Possiamo chiamarla “nuova filosofia di sviluppo”, come hanno fatto i media cinesi, oppure “ricetta per tirare fuori il Paese dalla crisi economica”, come ha invece fatto il New York Times. Fatto sta che Xi Jinping ha guidato il Terzo Plenum del Comitato centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), uno degli eventi più importanti per capire quale direzione prenderà l’economia della Cina negli anni a venire. Dopo quattro giorni di dibattito a porte chiuse, nel blindatissimo Hotel Jingxi di Pechino, Xi e gli altri 363 funzionari riuniti hanno elaborato un piano economico ben preciso. O meglio: un “progetto di riforma per promuovere la modernizzazione cinese”, ha scritto il quotidiano cinese Global Times.
Di che cosa si tratta? Di uno “sviluppo economico di alta qualità” guidato da “innovazione a tutto tondo”, si legge nei comunicati ufficiali. Al netto della retorica istituzionale, il governo cinese ha fatto capire di volersi impegnare ancora per effettuare riforme, focalizzandosi però sul potenziamento del settore tecnologico e della sicurezza nazionale.

La ricetta di Xi e i paragoni con Deng Xiaoping
Il PCC, in sostanza, sta tentando di allontanarsi dal precedente modello incentrato sulla mera crescita grezza, fatta di dati, cifre e percentuali, che in passato e per anni è stata guidata da investimenti infrastrutturali non sostenibili. D’ora in avanti la Cina intende concentrare la propria attenzione sulle tecnologie chiave, che andranno a costituire la base per una “nuova era di crescita”. “Istruzione, scienza, tecnologia e talento funzionano come un sostegno fondamentale e strategico per la modernizzazione cinese”, recita ancora il richiamato comunicato diffuso al termine della sessione.
È interessante leggere il ritratto di Xi pubblicato dall’agenzia cinese Xinhua. In un articolo in lingua inglese, Xi è stato definito “un vero riformatore” e accomunato a Deng Xiaoping. Entrambi “si sono fatti carico della missione di modernizzare la Cina”, si legge ancora nell’articolo, che aggiunge però un particolare non da poco: “Le circostanze odierne sono molto diverse”. All’orizzonte, dunque, sono in arrivo nuove riforme. Quali? Il concetto è ancora generico. La sensazione è che il Governo punterà, come detto, sull’hi-tech, nel tentativo di attrarre investimenti legati all’intelligenza artificiale, energie rinnovabili e temi simili.

Lavori in corso
Bisognerà attendere ancora qualche anno prima dai capire quale forma assumerà la Cina sognata da Xi: diventerà davvero una potenza tecnologica a 360 gradi oppure il gigante asiatico continuerà ad essere risucchiata nelle sabbie mobili da vecchi problemi, come la crisi del settore immobiliare e debiti delle amministrazioni locali fuori controllo?
Come ha fatto presente il South China Morning Post, la narrazione ufficiale sulle credenziali di Xi come riformatore è salita alla ribalta in un momento in cui il Paese si trova ad affrontare difficoltà su più fronti, tra cui una crescita economica lenta, un’elevata disoccupazione giovanile e pressioni geopolitiche. In tutto questo il grande obiettivo di Pechino resta uno: “Costruire un Paese socialista moderno, prospero, forte, democratico, culturalmente avanzato e armonioso” entro il 2049. Il conto alla rovescia è iniziato e, d’ora in avanti, ogni decisione potrebbe rivelarsi decisiva.

