Sono giorni difficili quelli che stanno attraversando l’istituto di moneta elettronica tedesco Wirecard e il suo ex amministratore delegato Markus Braun, nell’occhio del ciclone da quando è stato reso noto un ammanco di bilancio di quasi due miliardi di euro. Tuttavia – da quando il vaso di Pandora è stato scoperchiato – sono sempre più oscure le notizie e gli avvenimenti che stanno circondando la vicenda e che vedono come attore principale proprio l’uscente Ceo della società finanziaria. E in questa vicenda, adesso, sembra avvicinarsi anche lo spettro di un altro volto noto agli organi di vigilanza della Germania per le sue operazioni molto spesso al limite del legale, ossia il colosso bancario tedesco Deutsche Bank.

Braun e DB: un legame da 150 milioni di euro

Stando alle indiscrezioni riportate da Il Sole 24 Ore, nel corso del 2017 Braun avrebbe ottenuto un finanziamento di 150 milioni di euro da Deutsche Bank, mettendo a garanzia buona parte dei titoli in suo possesso (il 7%, fino a pochi giorni fa) della società da lui amministrata. In questo modo, egli si è potuto garantire la liquidità necessaria in un’operazione di margin call, coprendo il finanziamento con il doppio della cifra in azioni.

Il gioco, in fondo, è molto semplice: più cresceva il valore azionario di Wirecard, minori erano le azioni impegnate a copertura del finanziamento e soprattutto maggiori erano in margini di guadagno tramite la compravendita delle azioni. Un gioco relativamente semplice da effettuare se si possiedono sia la liquidità che la conoscenza idonea delle operazioni finanziarie (ed è con questa chiave di lettura che, forse, va interpretato parte dello scandalo che ha avvolto la società). Tuttavia, col tracollo delle azioni dal finire della scorsa settimana anche il prestito contratto con Deutsche Bank sembrerebbe risultare scoperto. Esatto, sembrerebbe, perché in realtà quell’indebitamento non è più nelle mani nella banca di Francoforte.

Deutsche Bank ha cartolarizzato il debito

Tramite un’operazione di cartolarizzazione nota con l’acronimo di Clo (Collateralised loan obligations) Deutsche Bank si era liberata già da mesi del proprio credito nei confronti di Braun. Sentore che qualcosa non stesse funzionando o semplice operazione volta a “liberarsi” del peso di un grosso indebitamento per impegnare al meglio il capitale? Difficile a dirsi e soprattutto sull’argomento sono necessarie ulteriori indagini da parte degli inquirenti (e degli organi di vigilanza tedeschi, che per l’ennesima volta hanno dimostrato di fare acqua da tutte le parti); tuttavia, il debito contratto dall’ex amministratore di Wirecard sono adesso nella pancia dei fondi d’investimento.

Tramite l’utilizzo del Clo (notoriamente composto in buona parte da prodotti “junk“), infatti, Francoforte sul Meno ha ripartito in piccole quote l’indebitamento di Braun, distribuendo a tappeto le perdite che proverranno dall’operazione finanziaria, “salvando” in questo modo il proprio attivo. Tuttavia, per l’ennesima volta la mossa di Deutsche bank ha fatto circolare titoli potenzialmente tossici sul mercato, che si tradurranno in una perdita da parte degli investitori che possiedono azioni dei fondi d’investimento.

La vigilanza tedesca barcolla, ma Moody’s rimane all’occhio

Già negli scorsi mesi – a seguito della pandemia di Covid-19 – la società di rating Moody’s aveva minacciato di tagliare buona parte delle stime di rating riguardo al prodotto, in quanto particolarmente volatile in situazioni di crisi come quelle che sta attraversando il mondo finanziario in questo momento. Soprattutto, il messaggio era stato infatti lanciato chiaramente nei confronti della Deutsche Bank e in generale del mercato tedesco, particolarmente avvezzo all’utilizzo della pratica.

In questo scenario, con lo scoppio della bolla Wirecard e tenendo presente la posizione presa nei confronti della stessa Wirecard, difficilmente Moody’s ritirerà la promessa fatta soltanto poche settimane fa. E con essa, rischiano di arrivare anche pesanti stime negative nei confronti dell’intero comparto finanziario della Germania, considerando le enormi mancanze e le grandi lacune dimostrate nelle settimane appena trascorse.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME