affetti dall’innalzamento del costo della vita e di giustificare in un secondo momento la misura, dicendo che avrebbe permesso all’economia inglese di rifiorire aumentando il denaro messo in circolazione dalla classe più ricca.
Anche a livello politico la fiducia nella premier è in discussione, con l’opposizione che sta già chiedendo le dimissioni, come minimo del cancelliere.
Il crollo della sterlina, che ad oggi 4 ottobre è risalita a un tasso di cambio nominale sterlina/dollaro di 1,13, è però sintomo anche della crescita del dollaro. Anche l’euro, infatti, sta vivendo una situazione molto simile: con il rafforzamento della moneta verde, spinta dal governo americano e il crescente rischio di recessione in Europa, le due valute hanno toccato tasso di cambio pari nella metà di luglio.