La stampa tedesca è da monitorare in quanto utile termometro sulle opinioni dominanti nel Paese centrale in Europa. Nei mesi scorsi, con piacere, avevamo assistito alla drastica riduzione del numero di attacchi ingiustificati e, molto spesso, pregiudizievoli verso il nostro Paese da parte dei maggiori quotidiani germanici. Addirittura tra aprile e maggio avevamo assistito a diversi moniti lanciati da Der Spiegel al governo di Berlino circa il rischio di isolare eccessivamente l’Italia in Europa.

Nelle ultime ore, però, dalla Germania la stampa è tornata alla carica verso Roma. E ciò che più preoccupa è il fatto che non si tratta di quotidiani le cui opinioni sono, in fin dei conti, ignorabili come la Bild, tabloid abituato a parlare alla pancia dei tedeschi. Il governo Conte e l’Italia sono finiti sotto il fuoco del Boersen Zeitung, giornale vicino alle opinioni della Bundesbank e principale quotidiano nazionale dedicato ai mercati borsistici (una sorta di via di mezzo tra Milano Finanza e Il Sole 24 Ore), che ha parlato dell’Italia come del “grande malato d’Europa”. Addirittura, l’ha definita “una polveriera che potrebbe far esplodere l’Eurozona” nel caso in cui il governo Conte II fallisse nell’ottenere l’approvazione della riforma del Mes e, soprattutto, mancasse di portare risultati sul Recovery Fund.

Poi nel calderone viene fatto rientrare tutto: dall’intervento sulle banche alle dimissioni dell’ad di Unicredit Jean Pierre Mustier, associate alla mancata volontà del manager di rilevare dal comparto pubblico Monte dei Paschi, passando per il ritorno pubblico nel polo dell’acciaio di Taranto. 

Alle critiche si è associato l’influente Frankfurter Allgemeine Zeitung, principale testata della capitale finanziaria d’Europa, che nelle sue corrispondenze da Roma segnala tutto lo scoramento tedesco per l’immobilismo italiano. Una serie di accuse massicce che segnalano l’insofferenza degli ambienti finanziari europei e del sottobosco politico tedesco per l’evoluzione in atto a Roma. E non è da escludere che ciò che viene pensato a Francoforte sia simile a quanto si pensi a Berlino e Bruxelles. “Al di la delle dichiarazioni ufficiali infatti nella capitale tedesca, ma anche a Parigi e a Bruxelles c’è preoccupazione per ciò che sta avvenendo in Italia sia sul fronte politico che su quello economico”, sottolinea l’Huffington Post, mentre recenti indiscrezioni di stampa hanno segnalato tutta la rabbia di Ursula von der Leyen per il fatto che il governo giallorosso non abbia ancora preparato il piano strategico per il Recovery Fund.

E la stampa finanziaria tedesca non parla mai con tempistiche o intenzioni casuali: le critiche, esagerate nei toni, sono un avvertimento mediatico e politico a un governo che appare sempre più ininfluente e isolato in Europa. Ironia della sorte, proprio l’esecutivo nato con i crismi del “ritorno” dell’europeismo dopo l’esperienza gialloverde e che si vantava di aver riportato alle stelle il prestigio italiano nell’Unione appare escluso dai principali tavoli decisionali. Dagli eurobond al Recovery senza condizionalità, dal “super deficit” dell’anno scorso fino alla manovra di quest’anno censurata dal nostro stesso commissario agli Affari Economici, Paolo Gentiloni, il rapporto tra i giallorossi e l’Europa è stato segnato da una serie di delusioni e inciampi. A cui è corrisposta una sostanziale inazione su quei dossier che l’Unione stessa ha ritenuto più strategici per la ripresa. Fattispecie che ha irritato e non poco le cancellerie di Bruxelles. E ridotto la credibilità del governo Conte II.

La più recente sconfessione europea dell’operato del governo Conte è stata legata alla quarantena per i viaggiatori interni all’Europa introdotta dal governo Conte per il periodo delle vacanze natalizie. “Restrizioni come la quarantena non contribuiscono in modo significativo alla riduzione della trasmissione del Covid nel quadro dei viaggi”, ha dichiarato la Commissione parlando dell’obbligo di quarantena introdotto dall’ultimo Dpcm italiano per i viaggiatori provenienti dall’estero, aggiungendo che le istituzioni Ue “nelle loro linee guida, riprese dalla strategia della Commissione, non raccomandano quarantena e test nel quadro dei viaggi in Paesi con la stessa situazione epidemiologica”. Uno schiaffo che segnala la scarsa considerazione per le politiche nazionali sul contenimento della fase natalizia della seconda ondata, ritenute esagerate nella prassi e confuse nella comunicazione, ma anche la contradditorietà dello stesso Conte.

Il premier aveva chiesto un coordinamento comunitario della stagione sciistica, per poi andare in autonomia contro le prassi condivise sul tema della quarantena per i viaggiatori. Ostenatare il proprio europeismo in maniera sfacciata può aiutare a guadagnare nel breve periodo credito politico davanti alle cancellerie dell’Unione, ma impone a un esecutivo una rigida coerenza. E dalla Commissione alla stampa tedesca, tutti ricordano al governo Conte II, novello Faust, che venire meno a questo patto tacito impone un sostanziale tracollo nella propria credibilità politica.

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