Il turismo può essere un’arma, come abbiamo spiegato a più riprese sulle nostre colonne analizzando i casi studio di Russia e Cina, ma può anche rappresentare un’incredibile opportunità per alimentare il dialogo interculturale ed un volano per la crescita economica. E l’Italia, che trae una parte rilevante della propria ricchezza dallo sfruttamento del proprio patrimonio naturale, artistico e culturale, dovrebbe avere piena cognizione dei benefici potenziali ed effettivi derivanti da una fine utilizzazione del turismo.

Scrivere e parlare di turismo nel contesto della guerra fredda 2.0 è importante per una ragione molto semplice: Russia e Cina figurano stabilmente, oramai da diversi anni, nell’elenco dei maggiori fornitori di visitatori-consumatori in entrata nel Bel Paese. Visitatori-consumatori che, sebbene presenti in quantità modeste rispetto ad altre nazionalità, possiedono alcune peculiarità non di poco conto, tra le quali l’elevata propensione agli acquisti e un innegabile movente italofilo, che li rendono vitali sia per la nostra economia sia per i rapporti Paese-Paese.

Il turismo cinese in Italia

Il turismo dei cittadini cinesi verso l’Italia è progressivamente aumentato fino all’inevitabile battuta d’arresto causata dalla pandemia di Covid-19. In seguito alla pandemia globale, l’enorme flusso turistico proveniente dalla Cina e diretto verso le città italiane si è bruscamente interrotto. Al tempo stesso, per scongiurare la diffusione del Sars-CoV-2 oltre la Muraglia, anche le autorità cinesi hanno sigillato i confini nazionali, richiedendo – fino a nuove disposizioni – una quarantena in apposite strutture a chiunque desideri entrare nel Paese.

Facciamo un tuffo nel recente passato per capire quanto pesa il turismo cinese per una nazione come l’Italia, il cui settore turistico vale il 13% del pil. Nel 2018 si sono registrati oltre 5.3 milioni di arrivi, con una spesa turistica totale di 650 milioni di euro (+40% sul 2017), mentre nel 2019 abbiamo avuto un saldo degli arrivi, compresi tra gennaio e novembre, che vale un +16% sul 2018 per soggiorni compresi tra le 9 e le 13 notti, di due o tre persone (fonte Enit). Inutile far finta di niente: la Cina rappresenta il più grande mercato del turismo, tanto per quanto riguarda la spesa media effettuata all’estero dai singoli turisti che per numero di viaggi verso il resto del mondo.

Numeri incoraggianti

L’Italia ha contato su un periodo d’oro, se così vogliamo definirlo, a cavallo tra il 2018 e il 2019, proprio prima che il Covid rovinasse tutto. Nel 2018, dando uno sguardo ai dati regionali relativi alla spesa (fonte Enit sui dati Banca d’Italia), la Lombardia si è piazzata in vetta con 174.2 milioni di euro, seguita da Lazio (126,9 milioni), Toscana (122,7 milioni), Veneto (103,6), e Piemonte (47). Le regioni citate, nel complesso, hanno raccolto l’88,4% della spesa totale dei cinesi in Italia nell’anno considerato. Tra queste la Toscana ha goduto del balzo più netto, visto che nel 2018 ha fatto segnare un +120.6%. In ogni caso, alla vacanza culturale i cinesi hanno destinato ben 353 milioni di euro, il 56,8% della spesa totale.

È possibile quantificare il turismo cinese? Sì, anche se i dati forniti da ISTAT e Banca d’Italia non coincidono. Secondo l’ISTAT gli arrivi dei turisti cinesi nel 2019 ammontavano a 3.168 milioni,, con un aumento delle presenze pari a 5,356 milioni. Al contrario, Banca d’Italia parla di appena 451.000 arrivi e 4,333 milioni di presenze. Al netto dei numeri, certo è che l’adesione dell’Italia alla Belt and Road Initiative avrebbe dovuto alimentare ulteriormente questo flusso. Abbiamo usato il condizionale, visto che il Covid ha congelato tutti i piani e rimandato le vacanze di milioni di cittadini.

Da quali città e province provengono i cittadini cinesi? È possibile rispondere a questa domanda leggendo i dati raccolti da Trip.com nel 2019. Shanghai, Pechino e Shenzhen sono le principali città di provenienza. Valgono rispettivamente il 17.68%, 12.72% e 6.38% del totale, seguite dalla provincia del Guangzhou (5.64%) e Hangzhou (2.73%). Per la cronaca, da Wuhan proveniva l’1.65% dei turisti totali giunti in Italia nel 2019.

Il turismo russo in Italia

Il turismo russo nel Bel Paese “ha assunto un’importanza strategica negli ultimi anni”; questo è quanto si evince da una breve disamina del fenomeno a cura del progetto InfoMercatiEsteri/Osservatorio Economico del governo italiano. E i numeri del turismo russo in Italia, in effetti, danno ragione a coloro che ne temono una contrazione duratura per via del gelo politico e del perdurare delle restrizioni ai viaggi legate alla pandemia:

I numeri di cui sopra non hanno bisogno di ulteriori esplicazioni: la Russia rappresenta un bacino di turisti pivotale per il benessere dell’industria alberghiero-ristorativa nostrana, da qui l’imperativo categorico di evitare che le incomprensioni politiche possano condurre alla manifestazione di ricadute deleterie a livello di economia. Perché se è vero che l’Italia vive (anche) di turismo, dal quale trae un decimo del proprio prodotto interno lordo, lo è altrettanto che una delle sue principali fonti di introiti, a questo proposito, è costituita da una nazione che sa come trasformare l’apparentemente innocua passione per la villeggiatura in un’arma economicida.

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