Sorpresa, ora la Francia di Macron è il malato d’Europa

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I titoli di Stato francesi sono più rischiosi di quelli greci. E questo mostra come Parigi sia, per le sue criticità economiche, il malato d’Europa. Nella giornata di giovedì 28 novembre il rendimento del titolo di Stato decennale di Parigi si è assestato al 3,02%, più della controparte greca che veniva prezzata al 3,01%. In sostanza, per gli investitori il debito pubblico di Atene, capitale che ha subito per anni il waterboarding del rigore, dei tagli di bilancio, dell’austerità, è meno rischioso di quello di Parigi, seconda economia europea, membro del G7 e potenza nucleare.

Al centro delle problematiche di Parigi, le grandi incertezze politiche legate alla possibilità che il giovane governo di Michel Barnier, un’alleanza tra centro-destra e liberali legati al presidente di Emmanuel Macron, possa presto naufragare assieme ai piani di assestamento dell’economia. Il presidente ha nominato un Governo di minoranza per consolidare il potere della sua coalizione e mettere all’angolo la sinistra del Nuovo Fronte Popolare, ma l’esecutivo di Mister Brexit, già capo negoziatore dell’Unione Europea per l’uscita di Londra dal blocco, traballa perché dipende dalla benevolenza del Rassemblement National di Marine Le Pen.

“I parlamentari francesi hanno trascorso settimane a discutere del bilancio preparato in fretta dal governo Barnier , che include 40 miliardi di euro di tagli alla spesa e 20 miliardi di euro di aumenti delle tasse”, ricorda Politico.eu. Un maxi-piano di austerità che Macron ha chiesto a Barnier di preparare per muovere il Paese dalle secche della crisi economica e risolvere la procedura d’infrazione europea sul bilancio della Francia e far cadere il deficit di bilancio, al 6,1% del Pil per l’impennata delle spese per interessi e l’esplosione delle spese per la ripresa economica post-pandemia.

La testata di Bruxelles ricorda che se passasse una mozione di sfiducia presentata dalla sinistra all’Assemblea Nazionale, “innescherebbe il crollo del Governo e il bilancio verrebbe respinto”. Le Pen è pronta a unirsi a Jean-Luc Mélenchon dopo aver cassato un precedente voto di sfiducia. La scommessa di Macron, che ha cercato di sorpassare una serie di problematiche politiche legate al fatto che al voto anticipato di luglio la destra sovranista fosse risultata prima per voti e il Nfp per seggi, non sta pagando: sommare gli sconfitti, da Renaissance ai Repubblicani, non è stata un’idea vincente, specie se l’obiettivo era quello di far mettere la firma a misure profondamente impopolari che probabilmente non vedranno mai la luce.

Ora Le Pen pressa il Governo presentandosi come portavoce del popolo francese e chiedendo, ad esempio, di congelare l’aumento delle tasse sull’elettricità e i tagli ai rimborsi per medicinali e visite mediche, misure tra le più contestate della manovra. Ci sono tutti gli estremi per una crisi di sistema che, nello scaricarsi della tensione sui titoli di Stato, trova la sua manifestazione. Vedere la Francia più fragile della Grecia in termini finanziari è quantomeno impressionante. Ma dà l’idea delle problematiche di un’Europa che vede i suoi Paesi di punta, Germania e Francia, di fronte al frantumarsi della leadership interna. In tempi in cui servirebbe capacità di guida e visione, un panorama sconfortante.