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Dopo aver chiuso negli scorsi mesi i propri confini a causa della pandemia di coronavirus, adesso la Germania ha deciso di blindare nuovamente le frontiere con Varsavia a causa dell’aumento dei contagi della peste suina nel territorio polacco. Come si apprende dal quotidiano francese Le Monde, infatti, l’incremento dei cinghiali positivi in Polonia avrebbe allarmato il governo federale di Berlino anche a causa della vicinanza dei focolai riscontrati – si parla di episodi avvenuti a meno di 200 chilometri dal confine. E in questo scenario – soprattutto per tutelare la propria fauna e gli importantissimi allevamenti di suini della Germania – l’esecutivo tedesco ha deciso di prendere in mano le redini della situazione, fermando ancora una volta i confini terrestri.

Il pericolo della peste suina

Contrariamente a quanto accaduto in passato con l’influenza, la peste suina non può essere trasmessa all’uomo – almeno secondo le rilevazioni effettuate negli anni sino a questo momento. Tuttavia, tra i suini essa è risultata essere altamente contagiosa e con un alta percentuale di mortalità, in grado di mettere in ginocchio interi allevamenti di maiali e di cinghiali.

Il più grande pericolo dettato dal patogeno, dunque, è “limitato” al mondo animale ed alle ripercussioni che avrebbe sugli allevamenti intensivi della Germania: uno dei principali produttori mondiali e fornitore privilegiato del mercato cinese. Per cercare di scongiurare una crisi del settore che potrebbe essere devastante nel difficile periodo attraversato, dunque, la decisione di Berlino può essere considerata una misura protezionistica di salvaguardia economica. In modo particolare, per evitare che la malattia si trasmetta dapprima tra gli animali selvatici e, in un secondo momento e dopo il contatto con gli allevamenti, anche ai suini presenti negli allevamenti tedeschi.

La Germania vuole blindarsi

Già rilevata in 11 Paesi dell’Unione europea, la peste suina è arrivata a colpire anche Paesi come il Belgio negli scorsi mesi, situato anch’esso ai confini della Germania. Altamente infettivo. è stato già causa nel corso della scorsa primavera dell’abbattimento di oltre 30mila suini appartenenti a due allevamenti differenti in Polonia. In uno scenario che, a suo modo, potrebbe causare delle enormi perdite per il settore qualora la minaccia non venga celermente limitata.

Secondo quanto riportato dalle fonti francesi, infatti, la Berlino starebbe già da mesi lavorando a una soluzione volta a limitare il passaggio dei suini selvatici infetti dalla Polonia. L’idea, come riferito dal ministro dell’agricoltura tedesca Till Backhaus, sarebbe quella di costruire una barriera elettrificata lungo le sponde del fiume Neisse, confine naturale che divide la Germania dalla vicina Polonia. In una soluzione che – e proprio in concomitanza con i difficili mesi segnati dalla pandemia – porterebbe alla costruzione di un nuovo confine artificiale volto a limitare il passaggio tra i due Paesi aderenti all’Unione europea. Secondo l’opinione di molti allevatori tedeschi però una fragile barriera elettrificata di confine non sarebbe sufficiente e la soluzione sarebbe da ricercarsi in un muro invalicabile e definitivo, nonostante le difficoltà che esso comporta. E in questo scenario, nei prossimi giorni, sarà chiamato a rispondere lo stesso Bundestag di Berlino, al fine di trovare una soluzione che possa salvaguardare la produzione suina tedesca.