Le sanzioni internazionali tornano a colpire l’Iran dopo che Unione Europea, Francia, Regno Unito e Germania hanno riattivato il meccanismo dello snapback previsto dal Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa), l’accordo sul nucleare del 2015, e anche la Banca d’Italia segue la linea del sostanziale commissariamento degli istituti legati a Teheran presenti sul suolo italiano. Via Nazionale ha comunicato di aver aggiunto la sezione romana di Bank Sepah e quella milanese di Persia International Bank, due importanti istituti della Repubblica Islamica con sede nella Penisola, a procedura di amministrazione straordinaria e gestione provvisoria dei propri asset.
Le ragioni delle sanzioni della Banca d’Italia
L’Italia non ha ancora varato formalmente delle sanzioni ad hoc contro Teheran ma in questo caso fanno giurisprudenza le decisioni del Consiglio Europeo, che il 29 settembre scorso ha dato semaforo verde alle nuove restrizioni contro l’Iran, comprendenti anche il settore economico-finanziario.
Come ha ricordato Euronews, oltre a bloccare la vendita di armi, beni preziosi, oggetti potenzialmente trasferibili dal settore civile a quello militare, tecnologie energetiche e altri prodotti pregiati e a fermare la compravendita di prodotti energetici come gas e petrolio, le sanzioni comportano la possibilità che siano congelati gli asset riconducibili alla Banca centrale iraniana e alle principali banche commerciali di Teheran presenti nel sistema finanziario del blocco.
Il Testo Unico Bancario consente alla Banca d’Italia di rilevare temporaneamente l’amministrazione di tali asset, ed è importante sottolineare la tempestività dell’azione con cui Via Nazionale ha agito. Da diversi anni il principio di sicurezza economica è stato ritenuto ricompreso all’interno del perimetro della sicurezza nazionale, e in quest’ottica per la Banca d’Italia la priorità è stata data al fermo delle attività che avrebbero potuto far ricadere in un regime sanzionatorio internazionale le istituzioni in continuità operativa con Bank Sepah e Persia International Bank.
La situazione si era già fatta critica in tal senso dopo che a luglio Israele aveva indicato la Banca centrale iraniana, un mese dopo la guerra dei dodici giorni, come “organizzazione terroristica“. “La Banca Centrale dell’Iran e diverse banche commerciali iraniane sono già soggette a significative restrizioni internazionali”, nota Geopolitical Monitor, in un contesto in cui Teheran è di fatto tagliata fuori dal sistema dei pagamenti internazionali Swift.
Il disaccoppiamento Europa-Iran
Persia International Bank e Bank Sepah erano tra le poche istituzioni a cui era concesso avere un codice Swift. Le sanzioni europee impongono un atto dovuto alla Banca d’Italia ma possono di fatto erigere un muro agli scambi, quindi al dialogo, tra Europa (e Italia) e Repubblica Islamica. Un rischio non secondario in prospettiva di un deterioramento dei rapporti bilaterali. A cui potrebbero far seguito azioni di aggancio dell’Iran a blocchi o sistemi rivali del campo occidentale. Prosegue Geopolitical Monitor:
Con il continuo esaurimento delle riserve valutarie della Banca , l’Iran ha cercato di gestire il debito e di mantenere un commercio estero critico attraverso accordi di baratto e accordi bilaterali simili . Dato il successo altalenante di questi sforzi, Teheran ha anche cercato di approfondire i legami finanziari con i principali partner, cercando di entrare a far parte della Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS, integrandosi nella rete di pagamento russa MIR e incanalando le esportazioni attraverso reti illecite collegate alla Cina per eludere le sanzioni.
In sostanza, le sanzioni possono aver l’effetto di far proliferare i sistemi che sfidano quello occidentale a cui l’Iran era, minimamente, ancora legato. E dunque di disaccoppiare ulteriormente il sistema-mondo. La scelta della Banca d’Italia si inserisce in un grande gioco economico-finanziario di difficile governo. Ma che non è solo una questione di singoli istituti, ma di equilibri tra potenze e modelli di sviluppo sempre più alternativi.
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