Il baricentro del mondo sta per spostarsi in Asia. Anzi, secondo qualcuno lo ha già fatto da un pezzo, almeno a giudicare dai più importanti dati economici che registrano un’ascesa rampante di tutto il continente. Troppo spesso, quando parliamo di Asia, siamo abituati a pensare automaticamente alla Cina, ma la Cina, anche se è la più importante dal punto di vista geopolitico, è solo una delle tante realtà presenti sul tavolo. Dietro Pechino c’è una schiera di piccoli tigrotti asiatici pronti a seguire le orme delle ormai note Tigri Asiatiche, termine che alla fine degli anni Novanta veniva utilizzato dai media per riferirsi a Corea del Sud, Taiwan, Singapore e Hong Kong. Oggi ci sono nuove realtà pronte a scendere in campo per dire la loro, su tutti l’interessante Vietnam, assunto agli onori della cronaca per essere incoronato il vincitore della guerra dei dazi in corso tra Stati Uniti e Cina. Secondo alcune previsioni, il prodotto interno lordo del Vietnam potrebbe aumentare così tanto che il paese, nel 2050, rischia di ritrovarsi al ventesimo posto della classifica globale dei paesi con Pil più grande.

La crescita asiatica è entrata nella terza fase

La crescita dell’Asia non è stata univoca e non ha coinvolto fin da subito tutti i paesi asiatici. È avvenuta in tre fasi, la prima delle quali può essere inserita nel dopoguerra, con Giappone e Corea del Sud protagonisti assoluti. La seconda fase di crescita, a cavallo fra gli anni ’70 e 90′, ha premiato la Cina, quindi Taiwan e Hong Kong. L’ultima fase, cioè quella a cui stiamo assistendo oggi, è un affare che riguarda per lo più i paesi dell’Asia meridionale, e in effetti proprio dal sud est asiatico arrivano i segnali di una nuova crescita che non può (e non deve) essere trascurata. Gli ingredienti principali di ogni step sono due: una crescita demografica ben intrecciata a una crescita economica.

Le conseguenze per il futuro

Cosa significa tutto questo? Come spiega in maniera approfondita anche lo studioso Parag Khanna nel suo libro, intitolato Il secolo asiatico, l’enorme manodopera può fungere da carburante per una nuova spinta industriale, esattamente come accade alla Cina. Sempre più fabbriche stanno delocalizzando i loro stabilimenti nel sud est asiatico, attratte da bassi costi e bassi salari; così facendo l’Asia meridionale diventerà presto la nuova fabbrica del mondo, prima di essere incoronata una nuova potenza regionale. Ad aiutare paesi come il Vietnam e la Cambogia non sono tanto le potenze occidentali, quando le varie imprese cinesi, giapponesi e sudcoreane che, impaurite dalla guerra dei dazi, hanno scelto di spostare le loro attività altrove. C’è poi un altro dato da prendere in considerazione e riguarda l’età media che contraddistingue il sud est asiatico. Mentre la popolazione cinese e giapponese invecchia anno dopo anno, quella di stati come Vietnam, Bangladesh, Indonesia, Filippine e Myanmar si abbassa con la stessa velocità. In questi ultimi paesi, l’età media si attesta essere intorno ai 30 anni. Certo, il processo di crescita è ancora in fase di divenire e forse serviranno altri decenni prima che il miracolo asiatico contagi anche il sud est della regione. Eppure i primi germogli sono già sbocciati.