Giuseppe Conte sperava in un’intesa, o almeno in una tregua tale da consentirgli di dormire sogni tranquilli in attesa di una ipotetica fumata bianca. Il Consiglio europeo si è invece trasformato in una trappola mortale per l’Italia e il suo governo. Un governo, quello giallorosso, privo di una strategia concreta e per questo facilmente messo all’angolo dai Falchi dell’Ue.

Il primo tempo della partita di Bruxelles più che un round di negoziati assomigliava quasi a un processo contro Roma. A guidare l’invettiva c’era il premier olandese Mark Rutte, che ha chiesto, tra le altre cose, di avere il diritto di veto sulle nostre riforme. Prima del summit, infatti, Rutte aveva sottolineato che sarebbe stato necessario uscire dalla riunione con un impegno sulle riforme “per quei Paesi che sono rimasti indietro”.

L’Italia non è stata citata direttamente, ma il messaggio è arrivato forte e chiaro alle orecchie di Conte. Detto altrimenti, il premier italiano, a detta de L’Aia, deve rimettere in ordine i conti italiani, anche dando un segnale forte, come quello di abolire Quota 100. La posizione dell’Olanda ha così preso forma in tutta la sua rigidità: i fondi europei devono essere destinati soltanto a quei governi che saranno capaci di presentare un piano nazionale.

Mancanza di fiducia

Rutte, in prima fila a rappresentare il club dei Paesi frugali, ha proposto che, per poter accedere ai corposi fondi, i Ventisette membri debbano prima elaborare un piano di riforme da sottoporre all’approvazione, all’unanimità, del Consiglio europeo (in altre parole sottoposto al veto degli altri Stati membri). L’Italia, insieme calla Spagna di Pedro Sanchez, è rimasta ferma nella sua posizione: il piano non può essere esaminato dal Consiglio ma deve essere la Commissione, con la sua imparzialità, a valutarlo.

Secondo quanto riferisce Repubblica, è a quel punto che si sarebbero esacerbati gli animi. Al secco no di Conte alla proposta olandese, Rutte avrebbe fatto riferimento al Mes: “Ma se avete bisogno di soldi, perché non chiedete il Mes che abbiamo appena rifatto esattamente come lo volevate voi? Se dobbiamo fare nuovo debito pretendo di sapere a cosa serviranno i fondi”. È evidente come l’Olanda non si fidi più di nessuno: non di Bruxelles, che da “anni non applica il Patto di stabilità”, né tanto meno dell’Italia, giudicata incapace di non sperperare i denari che potrebbe ricevere dall’Europa.

Processo all’Italia

Il riferimento di Rutte è chiaro. L’Italia è stata più volte graziata sul debito, e adesso rischia di ottenere un’ingente quantità di denaro senza avere un piano concreto che attesti come, quando e dove utilizzerà questi aiuti. Il timore dell’Olanda è che Roma possa utilizzare i soldi di Bruxelles in malo modo (per intendersi: sul modello dei vari buoni monopattini e vacanze proposti dai giallorossi nei mesi precedenti).

Il premier Rutte non è l’unico che vorrebbe controllare l’uso degli aiuti Ue. In realtà, sottolinea ancora Repubblica, anche Francia e Germania sarebbero favorevoli a un check. È per questo motivo che sul tavolo delle trattative è spuntato l’emegency brake, una specie di freno di emergenza che ricorda un diritto di veto sulle riforme per accedere al Recovery Fund. L’Italia, insomma, è stretta all’angolo e, almeno per il momento, deve subire il corso degli eventi. Al momento Conte può solo smussare gli spigoli per limitare i danni.

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