Il Regno Unito è, sul fronte economico, il “malato” dell’Occidente: tra rischi recessivi, carovita e incertezze il Paese guidato da Boris Johnson ha visto invertirsi i rapidi trend di crescita conosciuti nel 2021 con il rapido superamento della fase più dura del Covid. A giocare un ruolo oggigiorno è principalmente la crisi energetica che morde ferocemente i cittadini britannici: oggi il costo medio di elettricità e gas è arrivato quasi duemila sterline all’anno per ogni famiglia e si prevede possa salire a 2.600 a ottobre. Due milioni e mezzo di britannici ad oggi non hanno le risorse per sostenere le bollette e cinque milioni sono sotto la soglia di povertà. E il crollo della sterlina sta acuendo i problemi.

Quanto temuto e smentito dai fatti ai tempi della Brexit, ovvero un tracollo della divisa britannica in una fase di recessione e restrizione delle prospettive economiche del Paese, si sta verificando adesso dopo il Covid, con la guerra e la tempesta energetica in atto. Il pound, nota Il Sole 24 Ore, è “scambiato attorno a 1,15 sull’euro” e rispetto a febbraio 2022 fa ancor peggio nel cambio col “dollaro sceso attorno a 1,25, un minimo che non si vedeva da ottobre 2020”, quando la seconda ondata di Covid travolse il Paese. Un calo che il quotidiano di Viale Sarca segnala essere di quasi il 10% in circa tre mesi. Nella seduta di venerdì 13 maggio la sterlina ha toccato prima della fine delle negoziazioni un minimo di 1,2195 tornando ai livelli del maggio 2020 per poi rimbalzare nelle sedute successive arrivando a tornare ieri sui livelli di inizio mese nonostante l’annuncio dell’inflazione al 9%, dato più altro da quarant’anni.

In quest’ottica, si segnala la continua apertura di posizione corte da parte degli operatori finanziari, che si premuniscono per vendere in tempi brevi le loro sterline interiorizzando le aspettative di un ulteriore calo della divisa britannica, dell’avvicinamento di una recessione e di una possibile crisi economica di ampia portata. Il Sole sottolinea che “i dati del mercato dei futures statunitensi mostrano che i fondi speculativi hanno iniziato a scommettere contro la sterlina: una scommessa che ora vale quasi 5 miliardi di dollari” e che per Reuters coinvolge ben 58.914 contratti di investitori che puntano contro la valuta di Sua Maestà. Ma la Commodity Futures Trading Commission è arrivata, il 10 maggio scorso, a contarne addirittura 128mila, a fronte di soli 32mila investitori posizionati a favore di una ripresa della sterlina.

Le maggiori istituzione finanziarie puntano del resto esplicitamente sul consigliare i loro investitori a posizioni ostili a un rilancio della sterlina. Goldman Sachs ha rivisto le sue prospettive per il cambio tra dollaro e sterlina a 1,19 dollari per una sterlina, 1,22 e 1,25 in 3, 6 e 12 mesi (da 1,22, 1,26 e 1,31 in precedenza). Goldman ha già raccomandato agli investitori di puntare sull’euro nei confronti della sterlina, con un target di un euro per 0,87 sterline, e la scorsa settimana ha anche lanciato una posizione corta sulla sterlina rispetto al franco svizzero

La Banca d’Inghilterra si trova ad affrontare il non invidiabile compito di aumentare i tassi di interesse nel tentativo di ancorare le aspettative di inflazione evitando al contempo di far precipitare l’economia in recessione, un equilibrio che sembra diventare sempre più difficile da raggiungere. La Banca prevede un crollo del Pil negli ultimi tre mesi di quest’anno e prevede un “rallentamento molto forte” ma non una recessione tecnica: due trimestri consecutivi di contrazione. Il governatore della Banca d’Inghilterra Andrew Bailey ha avvertito di una prospettiva “apocalittica” per i consumatori dopo che un recente sondaggio ha mostrato che un quarto dei britannici è stato costretto a ritrovarsi in almeno un’occasione a saltare i pasti per ragioni economiche. E ora più che mai anche nel Regno Unito come in Europa ci si accorge che la semplice manovra sui tassi non può bastare per fermare l’ondata negativa in arrivo nonostante una disoccupazione (3,7%) ai minimi nell’Occidente. Cosa serve al Regno Unito per evitare di essere travolto? La difesa dei salari e dei redditi e la tutela delle fasce più vulnerabili che rischiano di essere travolti dalla crisi è una coppia di priorità su cui il governo si deve concentrare. Per evitare di essere travolto assieme a Boris Johnson, che proprio dal consenso della parte più profonda e meno abbiente della società ha tratto il sostegno necessario a vincere le elezioni 2019.

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