Tre salvataggi negli ultimi tre mesi per salvare altrettante banche private arrivate a un passo dal baratro. La Cina torna ad avere un problema con il suo sistema bancario, anche se le autorità hanno subito sottolineato che non è serio ma che soprattutto non si tratta di un problema sistemico. I recenti incidenti sarebbero solo una casualità, raccontano i vertici politici, anche se il numero di banche a rischio inizia a raggiungere un livello di guardia. L’ultima banca salvata è la Hengfeng Bang, un istituto della provincia orientale dello Shadong che ha ricevuto 4,3 miliardi di dollari dallo Stato e sarà presto ricapitalizzata e ristrutturata. La People’s Bank of China, cioè la banca centrale cinese, ha fatto emergere un dato preoccupante: il 10% degli istituti finanziari del paese è a rischio insolvenza. Addirittura molte delle banche sull’orlo del fallimento hanno crediti inesigibili pari al 40% dei prestiti concessi.

Nuove preoccupazioni all’orizzonte

Resta da capire quanto ci sia da preoccuparsi davvero, visto che negli ultimi anni ci sono stati molti gli allarmismi su un sistema bancario, quello cinese, ancora in piedi e, tutto sommato, ancora in salute. È pur vero che adesso iniziano a scendere le prime gocciole dalle nuvole nere ammassate all’orizzonte: il segno più evidente di una pericolosa tempesta in arrivo. Lo scorso maggio il governo ha dovuto acquisire la Baoshang Bank, protagonista del più importante fallimento bancario cinese degli ultimi due decenni. Pechino, tramite il sostegno di banche statali, ha poi dovuto gettare una ciambella di salvataggio anche alle private Bank of Jinzhou e alla citata Hengfeng Bank. Cosa vogliono dire questi fallimenti? Si tratta di casi isolati oppure c’è un virus pronto a infettare l’intero sistema bancario cinese?

Tre banche fallite

Baoshan Bank e Hengfeng Bank sono andate a capofitto a causa di episodi interni legati alla corruzione mentre la Bank of Jinzhou è stata ufficialmente punita per violazioni normative. Dunque, nulla a che vedere con l’economia. Il problema è che se anche altre banche che popolano la galassia degli istituti privati, o per lo meno un buon numero di esse, dovessero trovarsi in questa situazione, sarebbero guai seri per la Cina. Le tre banche fallite avevano smesso da tempo di pubblicare bilanci, proprio per nascondere gli svarioni provocati da una gestione scellerata. La banca centrale ha dovuto così aprire i rubinetti e inettare liquidità per evitare che i fallimenti potessero innescare il rischio sistemico. Tre esplosioni hanno danneggiato il sistema ma non dovrebbero farlo crollare, a patto che Pechino prenda, in tempo, le giuste contromisure; nel caso di Baoshan ed Hengfeng, le due banche sono state nazionalizzate mentre la Bank of Jinzhou è stata salvata da investitori strategici statali, come China Cinda Asset Management e Icbc.

Una bomba a orologeria

Le banche private cinesi sono una bomba a orologeria per Pechino. Questi istituti, di solito piccoli e a base locale, non esercitano la prudenza necessaria nel concedere prestiti ai cittadini e ingenti fondi agli investitori. Credono, in poche parole, che l’azzardo sia la base del loro successo, perché in caso di fallimento pensano che il governo centrale sia sempre lì, pronto ad evitarne la caduta. Le Big Four, Ccb, Bank of China, Industrial and Commercial Bank of China e Agricultural Bank of China, ovvero le quattro banche più importanti del paese, sono stanche di iniettare liquidità per evitare il crac del sistema, ma sono anche indebolite dalla guerra dei dazi in corso con gli Stati Uniti.

Le contromisure di Pechino

Ecco perché, come racconta Reuters, la Cina sta prendendo in considerazione di applicare nuove regole per le banche di piccole e medie dimensioni, volte a ridurre rischi per l’economia nazionale. Secondo la stampa cinese, queste regole potrebbero chiedere agli istituti finanziari ad alto rischio e ai governi locali di assumersi la responsabilità di eventuali rischi derivanti da manovre economiche spericolate effettuate dagli stessi istituti. Se fallisce una banca privata attiva in una provincia, sarà l’amministrazione locale, che magari aveva chiesto un investimento per attuare un progetto, a doversi preoccupare delle conseguenze. La crescita eccessiva delle piccole e medie banche, che ha fatto da sponda ai governi locali per far loro raggiungere i rispettivi obiettivi politici, ha esposto gli istituti a elevati rischi finanziari. Rischi con il quale il governo centrale non vuole più nulla avere a che fare.

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