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Elvira Nabiullina è, ad oggi, l’adulto nella stanza nel sistema di potere russo. La governatrice della Banca centrale russa applica nel pieno della grande tempesta economico-finanziaria della guerra asimmetrica tra Mosca e l’Occidente la lezione di Guido Carli: un banchiere centrale, nei momenti più duri, non ha altro su cui contare se non la forza della sua credibilità. Oggigiorno, questo principio le impone di ricordare ai russi che, nonostante i scarsi effetti strategici per la loro incompletezza, le sanzioni occidentali stanno mordendo sull’economia reale, i consumi, la sicurezza di milioni di russi.

Mentre gli oligarchi trovano scampo nei porti sicuri, mentre le casse del Paese continuano a riempirsi di petrorubli, mentre le sanzioni restano incomplete la maggior parte dei russi soffre il carovita. E Nabiullina non ne ha fatto mistero parlando nella giornata del 29 aprile per la prima conferenza sui tassi dall’inizio della guerra: “Secondo le nostre previsioni, i prezzi al consumo aumenteranno del 18-23% nel corso dell’anno, ma questa cifra comprende il precedente aumento dei prezzi a partire da fine febbraio, che è stato più significativo a marzo – ha spiegato – L’inflazione futura, ovvero l’inflazione annuale per i prossimi 12 mesi sarà molto più bassa. La nostra previsione di base è che sarà contenuta fra il 10% e il 12%”. Per il 2023 Nabiullina vede un rallentamento dell’inflazione al 5-7% per tornare poi al target, ovvero il 4%, nel 2024.

Nabiullina, dietro la voce della tecnica e dei dati, manda però un messaggio chiaro ai russi: la guerra li renderà più poveri. Cari concittadini, sembra parlare tra le righe la Nabiullina, questa guerra la pagherete voi. Il perché lo spiega l’economista Massimiliano Di Pace su Huffington Post: l’inflazione rischia di trascinare nella più nera misera milioni di russi. “Non va dimenticato che in Russia vi sono 45 milioni di pensionati, la cui pensione è decisamente meno generosa che in Italia, aggirandosi intorno ai 200 euro (18.500 rubli è la pensione media per il 2022)”, nota Di Pace. Stesso discorso “vale per i lavoratori dipendenti, che sono circa 72 milioni in Russia, il cui stipendio medio è di 700-800 euro (mentre quello minimo non arriva a 200 euro). In pratica l’aumento dei prezzi rischia di determinare una ulteriore iniqua distribuzione della ricchezza, che in Russia è tutt’altro che egualitaria”, e questo è un segno del fatto che l’attuale tasso di consenso per il conflitto potrebbe infrangersi

Del resto la “donna dei miracoli” che già ai tempi della Grande Recessione e della crisi della Crimea del 2014 è stata ritenuta la salvatrice del rublo e della Russia non ha mancato di seguire la strada della franchezza dopo la guerra scatenata da Vladimir Putin contro l’Ucraina.



Dopo l’inizio dell’operazione militare in Ucraina la Banca di Russia ha innalzato il tasso di riferimento dal 9,50 al 20 per cento per contenere l’inflazione, sostenere il rublo ed in generale il settore finanziario del Paese. Ha inoltre, in contrasto spesso con Vladimir Putin, chiamato alla prudenza e mirato al rafforzamento del rublo. Obiettivo centrato, ma a prezzo di un distacco del sistema-Paese dall’economia reale. Nel mese di aprile la Banca di Russia ha ridotto il tasso di interesse di riferimento al 14 per cento dopo il relativo allentamento del rischio di una fuga massiccia di capitali, ma Nabiullina non ha mai voluto nascondere ai cittadini russi la realtà dei fatti e la durezza della sfida in cui Mosca è coinvolta.

Del resto, a leggere i report della Banca centrale russa si nota tutta la drastica schiettezza della governatrice, che pur non citando esplicitamente il fatto certifica che la Russia è in stagflazione, contraddistinta da un’elevata inflazione e da una caduta economica considerevole. La Russia si trova a fronteggiare la sfida di una stagflazione che vede l’effetto combinato di un calo del Pil stimato tra l’8% e il 10% per il 2022 con l’iper-inflazione in via di sdoganamento. Dopo la contrazione a quasi due cifre nel 2022, la Banca centrale prevede che il Pil si ridurrà ancora del 3% il prossimo anno, per tornare a crescere tra il 2,5% e il 3,5% nel 2024. Due anni di stagflazione possono dunque pregiudicare la situazione economica di milioni di russi e ridurre la fiducia nel sistema di potere di Mosca nella parte produttiva, dinamica, urbana e istruita della popolazione, la ridotta classe media concentrata soprattutto tra Mosca e San Pietroburgo. A testimonianza del fatto che quella delle sanzioni è una guerra rovinosa che colpisce sia chi le emette, in termini di boom del gas, che la popolazione civile russa. Come pochi al di fuori della Nabiullina, chiamata una volta di più a fugare il fantasma della povertà della Russia, hanno il coraggio di ammettere nel cuore dell’impero di Putin.

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