L’economia cambia sulla scia della digitalizzazione sempre più intensa e della nuova era dell’intelligenza artificiale e degli algoritmi e anche i settori più tradizionali non mancano di adeguarsi. Lo conferma negli Usa il caso di Walmart, il più grande datore di lavoro privato al mondo e per un trentennio, fino al recente sorpasso di Amazon, la società con il maggior fatturato al mondo.
Volano i ricavi di Walmart e anche l’e-commerce è in utile
L’azienda fondata dai fratelli Sam e Bud Walton con il primo punto vendita a Roger, Arkansas, nel 1962 e basata a Bentonville, sempre nel Natural State, sta sperimentando un grande cambiamento nella sua rete di punti vendita al dettaglio e nella sua struttura organizzativa per passare dal ruolo di gestore attivo di supermercati a quello di azienda dinamica che interpreti in profondità il concetto di “grande distribuzione organizzata“. I risultati del primo trimestre, recentemente pubblicati, aiutano a capirlo.
Da gennaio a marzo Walmart ha fatturato ben 165,6 miliardi di dollari, più dei ricavi annui di molti suoi competitor, e la grande novità è rappresentata dal fatto che il 20% delle vendite totali del gruppo avviene via e-commerce. Questo è avvenuto sulla scia di una crescita annua del 15% dal primo trimestre 2024 a quello del 2025, che ha reso Walmart, dopo Amazon, il secondo operatore delle vendite online per fatturato complessivo negli Usa. Dopo aver perso 1 miliardo di dollari lo scorso anno, il ramo e-commerce di Walmart è inoltre divenuto profittevole.
L’accelerazione del processo di trasformazione del gruppo a operatore di distribuzione omnicanale è dunque in pieno svolgimento, e l’obiettivo dichiarato del Ceo Doug McMilton è poter arrivare a distribuire prodotti al 95% della popolazione americana entro sole tre ore dall’ordine. Come? Integrando l’e-commerce, da portare nelle intenzioni al 50% delle vendite, con una serie di magazzini digitalizzati e automatizzati sempre più efficaci.
Walmart e la digitalizzazione del business
Nei magazzini automatizzati, ha scritto la Cnbc, “il sistema digitalizzato di stoccaggio e prelievo può prelevare rapidamente gli articoli di cui un negozio ha bisogno per rifornire gli scaffali e trasportarli in un’area dove vengono assemblati in un pallet compatto, pronto per la consegna ai punti vendita o ai clienti finali” e, “invece di affidarsi a un addetto che impila manualmente gli articoli in un cubo, un sistema robotico li aiuta a spingerli e impilarli, posizionando in cima oggetti fragili come uova e pesche”.
David Guggina – Vicepresidente della Supply Chain di Walmart – ha definito l’obiettivo del gruppo quello di “dare al mondo l’opportunità di vedere cosa significa risparmiare e avere una vita migliore” e “abbassare il costo della vita per tutti” in un contesto in cui, nota Digital Commerce, “la sfida immediata per Walmart è quella di gestire l’ impatto dei dazi negli Stati Uniti”.
Tutto questo parte da una strategia in cui ciò che Walmart intende invece snellire è il numero di dipendenti. In cinque anni, Walmart ha aumentato le vendite annue di oltre 150 miliardi di dollari e ridotto il personale di 70mila unità. Molte funzioni non sono sostituite al momento del pensionamento, molte funzioni sostituite dai robot e dall’Ia, ma al contempo molte professioni sono anche ulteriormente trasformate in compiti specialistici. Walmart avrà in futuro bisogno di meno scaffalisti e operatori di corsia ma di più ingegneri dell’automazione e tecnici informatici o della cybersicurezza, spostando verso un livello più alto di complessità le funzioni aziendali.
Un equilibrio dinamico
Del resto, nota il Financial Times, la spinta di Walmart è più intensa di quella di molti rivali, dato che “negli ultimi cinque anni, i grandi magazzini Costco, Target e Home Depot hanno assunto decine di migliaia di dipendenti ciascuno”, mentre “Amazon ha quasi raddoppiato la sua forza lavoro globale, raggiungendo 1,6 milioni di dipendenti”. In quest’ottica, il calo del numero di addetti dell’azienda di Bentonville va in controtendenza, anche se “i dirigenti di Walmart hanno affermato di aspettarsi che il monte stipendi complessivo dell’azienda rimanga pressoché costante, anche con l’evoluzione del business”.
Nel contesto di un business in profonda evoluzione anche il più grande retailer al mondo non poteva non essere impattato. La storia di Walmart è oggi la storia di tante realtà meno grandi ma altrettanto interessate dalla grande tensione tra efficienza e futuro del lavoro, tra automazione che facilità il business, nuovi lavori che sorgono e altre mansioni che tramontano, tra efficienza dei processi e una corsa al valore aggiunto che spesso sembra lasciare indietro il fattore umano. Quale sarà l’equilibrio? Difficile saperlo: è una rivoluzione che stiamo vedendo sotto i nostri occhi. E che in un certo senso deve ancora mostrare tanto i suoi maggiori punti di forza quanto le sue criticità prima che siano leggibili in un’ottica di prospettiva.
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