Un grande piano di connettività infrastrutturale pensato come alternativo alla “Nuova via della seta” plasmata dalla Cina: a questo Unione europea India stanno lavorando per costruire una sinergia a tutto campo che rinforzi i legami politici e securitari bilaterali secondo quanto anticipato dal Financial Times. Il quotidiano della City di Londra ha sottolineato che l’8 maggio prossimo dovrebbe essere promosso un summit virtuale in cui Bruxelles e Nuova Delhi sveleranno i dettagli di una partnership infrastrutturale, economica e strategica che, inizialmente, avrebbe dovuta essere annunciata in tempo reale dal premier indiano Narendra Modi e dai capi di Stato e di governo dell’Unione in un incontro nella città portoghese di Porto. La corsa del Covid-19 nel subcontinente indiano e la drammatica accelerazione dei contagi in India hanno portato Modi a cancellare la visita ma non a ritardare, almeno ad ora, la messa in campo di strategie che entrambe le parti ritengono prioritarie.

Perché l’Ue guarda all’India

Il lavoro indo-europeo sulla partnership si focalizzerà sia su progetti destinati ai Paesi coinvolti nell’iniziativa che, soprattutto, su iniziative rivolte a nazioni terze. Bruxelles punta sull’India come una delle nazioni definite dai diplomatici comunitari come like-minded, categoria in cui sono inclusi i Paesi che rispettano la rule of law, sono aperti alla definizioni di standard comuni su investimenti, diritti di proprietà intellettuali, standard ambientali e, implicitamente, afferiscono al sistema internazionale di riferimento in cui l’Unione è incardinata, quello a guida statunitense. Ciò vale per Paesi come il Giappone e, in un certo senso, anche per l’India. Paese troppo peculiare e troppo specificatamente autonomo per pensarsi satellite o parte di un costrutto geopolitico altrui, ma che sicuramente negli anni di governo di Modi sta saldando con Washington, Tokyo e altri Paesi come l’Australia una cooperazione sempre più salda in nome del contenimento delle ambizioni cinesi.

Le vie della seta sono ritenute una minaccia strategica per l’India, che rischia di esser tagliata fuori dalle nuove rotte commerciali euroasiatiche, ma non sono state nemmeno sposate appieno dall’Europa, che se da un lato ha formalizzato l’accordo generale sugli investimenti (Cai) a fine 2020 dall’altro è conscia del significato geopolitico che un abbraccio sempre più stretto con Pechino avrebbe in una fase in cui gli Usa, dalla tecnologia alla corsa allo spazio passando per i diritti umani, hanno rilanciato su ogni fronte il contenimento della Repubblica Popolare. L’alleanza sempre più stretta con l’India è uno dei terreni di continuità tra Joe Biden e il predecessore Donald Trump, concordi nella natura esistenziale della rivalità con Pechino. L’Ue, satellite geopolitico della superpotenza, segue a ruota. E l’accordo che si intende promuovere con l’India ricalca, in un certo senso, il modello della partnership siglata con Tokyo nel 2019.

Accorti anche sulle telecomunicazioni

L’Ue intende promuovere una cooperazione sistemica con l’India che potrebbe estendersi anche a un preciso settore infrastrutturale, quello delle telecomunicazioni. Di fronte al crescente protagonismo dei campioni tecnologici europei saldati attorno al consorzio O-Ran per una rete 5G modulare e competitiva l’Unione guarda all’India per costruire un’alleanza con un “partner democratico  per dialogare sugli standard per il 5G aperto e limitare così l’utilizzo di apparecchiature cinesi nella realizzazione delle nuove reti, in ottemperanza anche ai desiderata dell’amministrazione Usa. Nel sodalizio tecnologico euro-indiano la connettività può aprire spazio perché anche l’Italia possa avere dividendi in termini di rilevanza geopolitica. Formiche segnala in tal senso l’esempio anticipatore  “di Blue Raman, cavo sottomarino sviluppato da Google, dall’italiana Sparkle e dalla Oman Telecommunications per collegare l’India all’Italia. Le novità del cavo sono due: che evita l’instabile Mar Rosso e che parte da Mumbai per arrivare a Genova”. Una sorta di banco di prova di quello che la partnership euro-indiana potrebbe garantire.

Se l’India saprà mettere sotto controllo il caos legato al Covid-19 nelle prossime settimane, contando anche sulla sponda con gli alleati occidentali, la questione degli accordi multilaterali sugli investimenti alternativi alla Belt and Road Initiative acquisirà sempre maggiore valenza politica. Occhi puntati sul G7 di giugno che sarà ospitato da Boris Johnson nel Regno Unito e che vedrà come invitati i Paesi che il gruppo dei Paesi più industrializzati del campo occidentale immagina come partner per contenere le iniziative cinesi: Australia, Corea del Sud, Sudafrica e, appunto, India. Prove tecniche di “alleanza delle democrazie”, il sogno strategico di Biden? Potrebbe essere: certamente, molti a Washington guarderebbero con interesse al saldarsi di un’alleanza economico-politica tra Nuova Delhi e l’Unione Europea. Potenziale terreno di prova per nuove intese di questo tipo tra i Paesi che gli Usa vogliono valorizzare nella sfida globale a Pechino. Tra cui l’India, attore autonomo che non ha bisogno di scuse o giustificazioni per opporsi alla Cina, è il vero perno.