La condivisione d’intelligence da parte degli Stai Uniti con i Paesi alleati è “sicuramente a rischio” per i Paesi che adottano il 5G cinese. Parola di Keith Krach, sottosegretario per la Crescita economica, l’energia e l’ambiente del Dipartimento di Stato guidato da Mike Pompeoatteso presto in Italia per un summit con il governo italiano in cui la rete di ultima generazione sarà il piatto forte delle discussioni.

Krach, intervenendo a un webinar del German Marshall Fund si è dilungato nel parlare di quella che lui definisce “una reale e immediata minaccia alla democrazie e alla aziende qui in Europa e nel modo”, ovvero l’ascesa della Repubblica popolare e del Partito comunista cinese. Il contenimento spinto di Pechino teorizzato dall’ex capo della Cia è messo pienamente in campo dal suo vice, businessman di lungo corso divenuto ora uno dei registi della politica estera dell’amministrazione Trump.

Krach ha spinto a tal punto la sua ostilità per la Cina da recarsi in visita a Taiwan, compiendo il secondo viaggio di un funzionario americano nel 2020 nell’isola che Pechino ritiene una sua provincia ribelle, atto che per i media ufficiali cinesi “ha gravemente danneggiato la stabilità e la pace delle relazioni sino-americane “. Nel webinar del think tank euro-atlantico Krach ha difeso l’idea statunitense di ampliare il Clean Network, il programma dell’amministrazione Trump per escludere dalla rete 5G i fornitori identificati come rivali, cioè Huawei e Zte. Per Krach in Italia Telecom, con la recente scelta di non fare squadra con i big cinesi, “ha deciso di proseguire soltanto con fornitori fidati” compiendo un’azione “eccezionale”, mentre il Parlamento italiano ha notevolmente aumentato i suoi poteri di scrutinio, ma dal governo si attende ancora molto. Ovvero una tendenza a un progressivo bando alle tecnologie cinesi.

Parole estremamente significative che prefigurano quanto Pompeo presenterà in conto a Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e gli altri ministri italiani: il contenimento anti-cinese di Washington aumenta di intensità e non ci si può far trovare impreparati, dal punto di vista degli Usa. Presto sulla Cina sarà necessario avere una strategia chiara sulle modalità di approccio e le loro conseguenze, pena subire una cocente marginalizzazione in ambito Nato.

L’Italia ancora non ha veri piani di lungo periodo per il 5G a livello operativo, nè ha costruito scenari diversi a seconda della rilevanza o meno del contrasto statunitense a Huawei e Zte. “L’alternativa” a Huawei, in questo contesto, “non è una soluzione americana”, ha dichiarato John T. Watts, senior fellow dell’Atlantic Council di Washington, a un convegno sul 5G al Centro Studi Americani. “La maggior parte della tecnologia, e certamente gran parte delle aziende chiave che producono queste reti, sono scandinave, coreane, giapponesi”: Nokia ed Ericsson sono state, ad esempio, fortemente attenzionate oltre Atlantico. Il vantaggio competitivo di Huawei, sino ad ora, è stata nella modalità di costruzione delle reti e delle torri 5G, che ha privilegiato la metodologia end-to-end, capace di garantire a un singolo attore il controllo dell’intera operazione e il conseguente sfruttamento di capitali tecnologici e economie di scala. La possibilità che gli Usa hanno di convincere gli alleati a desistere dall’appoggio cinese è legata allo sviluppo, in campo di mercato ed industriale, di una soluzione modulare che aiuti una rete di attori a far sistema battendo il vantaggio competitivo di Huawei.

Nell’ampio dibattito al Csa, commentato da Formiche, il tema è stato adeguatamente snocciolato sul fronte tecnico; sta di fatto che il punto politico principale è politico, come Krach, nel suo intervento al German Marshall, ha adeguatamente lasciato intendere. Pompeo chiederà certezze all’Italia e Roma dovrà saper far valere le sue ragioni securitarie e strategiche per giustificare i residui legami col 5G cinese. Nella consapevolezza che oramai Washington ha sposato la linea del contenimento a tutto campo di Pechino, e sulle telecomunicazioni, indipendentemente dall’esito delle presidenziali, gli alleati saranno sempre osservati speciali.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME