Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
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Strategie, calcoli complessi, conti che non tornano. Il Consiglio europeo straordinario – che, ricordiamolo, si sta protraendo dalle 10 del mattino di venerdì 17 luglio – è ormai entrato nel quarto giorno di trattative. I temi sul tavolo sono molteplici ma, inutile girarci intorno, l’interesse dell’Italia ruota principalmente attorno agli aiuti economici racchiusi nel cosiddetto Recovery Fund.

In un primo momento si parlava di 720 miliardi, 500 dei quali sovvenzioni a fondo perduto e 220 miliardi di prestiti. Per ammorbidire la posizione dei Paesi frugali, assolutamente non intenzionati a condividere il debito Ue, Bruxelles ha aggiustato il tiro limando la sua proposta. I soldi messi sul tavolo sono sempre 750 miliardi, anche se l’ammontare delle sovvenzioni scende a 360 miliardi mentre i prestiti salgono a 360.

Le nuove cifre sarebbero state pensate per convincere il premier olandese Mark Rutte e i suoi alleati del fronte del Nord ad accettare l’intesa. Indipendentemente dall’esito delle trattative, fa notare Il Corriere della Sera, dovesse essere questa la quadratura finale del cerchio, l’Italia rischia di bruciare una decina di miliardi di euro.

La riduzione della quota italiana

Il calcolo da fare è piuttosto complesso, così come il meccanismo che ruota attorno alla suddivisione degli aiuti da distribuire Stato per Stato. Con l’ipotetica nuova versione del Recovery Fund (360 miliardi di sovvenzioni e altrettanti di prestiti), la quota totale italiana dovrebbe salire da 170 miliardi a 190. C’è tuttavia un aspetto da considerare.

Già, perché la parte delle sovvenzioni, ovvero i prestiti che non devono essere rimborsati, ne uscirebbe ridimensionata di una cifra compresa tra i sette e i dieci miliardi su 80. Si tratterebbe della metà del nuovo deficit che il governo giallorosso chiederà da qui ai prossimi giorni per ridare ossigeno all’economia italiana.

È per questo che Giuseppe Conte ha più volte chiesto ai suoi di fare i conti per capire i reali effetti della nuova proposta confezionata per attirare i frugali. Scendendo nel dettaglio, aumenterebbe invece di 30 miliardi la quota relativa ai prestiti da restituire con un certo tasso di interesse da pagare.

Prestiti e calcoli

A proposito dei prestiti, sembra che quelli inerenti al Recovery Fund possano essere più vantaggiosi rispetto a quelli relativi al Mes. Le condizioni, insomma, sarebbero migliori, visto che i soldi messi sul tavolo da Bruxelles non sono vincolati alla spesa sanitaria. È per questo motivo, scrive ancora Il Corriere, che l’aumento dei prestiti potrebbe allontanare il ricorso dell’Italia al Fondo salva-Stati, soluzione osteggiata dal Movimento 5 Stelle.

Per Conte sarebbe una risicata vittoria politica: tornare a casa con un pacchetto sostanzioso, seppur ridotto, e non afferrare l’ancora di salvataggio del Mes. Il problema principale, tuttavia, sta nell’economia. Qualora gli aiuti economici dovessero davvero ridimensionarsi per far vacillare i frugali, l’Italia dovrebbe considerare di sacrificare almeno dieci miliardi. Non proprio briciole.

In ogni caso il premier italiano vuole assolutamente rientrare da vincitore. Poco importa se il fronte del Nord lo ha stretto all’angolo e, molto probabilmente, lo costringerà ad ingoiare una medicina amara. L’importante, per lui, è rassicurare maggioranza e mercati. Alla fine la logica di Conte può essere riassunta così: meglio avere meno soldi ma spendibili, che tanti denari ma non utilizzabili.

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