Stando a quanto riportato da Ekathimerini, negli scorsi giorni Atene ha ottenuto un’ottima risposta dai mercati, riuscendo a piazzare i propri titoli di Stato con scadenza a 15 ed a 30 anni, assicurandosi un piano di rientro dal debito pubblico più esteso e meno pesante sui bilanci dello Stato.

La mossa è stata possibile a seguito del miglioramento delle finanze della Grecia che, dopo l’intervento del Fondo monetario internazionale, è riuscita a migliorare la propria posizione creditizia, riprendendo la fiducia negli investitori a lungo termine. Sebbene il rating del Paese non sia ancora in linea con gli standard di investimento della Banca centrale europea, la sua migliorata posizione ed il buon rendimento garantito dai propri titoli ha permesso un graduale riavvicinamento dei mercati: con la conferma nella giornata di lunedì del successo dell’ultima ridiscussione del debito.

Allo stato attuale, l’iniezione di liquidità nelle casse di Atene ha permesso di ridiscutere il debito a un tasso di interesse migliore rispetto a quello della scorsa estate; passando soprattutto da un piano di rimborso in 7 anni ad uno di 15, oltre al prestito trentennale ottenuto nella scorsa settimana che aveva già segnato un giro di boa nella fiducia verso il Paese. La sensazione quindi che le cose per la penisola ellenica stiano cambiando sono molto forti, sebbene le manovre messe in campo dal governo greco debbano essere utilizzate con la massima cautela, in quanto il pericolo di un nuovo sovra-indebitamento è sempre alle porte: come ben dimostra la storia recente del Paese.

Sebbene infatti il successo della campagna volta ad acquisire liquidità possa mettere la Grecia nella posizione di attuare manovre espansive per far riprendere l’economia (e dare fiato al popolo greco), il rischio che ciò generi una nuova spirale di debito non è del tutto svanito. A differenza degli altri Paesi dell’Unione, la Grecia è molto più esposta ai rischi di recessione globale, avendo un’economia fragile e giocando molte delle sue carte sul comparto turistico. Ogni mossa escogitata dal governo di Kiriakos Mitsotakis dovrà essere quindi valutata nei minimi particolari, facendo riferimento sempre e comunque agli indici di riferimento sullo sviluppo economico mondiale e non soltanto dai dati sulla produzione interna del Paese. Tutto questo appunto per evitare che il nuovo giro di finanziamenti si concluda con un fallimento, veterani però degli errori compiuti gli scorsi decenni ed in buona parte legati appunto alla cattiva interpretazione degli indici di riferimento economici e commerciali internazionali.

Bisogna ricordare inoltre che nonostante la Grecia sia uscita di fatto dall’apice della crisi, il rischio di una ricaduta è sempre vigile alle porte, con il Paese che ancora non è in linea con gli standard di tutti i grandi fondi di investimento  e con le possibilità di intervento della Bce. Questo fattore pesa ancora in modo marcato soprattutto sul comparto bancario, riflettendosi sulle possibilità di investimento a debito interne del Paese. Ciò si traduce con un rallentamento della capacità d’impresa della Grecia che risulta fondamentale se si rapporta soprattutto alla natura del panorama economico ellenico fortemente incentrato sul settore del turismo.

Al momento, in buona sostanza, si può sostenere che sebbene la Grecia abbia compiuto dei grossi passi in avanti, questo miglioramento non è stato ancora percepito dalla popolazione. Inoltre, non significa che il Paese sia ben difeso dal rischio di una futura crisi, che per sua natura e considerando i precedenti del Paese, scoraggerebbero qualsiasi forma di intervento dell’Fmi spingendo il Paese verso un fragoroso default. E tutto questo, per sua stessa definizione, induce a valutare con estrema cautela le mosse di Atene, anche nella tutela degli investitori internazionali: con l’obbiettivo di limitare i danni qualora la Grecia, da questa nuova spirale di debito, non sia nuovamente in grado di uscirne.

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