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Fermezza assoluta, niente flessibilità nemmeno dinnanzi ad una sciagura quale quella dell’emergenza causata dal coronavirus e atteggiamento di Paese che, in casa propria, non spreca soldi e fa per bene i propri compiti. È stata questa l’immagine data dai Paesi Bassi in questi giorni, con il ministro delle finanze Wopke Hoekstra che è salito alla ribalta della cronaca proponendosi come “campione indiscusso” del rigore. Nessuno strappo alla regola, nessuna flessibilità, nessuna concessione nemmeno di fronte al disastro economico legato al Covid-19. Niente di tutto questo: i Paesi Bassi non hanno voluto che “dal sud” arrivassero proposte volte a cambiare le regole di bilancio. E questo, è bene precisarlo per dovere di cronaca, nonostante una parte della stampa olandese ha fatto notare che, tutto sommato, se dovesse crollare il sud crollerebbe anche il nord. Ma da L’Aja nessun ripensamento, nemmeno durante l’Eurogruppo di giovedì sera. Ma al loro interno, gli olandesi sono così rigidi rispetto all’etica dei bilanci? O, per meglio dire, esiste un senso di etica finanziaria nei Paesi Bassi?

Un paradiso fiscale nel cuore dell’Ue

Il ragionamento del governo olandese è tanto chiaro quanto freddo: ci sono Paesi in Europa che spendono troppo ed hanno debiti fuori controllo, che non possono andare ad inficiare i bilanci di chi invece ha tutto in ordine. Andando a vedere i conti olandesi, in effetti la situazione appare piuttosto limpida: come scritto da IlSole24Ore, l’anno scorso l’ammontare del debito pubblico olandese è sceso al 48.6% del Prodotto interno lordo. L’Italia, per dare un’idea, ha un debito pari invece al 134.8% del Pil. Inoltre, il bilancio dello Stato olandese ha chiuso il 2019 con un surplus di 14,1 miliardi di euro, pari all’1.7% del Pil e, tradotto in soldoni, questo è valso 3.5 miliardi in più rispetto al 2018. Complessivamente, l’avanzo di bilancio cumulato ha raggiunto i 34 miliardi di euro negli ultimi anni, una cifra importante e che viene vantata dalle autorità olandesi come emblema del loro importante operato finanziario.

Ma occorre valutare anche un altro aspetto: il Pil olandese è poco meno della metà di quello italiano, come ha fatto notare ancora IlSole24Ore, ossia 838 miliardi di euro contro i nostri 1.787 miliardi. L’Italia però è molto più grande ed ha la terza economia dell’Eurozona, in proporzione le cifre olandesi appaiono davvero molto alte. Come mai tutto questo? La risposta va ricercata nella capacità dei Paesi Bassi di attrarre multinazionali e società all’interno del proprio territorio. Centinaia di aziende hanno scelto il Paese dei tulipani per impiantare la propria sede. Anche se, a volte, di uffici non c’è nemmeno l’ombra. Ad Amsterdam ci sono centri direzionali che ufficialmente ospitano anche migliaia di società, senza che però ci siano spazi per contenerne al proprio interno almeno un quarto di quelle registrate. Basta poco ed è possibile impiantare la sede nei Paesi Bassi, a prescindere se poi esistano o meno impiegati, uffici, personale e quant’altro.

Questo per il governo olandese si è tradotto negli anni ovviamente in un gettito fiscale molto ampio, in tasse che vengono pagate qui piuttosto che altrove. Un sistema del genere appare molto familiare a quella che la stessa Ue riconosce come “paradiso fiscale“. Anche perché il governo dei Paesi Bassi non ha mai applicato alcuna ritenuta d’acconto sulle royalties, lo farà soltanto a partire dal prossimo anno, e questo risulta un fattore attrattivo non indifferente per molte aziende. In un report curato negli anni scorsi dagli studiosi Arjan Lejour, Jan Mohlmann e Maarten van’t Riet, è stato evidenziato come il 60% delle royalties che passa dai Paesi Bassi va direttamente nel paradiso fiscale delle isole Bermuda. Un altro segno di come Amsterdam negli anni abbia costituito non proprio un esempio di rigore, quanto invece una comoda (per molti) presenza di un paradiso nel cuore dell’Ue.

Quanto costa all’Europa il paradiso olandese

Sono stati bravi i Paesi Bassi ad intercettare aziende ed a rispettare il rigore sui conti? Può anche darsi che gli olandesi abbiano sfruttato al meglio determinate situazioni e, fin qui ed al netto dei discorsi prettamente etici, non si potrebbe obiettare nulla. Se non che però, questi “giochi” finanziari che hanno viaggiato sul filo di una fiscalità da paradiso, hanno sempre avuto un costo non certo indifferente per il resto d’Europa. Basti pensare a quante società dall’Italia hanno deciso di traslocare, anche solo a livello di sede fiscale, in territorio olandese. Capita, nel nostro come negli altri Paesi europei, che un’azienda rimanga con uffici e sedi operative in un determinato territorio ma paghi poi le tasse nei Paesi Bassi.

Un gioco che, solo all’Italia ad esempio, è arrivato a costare ogni anno anche 1.5 miliardi di euro di mancati introiti. Alla Francia andrebbe addirittura peggio, con 2.5 miliardi di euro di perdite dovute alle mancate entrate fiscali, mentre la Germania si è attestata sotto questo fronte ai livelli del nostro Paese. Complessivamente, i Paesi Bassi per mantenere il proprio paradiso in media hanno sottratto dieci miliardi di euro ogni anno ad altri Paesi dell’Ue. Soldi che hanno preso la via olandese e che lì sono rimasti. Eppure, come visto nelle ultime ore, è stato il governo de L’Aja ad alzare la voce sul rigore ed a chiedere anche indagini sui sistemi sanitari di quei Paesi, come il nostro, che hanno chiesto misure urgenti per situazioni estreme.