Berlino agirà in grande e non baderà a spese per fronteggiare una possibile emergenza economica legata all’epidemia di coronavirus e al dissesto di borse e mercati finanziari di tutta Europa. Dopo aver annunciato il super-bazooka economico mediato dai prestiti della banca pubblica Kfw, un programma che potrebbe fornire alle imprese fino a 550 miliardi di euro di garanzie, la Germania non si fermerà.

La dotazione di bilancio della Kfw, per quanto garantita dalle risorse del governo federale, è esterna al budget e al deficit dell’esecutivo di Angela Merkel come, per fare un paragone, succede per le attività della Cassa Depositi e Prestiti in Italia. Il governo tedesco è pronto in ogni caso a impegnare risorse proprie per accelerare la risposta alla crisi economica, politica e, in prospettiva, sociale che rischia di colpire un sistema estremamente dipendente dal combinato disposto tra politiche monetarie rigide in campo europeo e manovre mercantiliste sul fronte interno. Destinate a favorire l’esportazione di beni e servizi a scapito della domanda interna, ma causa in ultima istanza di grandi fragilità tra la massa dei lavoratori che hanno conosciuto stagnazione salariale e ridotto aumento del potere d’acquisto. Con conseguente esposizione agli effetti più duri di una recessione.

I segnali di crisi si accumulavano da oltre un anno sulla Germania, colpita dalla stagnazione del Pil, dalla recessione industriale e da un andamento anemico dell’export. Dopo averlo negato a lungo, Berlino è pronta ad abbracciare l’idea di spendere in deficit. Sul piatto il governo potrebbe mettere in campo circa 156 miliardi di euro. Una somma, come scrive Repubblica citando fonti qualificate, che si potrebbe dilatare fino al mostruoso volume di 356 miliardi di euro. Un piano complessivo, contando la Kfw, da oltre 800 miliardi con un deficit previsto a circa il 4% del Pil.

“Tra le misure previste”, secondo quanto riportato da Repubblica, “potrebbero esserci un “corona-congedo” e un sussidio di disoccupazione esteso agli autonomi. In particolare, dei 156 miliardi che il ministro delle Finanze Scholz aggiungerà subito alla finanziaria per l’anno in corso, circa 50 miliardi serviranno a dare sussidi alle aziende in difficoltà. Gli altri 100 serviranno a finanziare l’orario ridotto e un “corona-congedo”, cioè un congedo parentale al 67% dello stipendio”. Anche il famigerato pacchetto Hartz di sussidi di disoccupazione potrebbe evolvere in una sorta di reddito di cittadinanza anti-quarantena per i lavoratori esclusi dal mercato del lavoro.

Ma la parte forse più succulenta del pacchetto è costituita dall’attuazione della proposta avanzata nel 2019 dal ministro dell’Economia Peter Altmeier, che riguarda la costituzione di un fondo pubblico per rilevare e gestire le quote delle aziende strategiche debilitate dalla crisi e potenzialmente soggette al rischio di scalate straniere.  In un paper sulle “strategie dell’industria nazionale per il 2030” Berlino annunciò allora di voler abbassare la soglia di scrutinio per la vigilanza sulle acquisizioni straniere, pensata soprattutto in funzione anti-cinese e anti-statunitense, dal 25% al 15% delle quote, dotando dunque il governo di una forma di golden power. Ora si va oltre e, con una dotazione di 100 miliardi di euro, di cui ha fatto menzione anche il Financial Timesla Germania è pronta a varare una sua versione moderna dell’Iri. Target della nuova operazione potrebbero essere colossi in crisi come Lufthansa, ma anche imprese della filiera dell’automobile a rischio collasso per il blocco alle esportazioni.

In questo contesto, una sponda utile alla Germania viene dalla manovra della Banca centrale europea che, intervenendo con 750 miliardi di euro, potrebbe fornire una boccata d’ossigeno borsistica a numerose aziende in crisi. Pensiamo, per fare un esempio, a Deutsche Bankdiscesa fino a poco più di 4,50 dollari ad azione nelle contrattazioni di settimana scorsa prima di rimbalzare dopo l’annuncio dell’Eurotower di acquistare bond e obbligazioni di gruppi finanziari e industriali per rendere operativo un quantitative easing anti-coronavirus. Il rating elevato della Germania, che molto spesso non è riflesso da molti suoi grandi gruppi, renderà l’azione della Bce un sussidio-ombra a molte industrie che potranno vendere all’Eurotower le loro obbligazioni, beneficiando dell’espansione del Corporate sector purchase programme (CSPP). Favorendo di conseguenza l’onere di bilancio di Berlino: quando Ursula von der Leyen ha sospeso il patto di stabilità in Europa e ridato via libera ai deficit, con ogni probabilità, pensava in primo luogo al suo Paese d’origine. Pronto a sfruttare la sua centralità anche in quest’occasione.

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