Dopo la dichiarazione degli scorsi giorni della premier neozelandese Jacinda Ardern relativa alla vittoria contro la pandemia di coronavirus, adesso anche l’Australia di Scott Morrison sembra essersi quasi liberata della piaga che sta colpendo la totalità del globo. Mentre da un lato è impossibile non sottolineare i chiari vantaggi geografici dei Paesi dell’Oceania che hanno permesso loro di arginare la quasi totalità degli ingressi nel Paese, dall’altro è vero però che le misure draconiane messe in campo si sono rivelate vincenti. E adesso, con l’arrivo del periodo più freddo dell’anno, entrambe le nazioni sembrano aver limitato – se non addirittura scongiurato – i danni peggiori che il Covid-19 potesse causare, aprendo la strada di nuovo al fitto commercio che avviene tra Canberra e Wellington.

Nasce l’ipotesi del paradiso commerciale

Dopo aver affrontato le conseguenze di ingressi poco controllati nel primo periodo della crisi, sia l’Australia sia la Nuova Zelanda hanno più volte ribadito le proprie perplessità nel riaprirsi, almeno in questa fase, al traffico con il resto del mondo. Tuttavia, come invece ipotizzato già negli scorsi giorni, i due Paesi sarebbero disponibili a riprendere gli scambi reciproci e la quasi libera circolazione delle persone, in quanto anche l’indice di contagio di Canberra è ormai prossimo allo zero assoluto, come nel caso della Nuova Zelanda. E questa possibilità apre ad una immensità di conseguenze positive per entrambi i Paesi che potrebbe dare loro un grande vantaggio in questo momento di generalizzata indecisione commerciale e finanziaria internazionale, dando i natali ad un nuovo “paradiso commerciale“.

Anche in Oceania l’unione fa la forza

Data la loro natura relativamente giovane rispetto agli altri Paesi del mondo e la loro collocazione geografica particolare, Australia e Nuova Zelanda hanno sempre giocato una partita differente, molto spesso nella più totale autonomia. E se ciò in parte si è tradotto con un basso grado di apertura della propria economia, dall’altro ha permesso di salvaguardare l’impresa locale, fortificandola soprattutto nel mercato interno – ed eventualmente reciproco. Tuttavia, l’essere i primi ad essersi completamente liberati dal Covid-19 – permettendo così di ripartire quasi a pieno regime – potrebbe cambiare i loro scenari internazionali: soprattutto se il piano d’azione venisse portato avanti di pari passo.

In primo luogo, infatti, il permettere nuovamente gli scambi commerciali reciproci darebbe un nuovo impulso alla produzione industriale. Con i consumi che in aggiunta hanno avuto un rallentamento inferiore rispetto al resto dell’Occidente – e questo grazie alle misure espansive messe in campo dai governi – lo shock economico sarà in buona parte contenuto, permettendo una ripresa meno graduale. Da qui a poco tempo, la ripresa della produzione a pieno regime potrebbe creare anche un aumento della domanda estera – ancora in difficoltà con il proprio mercato interno – che darebbe nuovo valore aggiunto alla produzione “Made in Oceania”. Per fare questo, però, è necessaria una fitta collaborazione tra Ardern e Morrison, particolare comunque già ben assodato da entrambi i premier dell’Emisfero meridionale.

Alla fine, in un certo senso, si potrebbe dire che la vera vittoria di Australia e Nuova Zelanda non sia limitata al semplice contesto sanitario, ma debba invece essere vista anche sotto il piano economico dei due Paesi. Soprattutto, perché da questo secondo punto dipenderà il grado di espansione economico della regione di tutto il decennio, in una stagione particolarmente difficile e impegnativa  per tutto il commercio mondiale. E se da questo scenario Canberra e Wellington ne usciranno vincitori, quasi ironicamente, andrà ringraziata la pandemia stessa di coronavirus.

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