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Nei giorni scorsi il G20 ha deciso di sospendere i debiti di almeno 77 Paesi considerati poveri, molti di questi africani. Una scelta poi compiuta anche dal Fondo Monetario Internazionale, il quale ha congelato il debito di 25 Paesi, 19 di questi del continente nero. Il tutto per arginare il tracollo di economie già disastrate, le quali potrebbero portare a loro volta ad ulteriori ribassi nelle stime di crescita dell’economia globale. Se una nazione in via di sviluppo ha meno possibilità di svilupparsi in questo 2020, è il senso della mossa dei Paesi più industrializzati, allora l’attuale decrescita economica potrebbe essere ancora più marcata. Ma dietro questa scelta potrebbero insinuarsi conseguenze di non poco conto, le quali aprirebbero a nuovi ed ulteriori contrasti tra i governi occidentali e la Cina. Ed il motivo è molto semplice: una buona fetta del debito attualmente sospeso è in mano a Pechino.

Perché la Cina potrebbe essere svantaggiata dalla moratoria sul debito

Pechino negli ultimi anni ha puntato molto sull’Africa. Il gigante asiatico ha investito nel continente nero miliardi di Dollari, ponendosi nettamente come attore internazionale più attivo in tal senso. L’obiettivo cinese è sempre stato quello di dotare l’Africa di grandi infrastrutture, in grado di accogliere e far viaggiare più velocemente le proprie merci. Diverse sono le opere strategiche attuate dalla Cina nel continente nero, basti pensare alle ferrovie che collegano il porto di Mombasa a Nairobi e ad altre infrastrutture quali porti ed aeroporti tra Angola, Nigeria, Etiopia ed altri Paesi del continente africano. Pechino, tra la altre cose, punta molto sullo sviluppo nei prossimi anni di una sempre più crescente classe media africana a cui poter vendere le proprie merci.

Ma questo ha esposto e non poco la Cina sotto il profilo dei prestiti ai vari governi. L’Overseas development institute, un think thank con sede a Londra, ha calcolato che il 33% dei debiti del Kenya sono costituiti dai prestiti cinesi, percentuale che per quanto riguarda il debito etiope è del 17% mentre invece è del 10% per quanto concerne la Nigeria, seconda economia del continente nero dopo il Sudafrica. Pechino quindi è il Paese più colpito dalla moratoria sul debito africano. Diversi miliardi di Dollari potrebbero non tornare più o non essere comunque nella immediata disponibilità dei bilanci. Una circostanza in grado di acuire le divergenze tra i vertici cinesi e quelli dell’Fmi, così come tra la Cina ed alcuni governi occidentali.

Le mosse di Pechino

Almeno ufficialmente però, ed almeno per il momento, l’atteggiamento della Cina viene descritto come “collaborativo” da parte del Fondo Monetario Internazionale. Così come riportato da AgenziaNova, la direttrice dell’Fmi, Kristalina Georgieva, ha dichiarato che le autorità di Pechino starebbero avendo un “atteggiamento costruttivo” circa la moratoria di sei mesi sul debito dei Paesi africani più poveri. Ed anche dalla Cina sono arrivate indicazioni in tal senso, con i media locali che hanno parlato della possibilità di collaborazione bilaterale con i governi dei Paesi debitori. Ma non è tutto così semplice: in realtà ad emergere, nei vari corridoi diplomatici, è anche molta irritazione da parte di Pechino. I cinesi sarebbero sì disposti a strategie volte ad alleggerire la pressione debitoria in attesa che passi la pandemia, ma alle loro condizioni.

E cioè non vere e proprie sospensioni, bensì rimodulazioni da ripianare poi a lungo termine. In passato la Cina ha sempre agito in questa maniera, con cioè un piccolo taglio del debito ai Paesi interessati tramutato poi in prestiti aggiuntivi da ripagare in tempi dilazionati. Un modo per avere dei vantaggi a breve termine, senza però rinunciare alle somme prestate a lungo termine. Una modalità del genere, in tempi di Covid-19, appare molto lontana dalla portata. E lo stesso Fmi non è orientato ad applicarla, preferendo invece una moratoria di alcuni mesi. Da qui l’irritazione della Cina, la quale potrebbe in futuro mettersi di traverso rispetto ai governi europei in caso di proposte di ulteriori sospensioni dei debiti africani.

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