Stellantis, buco nero in Italia nel primo semestre mentre Filosa ripensa la strategia

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Non si arresta il declino inesorabile della produzione di Stellantis in Italia, in un contesto che vede il nuovo Ceo Antonio Filosa lavorare per ricostruire il piano industriale del quarto gruppo automobilistico al mondo e capire che spazio può avere l’Italia al suo intero. Le previsioni sembrano quantomeno cupe.

Stellantis crolla ancora, buio pesto per l’auto

Il tradizionale report semestrale di Fim-Cisl sulla produzione italiana della casa di Amsterdam, erede di Fiat Chrysler Automobiles e Psa, mostra un quadro ulteriormente depresso rispetto all’annus horribilis 2024, che aveva riportato indietro di oltre mezzo secolo la produzione automobilistica nazionale. Da gennaio a giugno, secondo Fim-Cisl, il numero dei veicoli prodotti in Italia è sceso di quasi il 27% sullo stesso periodo del 2024, scendendo a circa 222mila unità. Di queste poco meno di 124mila sono automobili (-33,6% anno su anno) e la prospettiva è che il gruppo avente come primo azionista Exor e come presidente John Elkann scenda sotto le 450mila unità prodotte totali e le 250mila auto nell’intero 2025. I veicoli commerciali resistono in proporzione più del comparto auto, che presenta un profondo rosso.

Le auto prodotte in Italia erano 742mila nel 2017, 473mila nel 2022 e nel 2025 rischiano di tornare ai livelli più bassi del 1956, quando la Fiat sfornò 280mila unità, trovandosi però allora in un trend di crescita esplosivo (che da 119mila unità nel 1951 l’avrebbe portata a decuplicare la produzione in un decennio).

Verso una produzione di auto in Italia ai minimi dal 1956

Ora i nodi sono venuti al pettine. Il piano industriale per l’Italia lanciato a dicembre prevede un rafforzamento di Melfi e Pomigliano e il potenziamento dei marchi Alfa Romeo e Maserati. Ma al contempo deve fare i conti con uno scenario critico che vede Stellantis dover ripensare un progetto al 2030 che sostanzialmente prevedeva di anticipare in Europa la transizione al 100% elettrico, andato in cortocircuito con il raffreddamento del mercato delle auto a zero emissioni e dalla crisi delle catene di fornitura, preludio a potenziali, futuri, processi di revisione della normativa comunitaria.

Filosa è chiamato a governare l’eredità del mandato di Carlos Tavares operando scelte difficili per rilanciare ricavi e margini di Stellantis, ma non può non permettersi di ragionare a livello globale. Stellantis nel 2024 ha visto ricavi in calo del 17%, da 189 a 156 miliardi di euro, e utili giù del 70%, a 3,7 miliardi.

I cali sono arrivati ovunque, soprattutto nelle trainanti aree dell’Europa e del Nord America, mentre reggono il colpo scenari come il Brasile, dove volano produzione, investimenti e quote di mercato, oltre a altri mercati di frontiera come Algeria e Turchia. Stellantis si trova a dover riconfigurare la propria produzione su scala globale e a dover decidere quali teatri siano palcoscenici ideali per la realizzazione di vetture. Il discorso sul futuro dell’auto italiana ruota attorno a questa considerazione. Per rilanciare il gruppo, Filosa dovrà decidere chi sarà messo in prima linea e chi dovrà arrancare maggiormente. Il progetto di Tavares, un milione di auto in Italia, appare già dimenticato. L’obiettivo è capire se il futuro dell’industria a quattro ruote in Italia sarà fatta anche di auto o solo della componente dei veicoli commerciali. E potrà essere solo il piano futuro di Filosa a dar la risposta.