Il World Economic Forum previsto a Davos per il prossimo gennaio 2018 avrà delle novità importanti. Saranno infatti le donne a essere le principali protagoniste di questo summit internazionale.
Sette Copresidenti donne a guidare il Forum
Dalla pagina ufficiale del sito del World Economic Forum si può infatti leggere l’organigramma dei copresidenti che andranno a guidare i vari passaggi dell’incontro. Si tratta di ben sette donne, selezionate tra le principali personalità in ambito economico e politico a livello internazionale. Sharan Burrow, Segretario Generale della Confederazione Internazionale del Sindacato, Fabiola Gianotti, direttrice generale del CERN, Isabelle Kocher, amministratrice delegata di Engie, Christine Lagarde, Presidente del Fondo Monetario Internazionale, Ginni Rometty, amministratrice delegata di IBM, Chetna Sinha, Direttrice della Mann Deshi Mahila Sahkari Bank e Erna Solberg, Primo Ministro norvegese.
Sette grandi personalità provenienti dal settore dell’economia privata (la maggior parte) e dal settore pubblico e politico (solo un paio). Si sta dando e si darà molta enfasi alla scelta di utilizzare solo soggetti femminili per guidare i lavori del Forum, considerate le critiche in passato mosse contro il summit annuale.
Ancora 217 anni prima che donne e uomini arrivino a guadagnare le stesse cifre
Questa è la prima volta, infatti, in 47 anni di storia del Forum in cui gli uomini vengono messi in secondo piano, almeno nell’organigramma. Le principali critiche arrivarono dopo l’incontro del 2015 quando la presenza femminile contava solo per il 17% del totale dei partecipanti al Forum. Inoltre, sempre nel 2015, aveva scosso l’opinione pubblica, l’intervento dell’attrice Emma Watson proprio al World Economic Forum. La stessa aveva posto l’accento sull’impegno comune per arrivare a garantire l’uguaglianza di genere a livello internazionale.
Un impegno che deve essere affrontato a 360 gradi, e che quindi includa aspetti della vita quotidiana, ma anche dinamiche di livello macro. Così è arrivata anche una previsione da parte del Forum, che calcola in 217 anni la distanza che ci separa ancora da un futuro in cui gli uomini e le donne nel mondo arriveranno a guadagnare le stesse cifre. C’è dunque molto lavoro da fare ancora.
L’entusiasmo tuttavia non manca ed è proprio l’italiana Fabiola Gianetti a esprimerlo più di tutte. “Chiamare una ricercatrice a far parte del gruppo dei co-chairs indica l’ importanza che la scienza riveste per la società moderna non soltanto per il progresso del sapere e della tecnologia, ma anche come strumento per favorire la collaborazione pacifica fra popoli”, ha dichiarato la direttrice del CERN. Di fronte a queste naturali note positive urge però effettuare una riflessione.
Manca un’equa rappresentanza geografica al World Economic Forum
Prima di esaltare aprioristicamente la lodevole scelta di dare ampio spazio a personalità femminile, occorrerebbe verificare che non si tratti di una semplice vetrina pubblicitaria scelta dal Forum. Il successo di questa iniziativa si potrà infatti quantificare nell’edizione del 2019, se allora la presenza femminile supererà di molto quel 17% del 2015, solo a quel punto si potrà parlare di successo.
Sul tema di una rappresentanza disequilibrata, vi è poi da fare un altro appunto. Salta all’occhio infatti come in questo meeting internazionale il 90% dei rappresentanti provenga dal mondo occidentale. Tra le sette copresidenti infatti solo una, l’indiana Chetna Sinha rappresenta quel mondo che conosciamo come in “via di sviluppo”. Non vi è rappresentanza per Africa, America Latina, Medio Oriente ed Estremo Oriente. Forum Economico Mondiale, ma di mondiale possiede evidentemente solo il nome.
La sfida della Quarta Rivoluzione Industriale è ora in mano alle donne
Un’occasione persa se si vuole parlare di uguaglianza di genere a livello internazionale. Perché se è vero che uno degli obiettivi da raggiungere è l’uguaglianza salariale, ancor più urgente sarebbe il raggiungimento di uno standard minimo di rispetto dei diritti umani per le donne, ove questi ancora non sono riconosciuti. E nella maggior parte dei casi ciò avviene nelle regioni che non hanno rappresentanza a questo Forum.
Ad ogni modo l’agenda del summit sarà ricchissima. Si parla di creare un “futuro condiviso in un mondo fratturato” e tra i temi trattati vi sarà un ampio spazio dedicato alla gestione della “Quarta Rivoluzione Industriale”. Quella su cui ha scritto un libro proprio Klaus Schwab, il fondatore del World Economic Forum. La speranza è che le donne che guideranno l’incontro sappiano, meglio degli uomini, aprire un dialogo tra business e politica, nell’interesse dei cittadini, per controllare e limitare i pericoli che un simile cambiamento porterà nella società del futuro.
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