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L’offerta vincolante da 700 milioni di euro del Ministero dell’Economia e delle Finanze in alleanza con Retelit, l’operatore della fibra controllato dal fondo spagnolo Asterion, per rilevare l’intero capitale di Sparkle, l’azienda produttrice di cavi sottomarini del gruppo Telecom Italia.

Una mossa attesa da tempo dopo che il Mef, tramite la sua partecipata Cassa Depositi e Prestiti azionista di Tim, aveva nicchiato sulla vendita agli americani di Kkr del gruppo costruttore e operatore di cavi di rete sottomarini nel quadro dello scorporo di NetCo, l’azienda a cui è stata affibbiata la rete primaria e secondaria del gruppo di telecomunicazioni.

La linea del governo: separare NetCo e Sparkle

Quando il fondo di private equity aveva completato l’accordo approvato dal cda dell’azienda di Via Negri che ha portato NetCo sotto controllo di un pool guidato da Kkr e affiancato dal ministero dell’Economia e delle Finanze italiano (16%) e dal fondo F2i (11,2%), il primo investitore privato specializzato in infrastrutture in Italia, a Via XX settembre la linea è stata chiara: nessun operatore privato avrebbe potuto prendere possesso dell’intera rete strategica di tlc dell’ex monopolista.

Da un lato, in NetCo, spiegava una nota del governo di Giorgia Meloni a inizio luglio, è stata avanzata una strategia di rafforzamento “dell’organizzazione di sicurezza” tramite “la nomina del preposto di cittadinanza italiana, dalla competenza esclusiva su tutte le questioni incidenti sugli asset strategici, dal mantenimento in Italia delle attività di ricerca e manutenzione, e dal monitoraggio.  Si delinea quindi un quadro certo di supervisione strategica affidata allo Stato”, che peraltro sul fronte di Sparkle interviene nuovamente come investitore agendo in sinergia con un privato, questa volta europeo.

Asterion, fondo spagnolo guidato da Jesús Olmos Clavijo, Winnie Wutte e Guido Mitrani è attivo nel settore infrastrutturale e ha in portafoglio diversi operatori nel campo delle reti, della produzione e distribuzione di energia rinnovabile e dell’economia della transizione green, tra cui oltre a Retelit spicca l’italiana Sorgenia.

Sparkle, il costruttore di cavi sottomarini erede della gloriosa Stet, costruttrice di un “impero romano” delle reti di telecomunicazione  divenuta negli anni un’architrave fondamentale delle tlc tra Mar Mediterraneo, Medio Oriente e Africa, assume ora una valenza geo-strategica nella corsa delle principali potenze ad espandere la loro proiezione in un contesto che vede il gruppo investire notevolmente per creare sinergie operative tra gli attori di rete.

Il valore strategico di Sparkle

In particolare, a Genova Sparkle è tra gli operatori della rete più attivi per costruire gli hub di passaggio a terra dei cavi e delle reti d’interscambio nel Mediterraneo, come successo col cavo BlueMed che unisce Francia, Italia, Israele. In questo caso, un controllo totale di Kkr sui cavi avrebbe creato delle asimmetrie tra le priorità date dall’Italia e quelle del fondo di New York agli investimenti infrastrutturali, che non necessariamente devono essere un investimento scisso dal fine geopolitico e strategico.

Anche per l’Italia l’egemonia totale degli Stati Uniti e delle compagnie americane, come dimostra il recente maxi-progetto di Meta, nel mercato dei cavi su cui passa la rete Internet e la comunicazione globale di aziende e organizzazioni appare, nonostante l’alleanza, un’eccessiva forma di condizionamento delle proprie strategie. E la sinergia Italia-Spagna incarnata da Asterion può rendere la Sparkle di domani più mediterranea e orientata alla frontiera africana e della connettività tra Europa e sponda Sud del Grande Mare. A patto di far seguire a queste mosse i dovuti investimenti infrastrutturali, decisivi per rendere operativi quei processi che altrimenti sarebbero solo un passaggio di quote di una società senza fini strategici.

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