Una politica estera di buon vicinato, un sistema politico interno che consente il perfetto mantenimento della stabilità all’interno del Paese e un’economia dinamica, carica di potenzialità e dotata di ampi margini di miglioramento. Il Kazakhstan è pronto per ritagliarsi uno spazio fondamentale nello scacchiere globale del XXI secolo. Potremmo dire che a Nur-Sultan – così si chiama l’ex capitale Astana dal 2019 – è in atto un processo di ammodernamento che potrebbe presto – anzi: prestissimo – trasformare la nazione più grande e ricca dell’Asia centrale in uno dei più importanti hub logistici, economici e finanziari della regione.

Una regione, tra l’altro, a sua volta rilevante per via del flusso commerciale risvegliato dalla Belt and Road Initiative cinese. E del quale il governo kazako è un asse portante di primissimo livello, risultando il perfetto trait d’union tra Oriente e Occidente. Come se non bastasse, la brillantezza economica del Kazakhstan è resta possibile dalle progressive riforme attuate dal governo locale, guidato da Kassym-Jomart Tokayev. Citiamo, in particolare, le ultime elezioni parlamentari nazionali. Nell’occasione, si sono visti i prodromi del graduale sviluppo di un sistema multipartitico. Un deciso passo avanti che ha consentito al Paese di “espandere la partecipazione civica alla vita sociale e politica del nostro Paese”, come ha sottolineato lo stesso Tokayev.

Prospettive di crescita

Il Kazakhstan ha una politica estera che può essere definita multi-vettore. Mantiene, cioè, strette relazioni con la maggior parte delle potenze mondiali, dalla Cina alla Russia passando per gli Stati Uniti. In campo internazionale, Nur-Sultan è membro delle Nazioni Unite (ONU), dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), del Commonwealth degli Stati indipendenti (CIS), dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO), dell’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva (CSTO) , del Consiglio di cooperazione degli Stati di lingua turca e partecipa pure al programma di Partenariato per la pace della Nato.

È inoltre doveroso sottolineare che il Kazakhstan è anche uno dei fondatori dell’Unione economica eurasiatica (EEU), a conferma della volontà, da parte del Paese, di rendere la propria economia sempre più dinamica puntando sull’integrazione regionale (e internazionale). Come se non bastasse, la nazione centrasiatica è stata eletta membro non permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel 2017-2018 e risulta, ad oggi, il primo stato dell’Asia centrale ad essere eletto in uno degli organi di governo più autorevoli delle Nazioni Unite. Stiamo insomma parlando di un Paese che ha voglia di crescere.

Stabilità e dinamismo

Nur-Sultan è un partner molto importante per l’Italia, come ha ricordato a ilGiornale.it, durante una conferenza stampa, l’ambasciatore kazako Sergey Nurtayev. Le aziende italiane presenti in Kazakhstan sono più di 160 (tra cui l’Eni), mentre lo scambio commerciale tra i due Paesi ha sfondato il tetto degli 8 miliardi di euro. Ad esempio, l’Italia, inoltre, compra dal Kazakhstan il grano, utilizzandolo per produrre pasta, una delle eccellenze tipiche del Belpaese. Considerando il trittico formato dalle riforme governative, la stabilità del contesto kazako e l’inserimento dell’intera regione nell’alveo della BRI cinese, ci troviamo di fronte a una nazione da tenere d’occhio. Il suo ambiente, infatti, si preannuncia sempre più ideale per chiudere affari in grado di garantire mutui benefici.