Quante volte abbiamo maledetto i trasporti pubblici italiani per il loro malfunzionamento? Innumerevoli. Prendiamo ad esempio l treni: tra guasti, ritardi e incidenti vari, le reti ferroviarie del nostro Paese non sono per niente efficienti, soprattutto in determinate tratte. Ma nei tanto elogiati Stati Uniti com’è la situazione delle infrastrutture? Un vero e proprio inferno. Anzi: per certi versi, considerando che l’economia di Washington non è mai stata così bene e che tutti i suoi più importanti indicatori segnano valori positivi, lo scenario è pure peggiore rispetto a quello italico. Donald Trump lo aveva promesso in campagna elettorale e pochi mesi fa è tornato alla carica con il suo piano keynesiano soprannominato “Rebuilding America”. Il tycoon è pronto a presentare un progetto che prevede lo stanziamento di ben 2mila miliardi di dollari per aggiustare le infrastrutture e per spingere ulteriormente l’economia locale nel 2020. Un anno chiave nel quale si terranno le prossime elezioni presidenziali.

Infrastrutture a pezzi

Incrociando i dati provenienti dal Dipartimento dei Trasporti Usa, dal McClatchy Washington Bureau e dall’American Society of Civil Engineers, scopriamo come le strade in condizioni precarie degli Stati Uniti ammontino a un numero considerevole. Pennsylvania, Connecticut, New Jersey, Hawuai, California e Washington sono a pezzi, visto che oltre il 30% delle loro strade richiedono manutenzione. Situazione al limite (con una percentuale che varia dal 21% al 30%) in Colorado, New Mexico, Oklahoma, Arkansas, Missouri, Louisiana, Mississipi, Wisconsin, Michigan, Viriginia, Washington D.C, Maine e persino New York. Nel frattempo la Cina, principale rivale geopolitica degli Stati Uniti, ha investito e continua a investire per migliorare le infrastrutture. E non potrebbe essere altrimenti considerando che Pechino ha puntato tutto sulla Nuova Via della Seta, un progetto mastodontico che per funzionare ha bisogno di infrastrutture tirate a lucido, all’interno della muraglia così come al di fuori.

L’incubo della metropolitana di New York

Ma l’esempio forse più eclatante, quello che attesta il pessimo momento per le infrastrutture americane, è probabilmente la New York City Subway, cioè la metropolitana di 27 linee che copre la medesima città per 1065 chilometri e conta 472 stazioni. Soltanto nel mese di gennaio 2019 i convogli che hanno subito ritardi, nei soli giorni feriali, sono stati la bellezza di quasi 43mila. L’inefficienza della metro newyorkese dipende in parte dagli scarsi investimenti riversati fin qui dalla Casa Bianca in un settore chiave per chi, come gli Stati Uniti, ambisce a governare il mondo. Basti pensare che a causa di guasti e incidenti vari (più o meno grandi), nel 2017 un treno su tre della Subway di New York è arrivato in ritardo di oltre cinque minuti. Le altre metropolitane del mondo, compresa quella italiana, sempre nello stesso periodo, facevano registrare un indice di puntualità compreso tra il 96% e il 99%. Accanto all’inefficienza c’è poi da considerare la cattive gestione di una metropolitana che fa acqua da tutte le parti. Da una decina di anni a questa parte il 52% degli investimenti della Mta (Metropolitan Transportation Authority, gestore del trasporto pubblico nello Stato di New York) corrisponde a prestiti; di questo passo i debiti raggiungeranno la somma di 42 miliardi di dollari entro il 2022. Eppure gli Stati Uniti dovrebbero sapere che oggi poter contare su ottime infrastrutture vuol dire partire avvantaggiati nella contesa geopolitica con gli altri rivali.

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