Tra Unicredit e l’attuale management di Commerzbank, secondo istituto tedesco in cui tra settembre e dicembre la banca di Piazza Gae Aulenti ha conquistato il 28% delle quote, è ormai battaglia aperta. A Francoforte la linea è quella di alzare il muro contro la scalata italiana sperando poi nel futuro governo tedesco. E, potenzialmente, aspettando dunque l’ascesa di un forte critico del matrimonio UniCommerz come Friederich Merz, leader dell’Unione Cristiano-Democratica (Cdu) che vola nei sondaggi, alla cancelleria federale.
Il braccio di ferro di Orcel con la Ceo di Commerzbank
Unicredit, a oggi, controlla direttamente il 9,5% di Commerzbank, per un controvalore di 1,8 miliardi di euro, e il 18,5% tramite strumenti derivati, in linea con l’obiettivo del Ceo Andrea Orcel di toccare il 29,9% del capitale, soglia minima per non dover comunicare alla Banca centrale europea la necessità di un’offerta pubblica d’acquisto sul totale del capitale. Questa posizione al 28% rende di fatto Unicredit il socio principale, in un contesto che vede lo Stato tedesco direttamente in campo con azioni per un controvalore di 2,3 miliardi di euro (12,11% del capitale).
Merz, da mesi, critica le manovre di Orcel e l’apatia del governo di Olaf Scholz sul dossier. Su di lui fa affidamento la 54enne amministratrice delegata di Commerzbank, Bettina Orlopp, che secondo quanto rivelato dal Financial Times avrebbe rifiutato un dialogo con Unicredit per approfondire i risvolti gestionali di una possibile integrazione tra la banca italiana e la controparte tedesca. La linea difensiva della Ceo, espressa in un incontro vis a vis con Orcel a novembre, sarebbe giustificata con il rifiuto di Unicredit di proporre formalmente, nero su bianco, la volontà di metter mano agli assetti gestionali della banca di Francoforte, una mossa che avrebbe fatto cadere la tesi del Ceo di Piazza Gae Aulenti di non voler interferire con il management del gruppo.
“Orcel suggerì a Orlopp che i due amministratori delegati organizzassero un ulteriore incontro con un piccolo gruppo di collaboratori”, nota il Ft, al fine di “discutere le questioni chiave e tentare di stabilire i limiti imposti da ciascuna parte e i potenziali margini di compromesso”. Commerzbank ha chiesto “una proposta specifica sui termini economici e strutturali di una transazione”, definendo “ostile” e malvista dagli altri azionisti del gruppo la manovra di Orcel. Il riferimento agli azionisti è chiaro: parla del primo detentore di quote dirette, il Governo tedesco.
La linea di Merz su Unicredit-Commerzbank
Merz, che oltre a esser leader dell’opposizione tedesca è anche un ex alto funzionario di BlackRock, non vuole ridurre il prestigio del sistema-Paese tedesco, soprattutto pensando al legame tra Commerzbank e la sua principale concorrente, Deutsche Bank, e il sistema produttivo della media impresa tedesca (Mittelstand), centrale per lo sviluppo industriale di Berlino.
A novembre Merz ha definito un “segnale veramente devastante per la stabilità della Germania come centro industriale” l’ipotesi di una vendita a un concorrente estero di Commerzbank. Soprattutto, dopo aver criticato l’inazione del governo Scholz sul dossier, è naturale che Merz, in caso di elezione, voglia agire. Secondo il Berliner Zeitung, Merz dovrebbe fare solo una cosa: dichiarare che sotto la sua leadership il rifiuto di Berlino ad acquisizioni in settori critici da parte di attori percepiti ostili non cambierà. Questo potrebbe portare Orcel ad abbandonare la partita, accontentandosi della lauta plusvalenza dell’operazione. E c’è da pensare che la linea della Cdu potrebbe essere di parallela pressione informale su Unicredit per desistere dall’operazione di acquisto totale e apertura al consolidamento del mercato dei capitali europeo per valorizzarne la partecipazione. A patto, ovviamente, che Gae Aulenti accetti di non entrare nel merito del management del gruppo.
Sarà così? Orlopp spera che il 12% del governo tedesco diventi la “linea Sigfrido” dietro cui trincerarsi per evitare una scalata totale straniera e che Unicredit dirotti su altri dossier, come Bpm, le sue energie, accettando la persuasione di Berlino. Ma, ricorda il Bz, “una fusione di Commerzbank con Unicredit amplificherebbe i portafogli di molti gestori patrimoniali”. Producendo grandi profitti alla finanza del risparmio gestito anche se “i rischi dei titoli di Stato italiani nel bilancio di Unicredit verrebbero assunti dai contribuenti tedeschi”. Un ex manager di BlackRock potrebbe non essere così insensibile ai vantaggi per il suo mondo provenienti dal deal. E dunque non è ancora detta l’ultima parola…

