“Effetto Troika” per la crescita? Sul Corriere della Sera il vicedirettore ed esperto di economia, Federico Fubini, rispolvera l’epoca dell’austerità per segnalare una curiosa chiave di lettura: Grecia, Portogallo e Spagna, che negli anni terribili del 2011-2015, durante la crisi dell’euro e dei debiti sovrani, aprirono le loro economie alle riforme e alla Troika (Ue, Bce, Fmi) per ridurre debiti e passività, avrebbero giovato di questo trattamento-shock ottenendo crescite economiche maggiori negli anni a venire. Ci permettiamo qualche legittimo dubbio.
Fubini parte da un parametro: “il rendimento dei titoli di Stato greci a dieci anni è diventato più basso (di tre punti-base) di quello della Francia, oltre che più basso di 18 punti rispetto all’Italia”, sottolineando che “Francia e Italia oggi sono considerate più rischiose non solo di Spagna, Portogallo e Irlanda – gli altri Paesi allora raggiunti dalla troika europea – ma anche dell’anello debole del gruppo, la Grecia”.
Va però detto che in tempi di assenza di uno “scudo” della Banca centrale europea e di rendimenti genericamente elevati, la questione del rischio sovrano acquisisce valore soprattutto in rapporto all’ordine di grandezza del rendimento piuttosto che a scostamenti momentanei. Era già successo (ne avevamo scritto) a novembre 2024 che la Grecia fosse “prezzata” meglio di Parigi, e si può al contempo sottolineare che forse è proprio la Francia, vista la sostanziale stabilità del rendimento italiano negli ultimi anni, ad avere un problema maggiore dell’Italia piuttosto che creare un caso unico Roma-Parigi.
Al contempo, Fubini su X ha ricordato che Grecia, Portogallo e Spagna, coloro che accettarono le riforme strutturali, ora crescono più delle tre economie guida d’Europa, Italia, Francia e Germania e che dal 2015 la loro corsa sia stata due volte più veloce.
Una lettura del genere, però, va contestualizzata. Il Pil di Atene era di 351 miliardi di dollari nel 2008. Scese a 193, dopo anni durissimi, nel 2016 e da allora è risaltio verso quota 250 miliardi di dollari, segno che ad Atene resta ancora un buon terzo di produzione da recuperare per chiudere un “ventennio perduto”.
La Spagna è tornata sostanzialmente solo nel 2023, a quota 1.620 miliardi, al Pil del 2008, e la crescita è accelerata quando Pedro Sanchez ha deciso di rottamare pesantemente l’austerità, sommandosi in questo al Portogallo dell’ex premier Antonio Costa, oggi presidente del Consiglio Europeo. Poco l’accettazione della Troika sembra aver garantito a questi Stati se si guardano i dati non dal 2015, anno dell’inizio del rimbalzo poi sospeso dal Covid-19 prima dell’attuale fase di salute delle economie del Sud, ma dal 2008, anno dell’inizio della buriana economica mondiale. E così anche la chiave di lettura di Fubini sull’austerità, che ha frenato la competitività europea a lungo, risulta decisamente più fallace. Come del resto i dati permettono di dimostrare.

