Il partenariato strategico fra Russia e Cina è prossimo all’estensione in un nuovo settore di grande rilevanza: la petrolchimica. Nell’oblast dell’Amur, situato nell’Estremo Oriente russo, sorgerà uno dei più grandi impianti per la produzione di materie plastiche con l’obiettivo di soddisfare la domanda del mercato cinese.

L’ambizioso progetto

Il 18 agosto è avvenuta la posa della prima pietra nel cantiere del complesso chimico di Amur, ufficialmente noto come Amur GCC, “un impianto destinato a diventare uno dei più grandi e dei più avanzati al mondo nel campo della produzione di polimeri basici”. L’importanza dell’evento è sottolineata dal fatto che alla cerimonia inaugurale di inizio dei lavori hanno preso parte, collegati da remoto, il primo ministro Mikhail Mishustin, il governatore dell’Amur, Vasily Orlov, il presidente del consiglio manageriale della Sibur Holding, Dmitry Konov, ed una serie di altri rappresentanti del governo e della grande imprenditoria.

La realizzazione dell’impianto è il frutto di un’associazione temporanea da 11 miliardi di dollari tra la Sibur Holding e la cinese Sinopec, la più grande compagnia petrolchimica del pianeta, e servirà a rafforzare i legami commerciali fra i due Paesi. L’Amur GCC, infatti, destinerà gran parte della produzione delle materie plastiche ivi prodotte al mercato cinese.

Il valore dell’Amur GCC si riflette pienamente nei numeri che lo caratterizzeranno, rendendolo un campione del settore: avrà una capacità di produzione totale di 2 milioni e 700mila tonnellate di materie plastiche su base annua, ripartite in 2.3 milioni di polietilene e 400mila di polipropilene, e disporrà dell’unità di cracking per la lavorazione di materie prime più grande del mondo.

Una possibile rivoluzione?

I lavori dovrebbero terminare a cavallo fra il 2024 e il 2025, ma potrebbero subire un’accelerata per via del ruolo che l’Amur GCC giocherà nella trasformazione dell’economia russa. L’impianto, infatti, disponendo di una capacità totale annuale che è 1.35 volte più grande delle attuali esportazioni di polimeri dell’industria russa, e godendo di un ritorno economico assicurato, perché gran parte di quella capacità sarà destinata in via esclusiva al mercato cinese, avrà un impatto enorme ed incredibilmente positivo sull’economia russa, aiutandola ad emanciparsi dalla dipendenza da idrocarburi e facilitandone la transizione verso la diversificazione settoriale.

I materiali lavorati dall’Amur GCC, inoltre, saranno fino all’80% di provenienza russa, un altro fattore determinante, e forniti in larga parte dai piccoli e medi produttori-estrattori locali degli oblast dell’Estremo Oriente. In breve, l’impianto è destinato a rivitalizzare l’intera economia dell’Amur, creando decine di migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti e beneficiando le piccole realtà imprenditoriali, perciò la sua realizzazione in tempi rapidi è un imperativo strategico.

Le aspettative riposte nel progetto sono, naturalmente, elevatissime e sono state ben condensate nel discorso inaugurale tenuto da Mishustin: “Questo è uno dei più grandi progetti d’investimento in Russia e porterà dei benefici strategici all’intero Paese. In un breve arco di tempo, la regione dell’Amur vedrà l’apertura di una gigantesca fabbrica dotata delle più avanzate tecniche di produzione, basate sulle moderne tecnologie della telecomunicazione e dell’informazione. Il lancio di queste tecnologie è un investimento nel futuro. Stiamo forgiando un nuovo percorso di crescita per la regione dell’Amur, dando impeto all’economia locale. Sono fiducioso nel fatto che il progetto creerà migliaia di lavori nell’alta tecnologia e guiderà lo sviluppo delle infrastrutture sociali e dei trasporti nella regione. Esso non alimenterà soltanto l’economia, ma renderà più agiata la vita della gente in questo bellissimo posto. Costruire un complesso chimico e di gas scatenerà nuove opportunità nella regione e […] avrà sicuramente un effetto moltiplicatore nell’economia”.

Rivali ma amici

Il progetto è la prova del fatto che, nonostante gli screzi e le incomprensioni, il partenariato russo-cinese funziona e che Pechino è disposta ad investire in progetti mutualmente benefici e di utilità strategica per Mosca, contrariamente agli accordi di natura win-lose solitamente siglati in gran parte del mondo.

L’Amur GCC è soltanto l’ultimo di una serie di maxi-progetti dal valore plurimiliardario avviati in maniera congiunta tra società russe e cinesi, come il gasdotto Potere della Siberia e gli impianti artici per il gas naturale liquefatto Yamal e Arctic lng-2, che stanno contribuendo a soddisfare in egual misura gli appetiti energetici di Pechino e le ambizioni di rinascita economica di Mosca.

La comune rivalità con l’Occidente, Stati Uniti in particolare, che è aumentata in maniera preponderante negli ultimi quattro anni, ha reso possibile che passassero in secondo piano le rivalità antagonistiche di fondo, inevitabili fra grandi potenze che condividono agende egemoniche negli stessi spazi geopolitici, adombrate da un bisogno più impellente: un’amalgamazione tattica e contingente nei campi politico, diplomatico ed economico, funzionale al potenziamento di entrambi e all’affrontamento della nuova guerra fredda.