La proposta del ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz, è di quelle rivoluzionarie: per la prima volta, il “titolare” delle casse della Germania approva l’unione bancaria dell’Eurozona. L’editoriale scritto dal ministro sul Financial Times non lascia dubbi: Scholz segnala la necessità di un sistema comune di assicurazione sui depositi di tutte le banche europee. Un passaggio per che per il ministro tedesco è essenziali per il miglioramento del ruolo globale dell’Europa.

Parole importanti. Innanzitutto perché Scholz è l’erede di chi si è sempre opposto all’unione bancaria europea, ovvero Wolfgang Schauble. Inoltre, il ministro parla non a nome del governo tedesco, ma a suo nome, quasi a voler distanziarsi dalla stessa cancelliera Angela Merkel e dalle sue politiche bancarie ed europee. Infine, per un terzo importantissimo segnale proveniente dall’Italia, che ha apertamente bocciato, attraverso il ministro Roberto Gualtieri, la proposta tedesca.

Perché – verrebbe da chiedersi – uno dei Paesi che ha sempre sostenuto l’unione bancaria boccia la proposta Scholz, mentre un ministro di un Paese che ha sempre ostacolato l’unione adesso la desidera? A questa domanda risponde la stessa proposta. Perché il ministro delle Finanze di Berlino vuole sì l’unione bancaria dell’Eurozona, quindi fare un’enorme concessione al sistema europeo: ma per ottenere il superamento del veto tedesco, Scholz propone che l’acquisto dei titoli di Stato per le banche degli Stati membri Ue non sia più a rischio ridotto, conformando invece tutto sui parametri del rating del debito. Un sistema che chiaramente avvantaggerebbe Berlino ai danni dei partner più deboli dell’Eurozona. In particolare Italia e Spagna, visto che Paesi con spread molto alti e rating mediocri non farebbero altro che peggiorare la loro posizione all’interno di un sistema che invece garantisce rischi bassi per le banche.

Non solo, la bocciatura di Gualtieri e del sistema italiano per la proposta Scholz risiede anche in un altro dato. Il fatto che possa diventare più rischioso per le banche l’acquisto di titoli di Stato comporta che istituti come quelli italiani – che in tempi di crisi hanno comprato ingenti quantità di debito pubblico per fronteggiare l’eventualità di attacchi speculativi nei confronti del sistema Paese –  sarebbero colpiti dal fatto che la Banca centrale europea non è prestatore di ultima istanza. Inutile quindi il paragone con un sistema come quello della Federal Reserve americana. Anche perché i singoli Stati in Europa rischiano il default a prescindere dall’esistenza della Bce. Quindi c’è un problema di natura sistemica che incide in maniera sensibile su come possa applicarsi la proposta di Scholz sull’Eurozona. Tanto è vero che molti, come riporta anche Agi, parlano di un vero e proprio lancio provocatorio da parte del ministro delle Finanze della Germania.

Il motivo della provocazione potrebbe essere triplice. Da una parte c’è una questione di politica interna. Scholz è il socialdemocratico che potrebbe proporre un nuovo programma finanziario per il suo partito che cambi la percezione della Germania all’interno dell’Eurozona. Con una Merkel indebolita sul fronte interno e con lo Spd in cerca di rilancio, il ministro potrebbe così essere il simbolo di una rinascita socialdemocratica hce vuole imporsi come possibile alternativa alla Cdu e alla Grande Coalizione a guida cristiano-democratica. Tanto è vero che Scholz, dopo l’idea di unione bancaria a trazione tedesca, ha anche proposto di non aumentare le spese della Difesa al 2% come richiesto dalla Nato e dagli Stati Uniti. Di fatto, quindi, una nuova idea di Europa che sia a guida tedesca (e che contraddice in parte la linea francese che, mai come in queste settimane, sembra orientata verso un riequilibrio dell’asse franco-tedesco).

Infine, da non sottovalutare l’interesse delle Finanze tedesche a salvare Deutsche Bank e a spostare l’attenzione dei grandi istituti bancari europei. Come spiegato da Agi, con i titoli di Stato delle nazioni meno virtuosi considerati rischiosi e con l’idea di doverei compensare con gli accantonamenti, “farà forse un po’ meno paura la mostruosa (sedici volte il Pil tedesco) esposizione ai derivati alla quale è soggetta Deutsche Bank”. Perché è chiaro che l’Unione bancaria faciliterebbe il suo salvataggio dopo il fallimento dell’accordo con Commerzbank. La Germania è pronta a rendere meno competitivo il sistema bancario europeo per salvare il suo principale istituto finanziario? Evidentemente sì, e non ci si dovrebbe neanche stupire troppo. Berlino ha sempre avuto come obiettivo quello di imporre la propria linea in tutta l’Eurozona a scapito degli altri Stati. E l’indebolimento di Angela Merkel non deve far credere che il sistema tedesco non sia pronto, ancora una volta, a prendere il sopravvento in Europa “passando sul cadavere” dei Paesi mediterranei.