Le banche tedesche, tramortite e a un passo dal ko, sono alle corde e invocano l’aiuto di Angela Merkel. Sembrerà strano che una situazione del genere possa verificarsi in Germania, quello che fino a pochi anni fa era considerato il “Paese delle regole”, ma a oggi neppure il governo tedesco è più in grado di offrire un contesto finanziario sicuro ai suoi istituti di credito.

Come sottolinea Il Sole 24 Ore, le banche teutoniche si stanno letteralmente mobilitando in massa per chiedere a Frau Merkel un alleggerimento sulle nuove normative bancarie in vista del secondo semestre dell’anno corrente, quando la Germania assumerà la presidenza di turno dell’Unione Europea.

Il nodo da sciogliere al più presto riguarda le cosiddette regole di Basilea 3+, ovvero quegli accordi stretti dal medesimo Comitato nel 2017 che ora hanno subito un restyling. Una delle novità introdotte da poco mira a operare una decisa stretta sul capitale delle banche.

Nel mirino ci sono gli istituti che applicano i “modelli interni avanzati”, cioè i soggetti bancari che, quando concedono credito a un soggetto (famiglia o impresa che sia), puntano i riflettori sulla valutazione dei rischi e riducono la quantità di capitale per erogare gli stessi prestiti. Qual è il problema? Che banche del genere finiscono per ridurre il capitale all’osso. Dunque, con l’intenzione di renderle più solide, Basilea 3+ ha scelto di frenare l’utilizzo del capitale nei termini descritti.

Le nuove regole che danneggiano Berlino

Scendendo più nello specifico, le nuove regole impongono un limite al risparmio di capitale che le banche possono ottenere dalla pratica del modello interno. Il che significa: accantonare più capitale e vedere la propria strategia “danneggiata”.

La richiesta di maggiore clemenza sui nuovi accordi previsti da Basilea 3+ arriva da vari Paesi europei, in primis Francia ma soprattutto Germania. I motivi sono due: gli istituti che fanno capo a Berlino presentano molte debolezze (basta guardare lo stato in cui versa la Deutsche Bank per aver chiara l’aria che si respira in terra tedesca) e sono quelli che sentiranno maggiormente il peso della stretta.

Nel nostro Paese, invece, la Banca d’Italia ha concesso l’autorizzazione a usare i modelli interni avanzati con il contagocce.

La solita doppia morale tedesca

Nel frattempo le lobby bancarie hanno già iniziato a premere su Merkel. La Germania diventerà presto presidente di turno dell’Ue nel secondo semestre, proprio quando inizierà l’iter legislativo che, a fronte della proposta legislativa alla Commissione europea per recepire i nuovi accordi, dovrà terminare con un Regolamento europeo e una Direttiva sull’argomento.

Secondo quanto riportato da Bloomberg, Berlino potrebbe spendere la sua presidenza cercando di capire come implementare gli standard richiesti senza troppo danneggiare i suoi istituti bancari. Morale della favola: anche la Germania, che ha sempre indossato i panni della più fervente sostenitrice di Bruxelles e delle regole europee, si è finalmente trovata in una posizione scomoda.

Il problema è che quando i provvedimenti comunitari colpiscono il sistema bancario tedesco, allora Berlino alza la mano e si fa sentire; se colpiscono quelli di altri Paesi, tutto può correre. La solita doppia morale tedesca. Chissà se anche questa volta, proprio come accaduto per lo scottante dossier Deutsche Bank, la Germania proverà a nuovamente a scaricare la patata bollente sul resto dell’Europa.

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