Ancor primo di aver visionato i piani redatti dai vari Paesi europei, la Commissione presieduta da Ursula von der Leyen mette le mani avanti e detta le regole, piuttosto stringenti, su come dovranno essere spesi i soldi del Recovery Plan. Si tratterà, dunque, di fondi fortemente condizionati e stanziati in cambio di riforme molto rigide. Come riporta il Financial Times, Bruxelles insiste sul fatto che sta mettendo in atto dei processi molto “rigidi” per l’erogazione dei fondi. Valdis Dombrovskis, vicepresidente esecutivo della Commissione europea e responsabile della politica economica dell’unione, ha sottolineato che ogni spesa sarà “disciplinata da una serie di regole restrittive”. “Il sistema che abbiamo messo in atto è un sistema robusto che garantirà un uso corretto di questo finanziamento dell’Ue”, ha detto Dombrovskis, il quale ha poi aggiunto che Bruxelles è pronta pronta “a sospendere i pagamenti” se ci saranno segnali che un singolo governo non realizzerà le riforme come pattuito. “Ci saranno criteri piuttosto rigidi” ha confermato il vicepresidente della Commissione.

“Fondi in cambio di riforme”

Secondo i termini di un accordo raggiunto dai leader dell’Ue lo scorso anno, ricorda sempre il Financial Times, l’accesso al denaro del Recovery Plan è legato agli impegni di riforma che coprono settori quali i sistemi pensionistici, il mercato del lavoro, l’ambiente imprenditoriale, la qualità della pubblica amministrazione e gli appalti pubblici. “Se alcune riforme si bloccano, se qualche progetto di investimento non sta andando avanti per qualsiasi motivo, il denaro non verrà concesso”, ha rimarcato il “falco” Dombrovskis.

“L’esborso di denaro è direttamente collegato al progresso delle riforme e degli investimenti”. Il vicepresidente della Commissione Ue ha sottolineato di aspettarsi che un gran numero di governi presenti i rispettivi piani nazionali entro la scadenza “indicativa” del 30 aprile. Ma quando arriveranno, poi, i soldi del Recovery Plan? Come riporta IlSole24Ore, “ferma restando la presentazione dei Pnrr entro il 30 aprile – si legge in una nota del Servizio Studi del Senato sulle prossime tappe del Pnrr – l’utilizzo per intero dei termini massimi previsti dal regolamento europeo comporterebbe l’erogazione del prefinanziamento del 13% non prima della fine di settembre 2021”.

Draghi: “Soldi entro luglio”

Nei giorni scorsi il premier Mario Draghi, intervenuto in parlamento per la presentazione del Recovery plan italiano, ha tuttavia delineato tempi più stretti, spiegando che “la finestra si chiuderà nell’estate: se si consegna il piano subito si avrà accesso alla prima provvista sennò si andrà più avanti”. Intervenuto prima alla Camera e poi al Senato per illustrare i contenuti del Recovery plan italiano, Draghi ha riconosciuto che il Parlamento ha avuto a disposizione tempi stretti per esaminare il documento, ma allo stesso tempo ha ricordato che la data del 30 aprile per inviare il piano a Bruxelles “è una data per avere subito i soldi”. Il premier ha quindi sottolineato che “la Commissione andrà sui mercati per finanziare questo fondo a maggio-giugno, poi la finestra si chiuderà nell’estate”.

Sarà sufficiente per risollevare l’Italia dalla crisi? Secondo Giulio Sapelli i problemi permangono. Come sottolinea lo storico ed economista, intervenuto su IlSussidiario, “si tratta di un piano complesso che si fonda sulla sinergia che dovrebbe crearsi tra riforma della Pubblica amministrazione, ricorso al debito per investimenti soprattutto nella transizione energetica e digitale e in quella educativa” osserva. “Ma il sostegno alle imprese – spiega Sapelli – è incerto e non fondato su investimenti in capitale fisso tali da mettere in moto un’ondata che provochi un tasso di crescita più forte del tasso di indebitamento. Solo così, infatti, si potrebbe dar vita a una svolta per la nuova crescita italiana. Solo un aumento del tasso di profitto e della massa salariale può invertire la rotta”.