François Bayrou vede la sua esperienza di governo e la sua stessa sopravvivenza politica in bilico dopo la presentazione delle linee guida per il bilancio pubblico dello Stato francese per il 2026. Una manovra lacrime e sangue che potremmo definire con un concetto: austerità militare.
Mentre il presidente Emmanuel Macron proclamava l’aumento verticale delle spese in Difesa, puntando ai 100 miliardi come target nel 2035 e a 64 miliardi come obiettivo da toccare con due anni d’anticipo nel suo ultimo di presidenza, il 2027, il veterano centrista nominato primo ministro a dicembre con l’obiettivo di mettere a posto i conti pubblici proponeva la manovra di taglio alla spesa pubblica al Parlamento.
La lista dei tagli prospettata da Bayrou è corposa: per tagliare dal 5,4% al 4,6% del Pil il deficit pubblico nel 2026 e contenere un debito arrivato a dimensioni ipertrofiche (3.300 miliardi di euro) Bayrou ha proposto un dimagrimento del bilancio dello Stato di ben 43,8 miliardi di euro, circa la metà dei quali (21 miliardi) da conseguire con tagli lineari alla spesa pubblica.
Meno 5,5 miliardi di euro alla sanità, tagli di 5,3 agli enti locali e oltre 10 miliardi di euro di riduzione della spesa degli enti pubblici sono la base con cui l’inquilino di Bercy vuole stabilizzare il rapporto debito/Pil entro il 2029.
Pensioni nel mirino
Ma non finisce qui: Bayrou, sostenuto da una coalizione di minoranza che unisce il centrodestra dei Repubblicani al campo macroniano centrista in cui il suo Movimento Democratico è alleato al partito del presidente Renaissance, propone anche lo stop all’indicizzazione delle pensioni all’inflazione, un nuovo colpo dopo la controversa riforma del 2023, e l’abolizione di due giorni di festa sugli 11 a cui i lavoratori francesi hanno diritto, per la precisione il Lunedì di Pasqua e la festa per la Vittoria in Europa nella Seconda guerra mondiale (8 maggio).
Tutto questo mentre, al contrario, si prevede un aumento netto della spesa per la Difesa, che sarà incrementata di 6,7 miliardi di euro nel 2026 e dovrebbe crescere di almeno altri 6 per raggiungere gli obiettivi dell’Eliseo nel 2027. E mentre l’Oat, il titolo di debito decennale francese, rende il 3,4% e il nostro Btp è prossimo a chiudere i differenziali di rendimento (spread sotto i 20 punti), la linea Macron-Bayrou è chiara: la spesa militare è ritenuta la priorità strategica nel contesto dei fondi pubblici e il suo rafforzamento vale qualsiasi altro taglio, anche dei servizi essenziali.
Calcolo che per l’Eliseo e Bercy è giustificato da ragioni securitarie e di politica di potenza ma che rischia di creare asimmetrie in un Paese già ribollito più volte per la crisi dei Gillet Gialli e la protesta contro le riforme delle pensioni, con un Parlamento ingovernabile in caso di crisi e con le presidenziali a soli due anni di distanza. Su Bayrou pende la Spada di Damocle della mozione di sfiducia di cui sia la sinistra comunista di La France Insoumise di Jean Luc Mélenchon sia la destra del Rassemblement National sono pronte ad avviare l’iter. E mentre la Ministra dei Conti Pubblici Amélie de Montchalin, macroniana doc, già prevedendo il peggio parla della necessità di “compromessi”.
Del resto, nota Politico.eu, “i legislatori non discuteranno formalmente le proposte prima della pausa estiva, quando il governo avrà bisogno del tacito sostegno di almeno un gruppo di opposizione per approvare il disegno di legge di bilancio”. Bayrou potrà aver tempo per negoziare, ma il principio del ritorno del rigore sembra ormai certificato. E la strada su cui ha in passato portato l’Europa lascia presagire grandi problematiche.
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