Spagna-Inghilterra, in palio il dominio dell’Europa. Non è il 1588, ma il 2024. Il sovrano spagnolo si chiama Filippo, ma è il sesto, e non il secondo, del suo nome. Non è Invincibile Armada contro Royal Navy ma una sfida di calcio. La finale di Euro 2024, all’ombra della quale si svolge l’ennesimo capitolo del derby delle marche sportive più note al mondo, Adidas contro Nike. All’Olympiastadion di Berlino, stasera, le Furie Rosse e la nazionale dei Tre Leoni si giocheranno il titolo di campione europeo indossando capi firmati dalle due marche rivali.
In nome della “relazione speciale” britannico-americana, plasmata al recente summit Nato dal primo incontro tra Joe Biden e Keir Starmer, l’Inghilterra veste Nike. I ragazzi di Gareth Southgate sfideranno quelli di Luis De la Fuente che sono, invece, griffati dalla tedesca Adidas. Vincere l’Europeo di calcio potrebbe voler dire associare l’immagine a un brand vincente, come del resto da sempre mirano a fare i due gruppi. Oggi Adidas controlla il 16% del mercato dell’abbigliamento sportivo al mondo, fatturando 24 miliardi di dollari, e Nike con 51 miliardi di dollari è attorno al 38%.
Complice la maggiore capitalizzazione (147 miliardi di dollari) Nike ha avuto margine di investimento negli ultimi anni, ma come ricorda Gabriel Debach, Market Analyst di eToro, la situazione contingente non è delle più rosee: “Nel corso del torneo, i dati mostrano un contrasto notevole tra le performance di Nike e Adidas sul mercato. A partire dall’inizio dell’Europeo, il titolo Nike ha subito una caduta del 22% (dati aggiornati all’11 luglio 2024), principalmente a causa della delusione degli investitori riguardo i risultati trimestrali dell’azienda. In confronto, Adidas ha registrato una variazione molto più contenuta, con una diminuzione dello -0,75% nello stesso periodo”.
Debach, al contempo, ricorda la resilienza della rivale tedesca: “Nonostante le sfide del mercato, il segmento delle calzature di Adidas è cresciuto del 7% anno su anno nel primo trimestre del 2024, grazie a una strategia ben bilanciata che unisce vendite dirette e solide relazioni con i partner commerciali”. In quest’ottica la finale è “molto più di una semplice partita di calcio. È un’occasione per riflettere su come il successo e le sfide nello sport possano proiettare dinamiche simili nei mercati finanziari“.
Anno dopo anno “la rivalità tra Nike e Adidas non solo illumina le strategie di marketing e innovazione dei due giganti dello sport, ma offre anche spunti per comprendere come le aziende affrontano le sfide e cercano nuove opportunità di crescita”, nota l’analista di eToro.
Nike punta sulla fame di successo dell’Inghilterra. Football is coming home accompagna come slogan l’avvicinamento dei Tre Leoni agli atti conclusivi delle manifestazioni dai tempi della vittoria del Mondiale casalingo nel 1966. Rimasta però l’unica affermazione inglese in un torneo senior nel secondo dopoguerra. Tre anni fa, a Euro 2021 fu l’Italia di Roberto Mancini a sottrarre l’Europeo agli inglesi in casa loro, a Wembley. Dalle parti di Londra l’Europeo non è mai arrivato, e se da un lato la stampa inglese fa notare, in maniera bipartisan, che il ritorno del Partito Laburista al governo richiama alla mente il fatto che fu proprio con la sinistra al potere, Harold Wilson premier nel 1966, che l’Inghilterra si laureò campione del mondo, dall’altro si ricorda che Starmer, neo-premier, è un accanito tifoso dell’Arsenal, che non vince il titolo inglese da quasi vent’anni…
Adidas invece spera sulla tendenza positiva dell’Europa meridionale e mediterranea a cui un Europeo non sfugge da vent’anni: la Grecia ha vinto nel 2008, la Spagna portato a casa due trofei nel 2008 e nel 2012, il Portogallo nel 2016 e l’Italia a Euro 2020, rinviato di un anno per la pandemia. Se la coppa dei campioni d’Europa prenderà nuovamente la via di Madrid, sarà il sesto europeo portato a casa da uno dei Paesi denominati sarcasticamente Pigs, “maiali”, dalla stampa internazionale ai tempi della crisi finanziaria. Con buona pace del “rigore” che a Berlino hanno a lungo amato e che sul prato verde si può solo calciare. Comunque vada, sarà una grande partita. In cui al derby sportivo e ai richiami storici si aggiunge una sistematica partita aziendale che, dalla nascita della Nike nel 1964, delinea il dualismo di vertice del mercato dello sport.
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