Nonostante le volontà della Banca centrale europea di sollevarsi momentaneamente dal controllo dei tassi d’inflazione e nonostante le iniezioni di liquidità dirette sui mercati, i prezzi al dettaglio dei prodotti sembrano essere rimasti sostanzialmente invariati. Alla base di ciò, ci sarebbe una maggiore propensione al risparmio da parte delle aziende dettata dalle incertezze economiche del prossimo futuro e le difficoltà che hanno colpito soprattutto i nuclei familiari già finanziariamente più instabili. E in questo scenario, la situazione sembra essere destinata a rimanere invariata almeno sino al momento in cui gli effetti del vaccino non saranno tangibili e, in ogni caso, non prima della metà del prossimo 2021.

Da quel momento in avanti, però, la situazione potrebbe cambiare. Il vaccino, le Banche centrali che al quel punto non sarebbero in grado di ridurre velocemente la liquidità iniettata e delle aziende di nuovo disposte ad investire potrebbero dare vita ad un quinquennio segnato dall’inflazione. Questo, almeno, è quanto messo in evidenzia dagli economisti della società di gestione di fondi pensionistici Blackrock.

Secondo quando riportato invece dalla testata tedesca Der Spiegel, i maggiori istituti statistici d’Europa (Wiesbaden ed Eurostat) sono in dirittura d’arrivo con due importanti rilevazioni statistiche sui prezzi ai consumatori. Tuttavia, non sembra che siano state rivelate sostanziali differenze rispetto ai passati trimestri, con l’Euro di conseguenza ben lontano dalla possibilità di giungere al 2% stimato (e sperato) di inflazione. Ma quello che ha non colpito i prodotti al consumo facilmente reperibili al mercato ha interessato però un’altra essenzialità della nostra quotidianità divenuta in questi lunghi mesi di confino domestico assai importante: le abitazioni.

Secondo quanto messo in evidenza sempre dal Der Spiegel per il caso limite della Germania (ma con il fenomeno generalizzato in tutta Europa, dal Portogallo all’Italia, passando per Spagna e Francia) le strutture ad uso abitativo hanno subito un forte caro prezzi. E soprattutto, sta avvenendo gradualmente un bilanciamento tra le unità immobiliari presenti nelle città (che hanno visto una leggera contrazione) con quelle nelle province, che fino a qualche mese fa subivano la mancanza dei servizi alla persona e la scomodità nel recarsi sui posti di lavoro. Con l’aumento della domanda di smart working e con le città che hanno iniziato a svuotarsi sempre di più di lavoratori, però, la situazione sembra essere andata incontro ad una inversione di tendenza.

Anche in questo caso, però, lo scenario è ancora troppo nebuloso per poter conoscere la reale portata di questo evento sul lungo periodo. Molto probabilmente, infatti, con gli effetti positivi del vaccino anche la bolla speculativa che ha colpito gli immobili (con un caro prezzi arrivato in certi casi anche al 30%) è destinata d esaurirsi, portandosi dietro le canoniche conseguenze di una svalutazione repentina dei prezzi di vendita. ma in ogni caso, per qualche mese, sono molti quelli che sembrano essere destinati a guadagnare dagli investimenti nel mercato immobiliare – il quale, dal 2008 in avanti e quasi ininterrottamente sino al 2019, aveva vissuto un periodo di sostanziale stagnazione.

Concludendo. la pandemia di coronavirus ha dimostrato ancora una volta di mettere le logiche economiche tradizionali dell’Europa fortemente in discussione, dando luogo ad una serie di situazioni sostanzialmente impensabili sino a soltanto un anno fa. Tuttavia – e a causa dell’aleatorietà della sua durata – potrebbe produrre delle regressioni e lo scoppio di bolle speculative in modo inaspettato e da un momento all’altro, obbligando tutti a rimanere sullo stato di allerta. A ennesima conferma di come il suo passaggio abbia segnato un punto di svolta probabilmente epocale nel nostro stesso modo di intendere le questioni macroeconomiche.

 

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