Tra le figure politiche più interessanti del nuovo corso britannico guidato dal Partito Laburista c’è sicuramente Rachel Reeves, che nel “governo ombra” dell’ora primo ministro Keir Starmer aveva la delega alle politiche economiche e ora scelta come primo Cancelliere dello Scacchiere donna della storia del Regno Unito.
L’agenda Reeves per l’economia britannica
45 anni, deputata di Leeds dal 2017, una carriera politica avviata dopo esperienze di lavoro da economista alla Banca d’Inghilterra, Reeves ha coniato il termine Securenomics per pubblicizzare la sua agenda politica per una visione dell’economia capace di coniugare sicurezza e sviluppo. La sua agenda, in quest’ottica, appare più chiaramente conformata di quella del primo ministro, che spesso ha preferito concentrarsi sulla pars destruens dell’agenda del Partito Conservatore negli anni scorsi,e non manca di spunti originali.
Se Starmer si è presentato come il fautore della disciplina di bilancio dopo il caos dell’era dei Conservatori, accusando però al contempo sia i danni dell’austerità fiscale che quelli di una politica di bilancio e tasse spesso sbilanciata, Reeves ha organicamente proposto una visione fondata sul cosiddetto “Stato attivo” capace di coniugare la ricerca di nuove forme di produzione e industrializzazione del Regno Unito con un’attenzione alle filiere e alle linee di approvvigionamento critiche per leggere anche in chiave strategica e internazionale l’agenda economica.
Economia e sicurezza nazionale
Tramite incentivi alle imprese operanti nei settori critici, dal digitale alle batterie elettriche, dalla generazione energetica ai semiconduttori, Reeves ha di recente esplicitato l’obiettivo di rilanciare la Gran Bretagna “come produttore di beni, energia e risorse e partner commerciale di alleati fidati, promettendo un’economia che fornisce mezzi di sussistenza sostenibili e qualificati in una gamma di industrie produttive, sociali ed estrattive”.
Per il think tank Common Sense l’agenda Reeves dovrebbe puntare a “proteggere le catene di fornitura e costruire capacità di produzione in aree in cui il Regno Unito è attualmente eccessivamente dipendente da altre nazioni, in particolare quelle ostili”. Non a caso Reeves ha costruito la sua proposta di politica economica a braccetto con David Lammy, ministro degli Esteri ombra durante la fase finale dell’opposizione laburista a Rishi Sunak, per coniugare l’agenda interna e la ricerca di filiere internazionali resilienti.
Gli spazi di manovra per la Securenomics
Ora il piano andrà messo a terra capendo se ci sarà spazio per corposi investimenti alla luce del perdurare dell’inflazione, dei tassi ancora non abbassatisi sensibilmente e dei vincoli di bilancio. Un piano da 28 miliardi di sterline per ridefinire una nuova politica industriale per la crescita green è già stato accantonato da Reeves, la cui agenda è stata commentata da chi, come l’economista dell’University College of London Mariana Mazzucato, ha invitato il Labour a dare un senso politico e strategico, e non solo di business, alla sua agenda.
Per Mazzucato i laburisti avrebbero dovuto puntare, innanzitutto, a stimolare con la Securenomics la crescita green: “Per fare dell’energia pulita il motore delle sue strategie industriali, finanziarie e di innovazione, il partito laburista ha bisogno di una nuova narrazione . Deve dimostrare che un governo orientato alla missione che lavora con le aziende per investire e innovare in modo orientato ai risultati si tradurrà in nuove competenze, posti di lavoro, guadagni di produttività e salari più alti”, ha scritto Mazzucato su Social Europe. L’economista italo-americana ha poi aggiunto che “una transizione verde e giusta richiede un nuovo contratto sociale, il che significa ridefinire la tipica partnership tra governo e aziende”. Un dato in cui anche la sicurezza nazionale può rientrare come obiettivo coniugando il “dilemma della sicurezza” degli approvvigionamenti a un coordinamento tra investimenti pubblici e privati.
Tasse e spese
Uno spazio politico di applicazione di queste priorità dovrebbe passare per una gestione della politica fiscale in forma tale da garantire maggiori entrate alle casse di Sua Maestà. Ed è tutta da pesare la reale volontà di Starmer di operare, dopo una vittoria tanto ampia, un aumento dell’imposizione fiscale sulle fasce più abbienti come denunciato da diversi membri apicali della finanza britannica. Certo, i laburisti vogliono alzare l’imposizione fiscale sui benefici degli stranieri non residenti (non-dom) nel Paese, ma difficilmente i piani strategici della Securenomics potranno essere finanziati unicamente in questo modo. Servirà spesa pubblica e programmazione. Reeves si è più volte detta pronta. Starmer ne sarà davvero capace? Questa domanda è il vero punto di caduta della questione.

