Il debito pubblico britannico si muove su una traiettoria espansiva e ha ormai superato il 100% del Pil in un trend che potrebbe diventare strutturale. A Londra il governo laburista di Keir Starmer si dibatte tra vincoli di bilancio e fragilità sistemiche per scrivere una manovra finanziaria realista che aiuti a gestire le passività pubbliche, il cui sorpasso sulla produzione dell’economia ha acceso diversi campanelli d’allarme.
Secondo il World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale, a fine anno il rapporto debito/Pil di Londra sarà al 103,4% e salirà di ulteriori 2 punti percentuali entro il 2030, consolidando una situazione di crescita stagnante, alto indebitamento e fragilità strutturale delle finanze pubbliche. Il debito in rapporto al Pil è cresciuto incessantemente dalla Grande Recessione a oggi, dal 2005 siamo infatti vicini al +150%.
La Cancelliera dello Scacchiere, l’equivalente del Ministro delle Finanze, Rachel Reeves ha parlato nella giornata di martedì di “scelte dure” che il governo dovrà fare, iniziando a paventare la prospettiva che il governo laburista alzi di circa 26 miliardi di sterline (oltre 30 miliardi di euro) le tasse per evitare una nuova politica di austerità. Una politica “tax and spent” che basa ogni misura espansiva su una copertura fiscale.
Le promesse elettorali
Il governo vuole al contempo investire nel sistema sanitario nazionale, spingere al rialzo il welfare dei cittadini e tenere sotto controllo il debito e per farlo potrebbe compiere misure come quella di alzare di 2 penny per sterlina l’imposta sul reddito in buona parte delle buste paga. “Questa mossa costituirebbe una chiara violazione dell’impegno espresso nel manifesto elettorale del partito laburista di non aumentare l’imposta sul reddito, l’IVA o l’assicurazione nazionale per i lavoratori, impegno che il governo negli ultimi giorni ha rifiutato di dichiarare ancora valido”, nota il Manchester Evening News.
Per Londra qualsiasi manovra diversa vorrebbe dire alimentare un fardello debitorio che si va accumulando e in caso di shock produttivo, ad esempio per effetto dei dazi Usa, rischierebbe di avere conseguenze peregrine sull’intera economia del Regno Unito. Il nodo del debito resta forte e attivo. Il Regno Unito paga per il Gilt, il titolo decennale, una cedola del 4,4% di un punto superiore a quella dell’Italia. Il Daily Telegraph ricorda che 100 miliardi di sterline l’anno sono divorati dal bilancio pubblico dai costi di servizio del debito. E questo rappresenta un pregiudizio per l’intera politica economica del Regno, fuori dall’Ue ma classificabile come “malato d’Europa” economico assieme alla Francia. In una spirale in cui alto indebitamento e bassa crescita si sommano in un climax ascendente di sfiducia. Mentre i governi moderati di Londra e Parigi subiscono le attenzioni interessate dell’estrema destra pronta a approfittare elettoralmente dei loro shock.

