Sanare la relazione Italia-Usa dopo le uscite di Trump, Guidesi: “Costruire un nuovo rapporto economico transatlantico”

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Le tensioni transatlantiche delle ultime settimane e l’inaudito e sgrammaticato attacco di Donald Trump alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, rea agli occhi del presidente americano di aver stigmatizzato i suoi attacchi a Papa Leone XIV e aver rifiutato di sostenere la fallimentare avventura militare nel Golfo contro l’Iran, hanno portato a un livello di guardia l’attenzione sulle relazioni tra Roma e Washington.

Eppure, c’è un’America (e un’Italia) che continua a premiare la relazione transatlantica, ed è quella dell’economia. Per uno strano scherzo del destino, la faglia Trump-Meloni si apre proprio nei giorni in cui emerge la vitalità dell’interscambio Roma-Washington: export a quasi 70 miliardi di euro nel 2025, +7,2% nonostante i dazi, Usa secondo mercato italiano, un surplus di Roma di oltre 34 miliardi di euro, un contributo decisivo per portare il Paese al quarto posto mondiale degli esportatori. E secondo il report Istat “Commercio estero extra UE – Aprile 2026“, l’anno in corso è iniziato sotto una buona stella. In tal senso, il ponte economico può essere una leva con cui Italia e Usa possono ricordare l’importanza di una storia e di valori comuni.

“La complementarietà economica è un fattore decisivo per i rapporti Italia-Usa”, dice a InsideOver Guido Guidesi, Assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia. Guidesi ha di recente cancellato la sua presenza a una missione commerciale in America focalizzata sul ruolo dell’innovazione e sul settore pharma e, spiega, “ho voluto mandare un messaggio politico dopo che l’uscita sgrammaticata di Trump ha creato questo problema, volendo mandare un messaggio di solidarietà al presidente del Consiglio. La missione è rimasta attiva sul piano tecnico-economico”, che per Guidesi può e deve restare un ponte. “L’elemento fondamentale del rapporto economico è cruciale sul lungo periodo e non solo gli Usa e l’Italia ma anche l’America e l’Europa in generale devono rendersi conto che, a prescindere da Trump, coltivare questa relazione naturale e mutualmente benefica sarà fondamentale per restare uniti e competitivi”.

“Tuttora”, ragiona Guidesi, “i numeri raccontano molto di questa complementarietà e ci spiegano in particolare due fattori. Da un lato, la naturalità di un rapporto consolidato e che valorizza un orizzonte ideale e politico comune, dall’altro”, aggiunge l’assessore, “una grande complementarietà”. Gli Usa “hanno bisogno di noi per la componentistica insostituibile di diversi settori, per filiere che vanno dall’agroalimentare alla meccanica ci sono molte componenti di ogni ciclo produttivo per cui a Washington e alle sue imprese serve flessibilità, strategicità, continuità operativa”. E, ragiona Guidesi, “molto spesso a colmare queste necessità sono aziende europee, italiane e, in diversi casi, lombarde”, che contribuiscono a “tenere vivo un rapporto atlantico fondamentale per competere a livello internazionale, perché la complementarietà serve a entrambi e rinunciarvi vorrebbe dire fornire un assist al competitor cinese”.

Guidesi invita ad andare oltre e a “ragionare alla costruzione strategica di un nuovo rapporto economico transatlantico”: “La Commissione Europea non stia ferma. Chiedere un cambio di atteggiamento al presidente Usa è fondamentale e prioritario”, nota Guidesi, ma dobbiamo anche, a suo avviso, “fare di tutto perché anche le relazioni economiche continuino a consolidare questo rapporto”. Questo vuol dire, secondo l’assessore, ascoltare anche le preoccupazioni per le aziende americane desiderose di investire in Europa ma “preoccupate dall’asfissiante contesto regolatorio, dai freni alla competitività, dalle rigidità intrinseche del mercato unico”.

Le parole di Trump, a detta dell’assessore, sono oltre modo dannose perché “la frattura transatlantica è innaturale ed è fondamentale evitare che si trasmetta a settori decisivi per la competitività di entrambi i campi” perché “se così sarà, soccomberemo e saremo colonizzati dal gigante cinese”. L’egocentrismo di Trump da un lato, le rigidità europee dall’altro: il rischio dell’incomunicabilità c’è. Sanarlo è fondamentale per la prosperità di un continente intero.