In silenzio l’Algeria sta cercando di accaparrarsi, e sembra riuscirci, il mare antistante la Sardegna estendendo di diverse miglia la propria Zee (Zona Economica Esclusiva). E sempre in silenzio, nel dicembre del 2018, Algeri si è presa buona parte delle raffinerie di Augusta tramite la società statale Sonatrach. Proprio quest’ultimo investimento potrebbe però essere a rischio: la nuova governance del paese africano vorrebbe rivedere quell’affare, non è escluso un possibile futuro disimpegno dallo stabilimento siciliano.

L’affare del 2018

Dopo alcuni mesi di trattative, l’americana Exxon è riuscita a vedere alla Sonatrach le proprie infrastrutture presenti all’interno del petrolchimico di Augusta. Un affare che, secondo la rivista francese Petrostrategies, è stato complessivamente da 725 milioni di dollari. All’epoca, è poi affiorato nelle ricostruzioni fatte dalla stampa algerina, sia tre le autorità italiane che tra gli stessi dirigenti della Exxon è emersa non poca meraviglia per la celerità con la quale i rappresentanti dell’azienda algerina hanno chiuso l’accordo. Questo perché lo stabilimento siciliano non è mai stato considerato proprio un grande affare: il colosso americano ad esempio, già dal 2015 ha provato senza riuscirci a trovare un acquirente. Le strutture appaiono piuttosto datate, risentono della loro età piuttosto avanzata, inoltre da un punto di vista ambientale occorre spendere svariati milioni di Dollari per portare l’area agli standard di oggi.

Eppure la Sonatrach ha voluto chiudere l’accordo e prendere possesso dell’impianto. Questo perché, secondo la governance di allora della società, l’obiettivo principale era quello di avere in mano più raffinerie possibili ed evitare di dipendere dalle importazioni di prodotti raffinati. Il paradosso su cui i dirigenti algerini di allora volevano intervenire, riguardava proprio il fatto che pur essendo uno dei maggiori produttori di petrolio dell’Opec, il paese nordafricano ogni anno doveva spendere circa venti miliardi di dollari in importazione di prodotti raffinati. Tra la raffineria di Augusta e quella algerina di Skikda, la Sonatrach voleva puntare ad una graduale diminuzione delle importazioni di petrolio lavorato, investendo i soldi risparmiati nel settore del gas. Il problema però, dopo quasi due anni da quell’affare, potrebbe derivare per l’appunto dalla mancata convenienza degli investimenti sulla struttura siciliana.

Perché Sonatrach potrebbe rivedere l’investimento

Quando l’azienda algerina ha sottoscritto l’intesa per lo stabilimento italiano, a livello politico il paese nordafricano era immerso in un’altra epoca. Al potere vi era ancora Abdelaziz Bouteflika, lo stesso poi che il 2 aprile del 2019 è stato costretto alle dimissioni a seguito dell’ondata di proteste contro una sua eventuale ricandidatura. L’Algeria negli ultimi 12 mesi ha attraversato una delle fasi più delicate dalla sua indipendenza. Le manifestazioni, il rischio caos, il rinvio di due elezioni presidenziali, una transizione che sembrava infinita ed infine l’insediamento del nuovo presidente Abdelmadjid Tebboune avvenuto a dicembre. Oggi a guidare il governo è il primo ministro Abdelaziz Djerad, ossia uno dei più critici dell’operazione che ha portato la Sonatrach ad acquistare lo stabilimento di Augusta.

Così come sottolineato da AgenziaNova, a suo tempo l’attuale premier si era spinto a chiedere una commissione di inchiesta per accertare i motivi che hanno spinto l’azienda algerina ad investire in Sicilia. In qualità di capo dell’esecutivo, non è escluso che oggi Djerad possa mettere nuovamente mano ai contratti chiusi nel 2018. Ed anche la stampa algerina al momento appare schierata contro l’acquisizione di Augusta. El Watan, uno dei quotidiani più letti nel paese, ha ricordato nei giorni scorsi come la raffineria sia strutturalmente in perdita ed ha parlato di “stabilimento obsoleto”.

Il clima dunque sembra essere cambiato: da Algeri sono arrivati in queste ultime settimane decisi segnali contrari all’investimento attuato nel 2018. Questo non vuol dire immediato disimpegno da parte della Sonatrach, per il momento un’ipotesi del genere non sarebbe all’ordine del giorno. Anche perché ci sono già accordi e contratti da dover rispettare. Tuttavia, nel medio termine, potrebbe significare un ripensamento della strategia su Augusta da parte delle autorità di Algeri. E quindi, in futuro, anche ad un progressivo allontanamento dalla Sicilia dell’azienda algerina.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME