Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
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In certi contesti il Partito democratico si dimostra così europeista da arrivare a colpirsi da solo. Il presidente del Parlamento europeo David Sassoli incarna più di ogni altro esponente della formazione leader del centrosinistra la tendenza a elogiare l’Europa benigna in ogni circostanza della sua azione.

Sassoli, intervistato dal Corriere della Sera, non ha esitato a bacchettare l’Italia governata dal suo partito in coalizione con il Movimento cinque stelle. Parlando dell’opzione di un’entrata in vigore del Recovery Fund comunitario a partire dal 2021, l’ex giornalista ha criticato la capacità di Roma di gestire eventuali finanziamenti comunitari volti a risolvere la crisi del coronavirus: “Oggi ci sono Paesi che non sono in grado di farlo e rimandano i soldi indietro”, ha detto, riferendosi poi esplicitamente al nostro (e suo) Paese.

A detta di Sassoli, i finanziamenti a fondo perduto e i prestiti del Recovery Fund dovrebbero essere attesi preparando una vasta serie di interventi. Il governo Conte II è giudicato, rebus sic stantibus, a gestire la fetta di torta del trilione di euro di fondi comunitari che l’Unione si prepara a mobilitare. Per diventarlo, secondo Sassoli, l’Italia avrebbe necessità di provvedere ad “aggiustamenti, rivedendo, correggendo o razionalizzando le procedure, il codice degli appalti, i meccanismi burocratici che spesso impediscono o rallentano l’accesso ai fondi europei”. Il sistema bancario dovrebbe, inoltre, semplificare la propria burocrazia, che però i giallorossi hanno ulteriormente reso fumosa, complicandola con gli step del decreto liquidità. Problematiche riconosciute, del resto, anche dal responsabile economia del Pd, Emanuele Felice, che in un comunicato ha ringraziato esplicitamente “quelle banche e i loro lavoratori che con grande impegno e in condizioni eccezionali stanno riuscendo a fare arrivare la liquidità alle imprese in tempi rapidi” non concessi usualmente dall’ampio spettro di garanzie richieste.

Su alcuni punti non si può negare che Sassoli abbia ragione da vendere, ma in questo contesto un attestato di sfiducia sulle capacità gestionali del governo mal si concilia con il richiesto sostegno al proprio Paese da parte dell’unico italiano rimasto alle cariche apicali dell’Unione. Specie perché da un lato Sassoli chiarisce di voler vedere queste riforme attuate per non assistere alla riproposizione dell’Europa “matrigna” a copertura delle incertezze politiche nostrane, ma dall’altro si dimostra molto più rilassato nelle richieste laddove parla dell’accesso ai prestiti del Meccanismo europeo di stabilità (Mes).

Per Sassoli l’uso del Mes, che continua a ritenere sarà senza condizionalità, da parte dell’Italia dovrà essere celere e spedito, attivandone il prima possibile le linee di credito al fine di ottenere liquidità per fronteggiare la crisi sanitaria e puntellare il sistema ospedaliero italiano. L’ideologia europeista di certi esponenti del Pd è talmente solida e granitica da non far risparmiare cannoneggiamenti sull’esecutivo di cui il Nazareno è importante azionista pur di mettere al riparo Bruxelles dalle critiche. E dall’incoerenza tra gli atteggiamenti di Sassoli riguardo Recovery Fund e Mes questo atteggiamento si mostra in tutta la sua chiarezza.

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