Se in un primo momento il Recovery Fund assomigliava a una sorta di panacea per tutti i mali – per giunta offerta gentilmente dall’Europa -, adesso che la nebbia inizia a diradarsi la situazione sta per assumere nuove forme. L’alone di “grazia concessa” che circondava il lauto finanziamento proveniente da Bruxelles è evaporato come neve al sole. E lo ha fatto di pari passo con le ultime decisioni provenienti direttamente dalle istituzioni europee. La Commissione guidata da Ursula von der Leyen ha infatti appena aggiornato le linee guida per accedere ai fondi del Recovery.

Al di là del fatto che le regole in versione 2.0 si riferiscono ai governi dell’intera Eurozona, molti osservatori hanno colto un particolare evidente: le ultime indicazioni sembrano calibrate appositamente per l’Italia. Intanto: in che cosa consistono le nuove linee guida? L’Unione europea presterà sì i suoi denari, ma vuol essere certa che questi soldi non andranno sperperati in provvedimenti inutili ai fini della ripresa economica. In altre parole, gli investimenti finanziati dall’Ue arriveranno soltanto a fronte di riforme funzionali. Quali? Si va dall’ammodernamento della Pubblica amministrazione e della giustizia ai provvedimenti sulle pensioni, passando per altre misure pensate appositamente per incrementare la competitività – non solo economica – degli Stati.

Italia stretta all’angolo

Al netto dei nuovi paletti dell’Europa sul Recovery, l’Italia deve anche fare i conti con l’instabilità dei mercati. Lo spettro dello spread – immancabile in casi del genere – è tornato a far parlare di sé, mentre Moody’s ha lanciato un importante avvertimento sul debito. Basta dare un’occhiata al report sull’Italia per rendersi conto che quanto accaduto in seno al governo ha fatto agitare – e non poco – le acque internazionali. La nota agenzia di rating ha sottolineato come un governo indebolito e più fragile, come lo è quello presieduto attualmente da Giuseppe Conte, dopo la crisi sarà chiamato ad affrontare “sfide impressionanti” tanto in politica economica quanto sul piano pandemico.

Dunque, i giallorossi non potranno sbagliare una mossa, visto che “‘incapacità dell’Italia di trarre vantaggio dalle risorse del Next Generation Eu eserciterebbe con tutta probabilità pressioni al ribasso sul profilo di credito”. Detto altrimenti, l’Italia rischia di essere declassata. E questo non sarebbe affatto un buon segnale, visto che sia Moody’s che Fitch hanno collocato l’affidabilità del debito pubblico italiano a un solo passo dal livello “junk”, ovvero “spazzatura”.

Le linee guida di Bruxelles

L’Europa è quindi spaventata da tre fattori di potenziale instabilità che caratterizzano l’Italia: la crisi politica interna, l’elevato debito e l’incapacità di trovare una quadratura del cerchio sul Recovery Fund. I timori delle agenzie contribuiscono a rendere il quadro ancora più sfocato. Lo scenario, insomma, è delicato. Anche perché Roma riceverà dalla Next Generation EU 209 dei 750 miliardi di euro complessivi in sovvenzioni e prestiti entro il 2026, pari a circa il 12% del Pil previsto per il 2021. L’Italia diventerà, di fatto, il principale destinatario nell’Unione europea in termini nominali.

Proprio per questo Bruxelles non vuole sprechi di alcun tipo. E, sempre per questo motivo, la Commissione ha fatto capire che il piano italiano sul Recovery deve essere rafforzato. D’altronde, era noto da luglio che i denari del Recovery fossero uniti a doppia mandata con le riforme. Solo che adesso l’Europa ha deciso di essere più esplicita che mai. Dal momento che i documenti spediti da Roma sono risultati alquanto vaghi, l’Ue ha spiegato che i Paesi devono “fornire spiegazioni dettagliate su come verranno affrontate le misure proposte” e “in che modo le criticità verranno risolte”. Il riferimento all’Italia è evidente, e diventa ancora più chiaro quando i governi con squilibri elevati sono invitati “a spiegare come i piani contribuiranno ad affrontarli”.

Le mosse di Conte

Le richieste di Bruxelles – ha evidenziato Repubblica – sono adesso più palesi che mai. L’Italia dovrebbe aumentare la propria crescita aumentando la produttività e la competitività grazie a una serie di riforme. L’elenco è piuttosto lungo e comprende: il taglio della burocrazia, processi più snelli, l’abolizione di quota 100 (e quindi pensioni) e un migliore ambiente per le imprese. E nel piano italiano, manca anche l’aggiornamento dei valori catastali, che è uno dei nodi richiesti dall’Europa per far sì che la tassazione si sposti sulle rendite.

A proposito del nodo pensioni, l’esecutivo giallorosso sta cercando di capire come modificare il quadro, anche alla luce della fine dell’esperimento rappresentato da Quota 100. Il governo ha già fatto capire che intende cambiare radicalmente approccio. Ma quale strada prendere, anche in relazione alle citate linee guida dell’Europa? Sul tavolo dei tecnici ci sono più ipotesi. La più probabile potrebbe coincidere con il mantenere i costi al di sotto della soglia dei 5 miliardi annui, per poi scendere a 3-4 miliardi. In tal caso, potrebbe essere introdotta una nuova flessibilità basata sull’uscita dal mondo lavoratori ad almeno 64 anni di età e 38 di contributi (quindi una specie di Quota 102). Nei mesi scorsi si è parlato anche di adottare il metodo di calcolo contributivo, almeno sugli anni mancati, fino al raggiungimento della soglia di vecchiaia dei 67 anni, con una penalizzazione del 2,8-2% per ogni anno di anticipo e il ripristino parziale dell’adeguamento automatico dell’aspettativa di vita. Al vaglio pure l’idea di prorogare, per un anno, Ape sociale e opzione donna, e allungare fino al 2023 l’isopensione.

Riforme del genere, in un primo momento soltanto accennate da Roma nel suo piano per il Recovery, sono ora scomparse dai radar. Restano – fanno notare dall’Europa – solo vaghi accenni relativi a giustizia, concorrenza e mercato del lavoro. Il premier Conte, nel frattempo, è al lavoro per una riscrittura del Recovery; altri tavoli, altri incontri e altro tempo perso. In tutto questo, l’Ue teme che un’eventuale mancato taglio della burocrazia possa impedire all’Italia di investire in tempo i suoi 209 miliardi.