Un inaspettato aumento di casi Covid nella provincia del Guandong – il cui pil di circa 1.605 miliardi di dollari vale quasi quanto quello dell’intera Australia – e un pericoloso addensarsi di ombre economiche potenzialmente letali collocano la Cina in uno scenario da monitorare con attenzione. Il mix di questi due fattori, cioè l’inasprirsi dell’epidemia in una zona cruciale del Paese e la rilevazione di dati non propriamente favorevoli, hanno spinto diversi analisti a fare previsioni poco rosee per il futuro della Repubblica Popolare Cinese.

Attenzione però, perché sono ormai decenni che saltuariamente emergono fantomatici cigni neri che dovrebbero distruggere la nuova Cina di Xi Jinping. Anche lo stesso Covid avrebbe dovuto stoppare la crescita cinese, decretando la sconfitta del Dragone; sappiamo invece che è successo l’esatto contrario. Una premessa del genere è necessaria per mettere le mani avanti e non cadere in banali semplificazioni della realtà in passato troppo spesso smentite dai fatti. Eppure, vale la pena analizzare i due fattori di rischio emersi quasi in contemporanea.

L’ombra del Covid nel Guandong

Guangzhou, florida megalopoli situata nella provincia del Guandong, sud della Cina, deve fare i conti con la variante indiana. Secondo quanto riferito dai media cinesi, negli ultimi dieci giorni sono stati rinvenuti 26 pazienti positivi. “La rapida diffusione della malattia e il breve tempo di trasmissione intergenerazionale rappresentano due grandi minacce che il virus, mutato in India, pone al Guangdong, che fin qui era stato considerato un luogo esemplare nella gestione dell’epidemia”, hanno commentato fonti locali. Ma dove e come si è originata la rinascita del virus?

Sappiamo che la variante indiana si è diffusa, oltre Guangzhou, anche nelle vicine città di Foshan e Maoming. È molto probabile che il patogeno sia entrato in Cina mediante uno dei tanti passeggeri che quotidianamente transitano attraverso l’aeroporto internazionale Baiyun di Guangzhou, il più trafficato del 2020 con ben 43.77 milioni di viaggiatori all’attivo. I numeri dell’epidemia sono molto bassi, ma l’aumento ha scosso i leader cinesi che pensavano di avere l’infezione sotto controllo. Le autorità hanno quindi inasprito alcune misure, senza tuttavia lanciare segnali di panico.

Tutti coloro che lasceranno la provincia dovranno sottoporsi a un test dell’acido nucleico effettuato nelle ultime 72 ore. Lockdown e test di massa, invece, per il quartiere centrale di Liwan, da dove viene il grosso dei contagi. In quest’area sono stati chiusi i mercati all’aperto, gli asili nido ed i luoghi di intrattenimento, è stato vietato mangiare nei ristoranti al chiuso ed è stata sospesa la didattica in presenza. Anche se la Cina dovrebbe riuscire a spegnere il focolaio in tempi brevi, nessuno vuole correre il rischio di una diffusione incontrollata della minaccia all’interno del Paese.

Ombre sull’economia?

Arriviamo all’altro ingrediente che potrebbe innescare una fantomatica tempesta perfetta. Se anche il virus dovesse essere contenuto, c’è chi si interroga – a dire il vero da anni – sulla tenuta del sistema economico cinese. “La Cina sta entrando in una tempesta economica perfetta”, è il titolo del commento di Neil Newman sul South China Morning Post. I fattori di rischio indicati da Newman sono i seguenti: l’aumento del debito, l’aumento dei prezzi delle materie prime – un problema non solo cinese – e l‘erosione delle riserve estere.

Ecco, alla luce di questo, “mentre le nuvole si stanno formando su Pechino, i venti si faranno sentire su coste lontane”. Almeno fino a oggi, poter contare su banche centrali capaci di stampare continuamente denaro da prestare ai governi per far funzionare l’economia, creando al tempo stesso liquidità e garantendo che le condizioni rimangano perfette per la raccolta di prestiti aziendali, rappresentava una soluzione ideale. Il punto è che in seguito alla pandemia di Covid questi stimoli sono aumentati a dismisura, facendo a loro volta aumentare la domanda di materie prime ed esplodere la speculazione. Ebbene, se è vero che i primi effetti sarebbero visibili in Cina, due sono le domande da porsi: riuscirà Pechino a neutralizzare la possibile minaccia? Ma, soprattutto, riusciranno a fare altrettanto gli altri Paesi del mondo?

Nel campo comunista di Goli Otok
SOSTIENI IL REPORTAGE