Francoforte e Karlsruhe distano meno di 150 chilometri, ma in questo momento è come se fossero separate da un oceano, pur trovandosi all’interno dello stesso Paese, la Germania: tra la prima città, sede della Banca Centrale Europea e la seconda, dimora della Corte costituzionale tedesca, si combatte dal 5 maggio un braccio di ferro sul tema del quantitative easing e dei successivi piani d’acquisto dell’Eurotower, su cui la corte tedesca ha messo il faro chiedendo alla controparte di giustificarne la proporzionalità.

Nel caso in cui la Corte, ad agosto, ritenesse insufficienti le giustificazioni di Francoforte e imponesse lo stop alla partecipazione tedesca al piano di acquisto titoli il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, non potrebbe, per sua stessa ammissione, che adeguarsi. La Germania beneficia da un lato del rilancio della sua centralità in Europa dalla sentenza di Karlsruhe ma al tempo stesso potrebbe aver tutto da perdere da uno strappo con la Bce nella fase in cui la vicinanza ad essa è fondamentale per mantenere l’alleanza tattica con la Francia. L’istituzione guidata da Christine Lagarde ha trovato dunque nel governo di Angela Merkel e nel parlamento tedesco interlocutori interessati a una riappacificazione.

Per questo motivo, scrive Il Sole 24 Ore, “la Bce ha deciso di mettere a disposizione delle autorità tedesche alcuni documenti e rapporti riservati, utilizzati nelle riunioni del Consiglio direttivo in vista delle decisioni di politica monetaria, al fine di disinnescare la mina della sentenza della Corte costituzionale”. L’obiettivo dell’Eurotower è dimostrare la reale sussistenza di una spinta verso programmi monetari e finanziari basati sulla proporzionalità e convincere l’esecutivo di Berlino. Tutt’altro che intenzionato a portare fino in fondo la difesa di una linea del rigore che appare fuori luogo dal punto di vista dell’interesse dell’esecutivo di Angela Merkel. La quale dovrebbe tornare ad appiattirsi sulla linea dell’austerità e della chiusura proprio mentre la crisi del coronavirus impone una svolta. Non a caso Merkel ha provveduto a nominare a capo del sommo tribunale tedesco Stephan Harbart, giurista di vedute diametralmente opposte a quelle del predecessore “sovranista” Andreas Vosskuhle. 

Obiettivo della Bce, sottolinea Il Sole, è depotenziare le future indagini della Corte manifestando la trasparenza di Francoforte. E, si potrebbe aggiungere, sperare che il vento anti-europeo muti in fretta. Secondo l’Eurotower, prosegue il quotidiano milanese, è fondamentale dimostrare che “le decisioni di politica monetaria della Banca centrale europea vengono prese dopo un’analisi molto approfondita del Consiglio direttivo su implicazioni ed effetti, costi e benefici, anche in ambito economico e fiscale nel rispetto della proporzionalità”.

Il momento è cruciale, ma la triangolazione tra i poteri lascia pensare che il governo tedesco non mancherà di spendersi per un compromesso. Imporre l’uscita di Bundesbank dal piano europeo di acquisto titoli priverebbe infatti la Germania del suo più esorbitante privilegio in seno all’Unione Europea: essere l’unica nazione con il potere di decidere in ultima istanza la linea comunitaria e l’unica che potrebbe, in futuro, imporre lo stop a qualsiasi programma sgradito semplicemente con una presa di posizione politica. Ora come ora alla Germania l’attività della Bce serve, e non poco, perché garantisce il codominio con la Francia che è alla base della ricerca spasmodica della stabilità politica nel Vecchio Continente. La Bce lo sa e fa leva sulla capacità negoziale del governo tedesco: è paradigmatico dell’attuale stato dei rapporti di forza dell’Unione che una delle questioni cruciali per la governance del Vecchio Continente potrà risolversi solo ed esclusivamente all’interno del territorio del Paese in esso egemone.

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