Forse è solo una coincidenza, ma è notevole sottolineare come nel contesto dell’apertura della fase di transizione politica negli Stati Uniti la Germania e la Russia abbiano accelerato sensibilmente sul tema della realizzazione del gasdotto Nord Stream 2 che raddoppierà la connessione infrastrutturale che vincola i mercati energetici dei due Paesi.

Gli Stati Uniti durante l’amministrazione Trump hanno fatto di tutto, trovando la sponda europea di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Ucraina, per sanzionare la nuova convergenza energetica tra Berlino e Mosca che, pur ostacolata mese dopo mese, è inesorabilmente avanzata. All’appello mancano pochi chilometri di conduttura anche se i lavori sono fermi dalla fine del 2019 quando la svizzera Allseas interruppe i lavori a causa delle sanzioni statunitensi. Angela Merkel e Vladimir Putin hanno proseguito il confronto politico per terminare, definitivamente, l’opera quando i tempi sarebbero diventati propizi.

Ed è notizia recente il fatto che la nave russa Akademik Cherskiy ha sostituito le due imbarcazioni svizzereche hanno lasciato l’isola di Rugen. Come sottolinea StartMag, “Gazprom voleva affidare a lei la posa degli ultimi 76 chilometri di tubi che completeranno i 1200 chilometri del gasdotto da 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno, una portata doppia rispetto a quella già oggi garantita dal Nord Stream 1. Ma la nave è rimasta ancorata nel porto di Mukran per mesi, prima dell’inattesa mossa” di giovedì 26 novembre. Nord Stream 2, dal valore di 11 miliardi di euro, è un tassello fondamentale per le strategie energetiche dei due Paesi ed è considerato cruciale dalla Germania nel quadro delle politiche di conseguimento di un gradiente crescente di autonomia strategica da parte delle nazioni europee. A lungo Donald Trump ha fatto pressione per sostituire il gas russo nel mix energetico europeo con il Gnl importato dagli Usa e che Paesi come la Polonia hanno, per ragioni geopolitiche, accettato.

La sconfitta elettorale di Donald Trump ha aperto una finestra di opportunità ed uno scenario di rischio per la grande opera. Da un lato, Merkel e Putin ritengono che Joe Biden non punterà sul tema dell’energy dominance con la stessa intensità del suo predecessore; dall’altro, tuttavia, il tema del contenimento della Russia sarà ancora più centrale nella strategia di un’amministrazione che mirerà a ricostruire i tradizionali filoni di alleanza degli Usa per contrastare Mosca e, in prospettiva, la Cina. L’amministrazione Biden sarà colma di “interventisti liberal” ferocemente anti-russi, e dunque ogni saldatura geopolitica tra Mosca e Berlino sarà duramente malvista. Recentemente la Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen ha pubblicato un’agenda condivisa per rilanciare i rapporti transatlantici con Joe Biden in cui non c’è alcun riferimento al gasdotto, che tedeschi e russi sperano di far passare come fatto compiuto o in via di compimento al momento dell’entrata in scena della nuova amministrazione.

La mossa della nave russa non è l’unica ad esser stata portata avanti. Il quotidiano tedesco Bild ha recentemente fatto passare l’indiscrezione secondo cui lo stato federale tedesco del Meclemburgo-Pomerania occidentale registrerà un Fondo per la protezione del clima in cui Nord Stream 2 sarà considerata un’opera strategica a fini ambientali, in quanto considerato volano decisivo per l’abbattimento delle emissioni a causa della sostituzione di carbone e petrolio col gas nel mix energetico regionale e nazionale. “Gli addetti ai lavori definiscono la fondazione un trucco legale intelligente”, racconta la televisione locale Nord Deutsche Rundfunk, rivelando che a capo della fondazione potrebbe essere designato l’ex presidente del Land Erwin Sellering (Spd).

La mossa su Nord Stream rivela che le ambizioni geoeconomiche della Germania sono più strutturate e indipendenti dai cicli politici di oltre Atlantico. E si saldano con la volontà della Russia di aumentare la diversificazione delle sue fonti di sbocco delle materie prime energeticheindispensabili per il suo bilancio e la sua posizione politica a cavallo tra Europa e Asia. Biden rischia di entrare in carica essendo stato preso in contropiede, ma anche se la nuova amministrazione punterà di meno su energie fossili e materie prime è difficile pensare che possa fare a meno di sanzionare ulteriormente la convergenza russo-tedesca. La dottrina strategica Usa vede come fumo negli occhi qualsiasi convergenza interna al continente europeo. Lo strumento legale del Protecting Europe’s Energy Security Act (Peesa), approvato dal Congresso con convergenza bipartisan consente sanzioni alle aziende del consorzio Nord Stream 2 segnala anche il curioso concetto di “sicurezza” energetica dell’Europa nell’ottica statunitense: una sicurezza che, prima di tutto, deve esser quella statunitense. Così va la geopolitica: ed è logico che Merkel e Putin vogliano accelerare i tempi.

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