La geopolitica della corsa allo spazio
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Renault pronta a lasciare la Russia: la casa francese mantiene un piede a terra a Mosca ma si libera, per ora, delle sue attività locali. La notizia è di quelle importanti: come ha reso noto il Ministero russo dell’Industria e del Commercio in un comunicato, tra Mosca e la casa automobilistica di Boulogne-Billancourt “sono stati firmati degli accordi pr un trasferimento degli attività russe del gruppo Renault alla Federazione della Russia e al governo di Mosca”.

La Russia ha rilevato il 100 per cento della filiale locale di Renault e Nami, l’Istituto centrale di ricerca e sviluppo di automobili e motori (gestito dallo Stato russo), ha acquisito il 67,69% di Avtovaz da Boulogne-Billancourt.

Dal 2016 Renault aveva la maggioranza di Avtovaz controllando il conglomerato Lada Auto Holding, che gestiva la produzione dell’erede della storica macchina di epoca sovietica, in un consorzio che vedeva una strategica quota di minoranza del 32,3% in mano a Rostec conglomerato della difesa e della meccanica nazionale guidato dal boiardo putiniano Sergej Chemezov e noto partner di affari di altri player occidentali come Pirelli.

Renault, Dacia e altri gruppi legati alla casa di Boulogne-Billancourt contribuivano al 30% delle immatricolazioni di auto russe, al lavoro di 45mila dipendenti e all’8% degli utili del gruppo con le attività nel Paese. Per un gruppo che nel 2021 era ritornato faticosamente a macinare utili, con 900 milioni di euro di profitti su circa 45 miliardi di euro di fatturato, la rinuncia al mercato russo è molto più importante di quella di qualsiasi altro produttore.

Non dimentichiamo che il 15% delle azioni di Renault è in mano allo Stato francese, che dunque decidendo di disfarsi di questa partecipazione in Russia segnala un’accelerazione nel distacco economico con la Federazione Russa. Le difficoltà operative avevano portato Luca De Meo, ad italiano di Renault, a sospendere la produzione della Lada a fine febbraio per la carenza di materiali e l’incertezza nell’approvvigionamento delle fabbriche; in seguito, Renault aveva ripreso a operare assieme a altri grandi gruppi transalpini (come Leroy Merlin e Auchan) ma dopo l’affondo di Volodymyr Zelensky contro la sua presenza nel Paese aveva interrotto le attività. A livello di bilancio Renault ha confermato una svalutazione “non-cash” di quasi 2,2 miliardi di euro, il 5% del fatturato, per riflettere i potenziali costi di una sospensione delle attività in Russia in una fase in cui oltre 400 grandi aziende si sono ritirate dal Paese dopo l’invasione dell’Ucraina.



Al tempo stesso, accordandosi con la Russia con una trattativa tradizionale per la vendita delle quote il governo di Emmanuel Macron ha, tramite Renault, segnalato che Parigi e il suo sistema industriale e capitalista non sono ancora pronti a definire Mosca un “paria” e intendono tenere aperti canali negoziali in ogni campo. La Russia non è più il partner di un tempo? Vero, ma non è nemmeno un nemico da demonizzare: Renault in un certo senso tiene aperta la fattibilità della diplomazia economica. E intendendosi con Mosca la Francia chiude alla possibilità che la Russia acceleri sull’esproprio delle aziende come paventato più volte negli ultimi mesi. La mossa ha del resto un occhio a un futuro meno teso: il costruttore francese ha precisato che siglando l’accordo. ha mantenuto l’opzione che prevede la possibilità di riacquistare le sue parti da qui ai prossimi sei anni. Una finestra di tempo decisamente lunga, se si pensa a come è cambiato il contesto strategico, economico, securitario dell’Europa dal 2016 a oggi.

“Abbiamo preso una decisione difficile ma necessaria, e stiamo facendo una scelta responsabile per i nostri 45.000 dipendenti in Russia”, ha detto commentando la mossa concordata con la Russia l’ad Luca de Meo. La mossa ha preservato il gruppo, lasciando aperta la possibilità di ritornare nel Paese nel futuro, in un contesto differente, ha spiegato il manager. Il gruppo francese ha agito in forma cautelativa: bilanciando il rischio reputazionale data dall’accostamento alla Russia del gruppo, la presenza al suo interno di marchi come Dacia facenti riferimento a Paesi (Romania) in questa fase ostili alla Russia, il timore di una frammentazione degli asset in caso di esproprio russo e la volontà francese di tenere aperti i canali con Mosca Renault ha dato prova di una vera e propria “diplomazia economica” in tempi di guerra asimmetrica trasferendo in forma non irreversibile i suoi asset allo Stato russo. Che nonostante sanzioni, guerre economiche e sfide incrociate è ancora ritenuto un interlocutore e, addirittura, un partner con cui fare affari per un’importante partecipata dlelo Stato francese desiderosa di limitare i danni, conscia che da qui al 2028, anno di fine della clausola di riacquisto, può cambiare tutto. E questo nel quadro dell’obiettivo francese della distensione con Mosca è di per sé una notizia.

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