Ogni azione genera una reazione; succede così da sempre, in ogni campo, ma se stiamo parlando della guerra dei dazi tra Cina e Stati Uniti certe reazioni possono cambiare le sorti geopolitiche del pianeta. Pechino ha risposto a Washington, e lo ha fatto con una mossa che taglia le gambe al settore statunitense che più aveva patito gli effetti diretti della Trade War: l’agroalimentare. La Cina non acquisterà più prodotti agricoli americani in risposta all’ultima mossa di Trump di introdurre nuovi dazi sulle esportazioni cinesi in territorio Usa. L’annuncio arriva dal ministero del Commercio cinese, che ha anche aggiunto di non escludere l’eventualità che il Dragone possa applicare dazi retroattivi sui beni agricoli americani già importati fino al 3 agosto. Per Washington è una sorta di doccia fredda visto che i contadini del Midwest avevano a più riprese protestato all’indirizzo della Casa Bianca, accusata di giocare con tariffe inutili e pericolose e di averli mandati sul lastrico. Senza lo sbocco del mercato cinese, adesso, molte aziende agricole americane rischiano la chiusura.

Lo stop che scuote gli Usa

Stando a quanto rivelato dall’agenzia Xinhua, le imprese cinesi hanno interrotto l’acquisto di merci agricole provenienti dagli Stati Uniti. Chiaro come la mossa di Pechino sia una risposta alla recente scelta degli Usa di imporre nuovi dazi, e sia una mossa logica e ragionata. Pochi giorni fa Trump aveva scritto su Twitter che a partire dal prossimo settembre sarebbe scattato un dazio aggiuntivo del 10% su importazioni dalla Cina per un valore di 300 miliardi di dollari, facendo impallidire la comunità internazionale, stanca e colpita da una guerra commerciale rovinosa. La Cina non si è persa d’animo e ha reagito scagliando due frecce. La prima: la svalutazione dello yuan per scatenare una guerra valutaria e impantanare l’import/export americano. La seconda: il blocco dell’acquisto dei prodotti agricoli statunitensi. Una combinazione rapida che riporta il pallino del gioco nelle mani della Cina.

La Cina si affida al piano B

Il motivo di una simile affermazione è semplice. Se fino a pochi anni fa le economie di Stati Uniti e Cina erano in stretta relazione tra loro. e le gioie di una erano le gioie dell’altra, oggi i due paesi si sono staccati; il fatto è che Pechino riesce a camminare con le sue gambe, mentre Washington annaspa in un passato dorato che non tornerà. La nuova politica cinese ha trasformato la Cina in una potenza mondiale, in un paese dalle mille risorse e dai mille agganci diplomatici. I recenti accordi commerciali stretti dal governo cinese con vari Stati dell’America Latina, in un certo senso, rappresentano la volontà dell’ex Impero di Mezzo di aprirsi nuove strade in ambito economico. Fra i prodotti più importati della Cina c’era la soia statunitense; ebbene, con la chiusura del canale americano, le aziende cinesi sono pronte a rifocillarsi dal Brasile. A fine luglio, inoltre, il presidente colombiano, Ivan Duque, si trovava a Pechino per stringere un nuovo patto con il Dragone: “Abbiamo discusso della possibilità di rafforzare il turismo ma anche di aumentare le nostre esportazioni di caffè, banane, avocado, fiori e carne” ha scritto Duque su Twitter. Ora che la Cina ha la necessità di lanciarsi del vuoto può farlo ben conscia di avere a disposizione un paracadute per un atterraggio sicuro.

La guerra dei dazi continua

L’annuncio della Cina arriva al termine del dodicesimo round i colloqui tra la delegazione americana e quella cinese, ancora alla ricerca di una fumata bianca che metterebbe fine alla Trade War. Eppure, durante i negoziati andati in scena a Shanghai, la Cina aveva confermato il proprio impegno ad aumentare gli acquisti di prodotti agricoli statunitensi per la soddisfazione di Washington. L’illusione è durata pochissimi giorni. Il futuro, adesso, è tutto da scrivere e quella pace commerciale che sembrava avvicinarsi è di nuovo diventata un miraggio.