Esiste una pagina a esso dedicata su Wikipedia, tradotta in molte lingue, ma andando a Messina o lungo la sponda calabrese non si trova traccia della sua reale esistenza. Forse questo piccolo dettaglio può spiegare molto bene il paradosso del Ponte sullo Stretto di Messina,l’ opera più chiacchierata al mondo ma di cui al momento non è stata posta sul terreno nemmeno una pietra.
Comunque vada, a prescindere se per davvero tra la Sicilia e la Calabria un giorno dovesse sorgere un collegamento stabile, il ponte già oggi ha una sua lunga storia, pur non essendo mai stato costruito. Una vicenda che risale addirittura al 1840, quando per la prima volta Ferdinando II di Borbone, sovrano del Regno delle due Sicilie, diede a un gruppo di ingegneri e architetti il compito di stendere un progetto per un attraversamento dello Stretto tramite ponte. Oggi la storia della struttura si intreccia con l’attualità in modo significativo: al di là dei dibattiti politici in itinere, del ponte si parla in ambito europeo e anche militare.
Perché oggi se ne parla così tanto
Due fatti hanno rallentato, dopo i primi tentativi dell’era borbonica e degli anni post-unitari, la realizzazione di significativi progetti relativi al ponte. In primis, l’arrivo delle navi a vapore per l’attraversamento dello Stretto: nel 1896, l’allora Società per le Strade Ferrate della Sicilia ha iniziato a usare i moderni mezzi per collegare Messina e Villa San Giovanni, permettendo di abbattere i tempi di percorrenza tra le due sponde dello Stretto e rendendo in quel momento superfluo pensare a un investimento per un collegamento più stabile. In secondo luogo, il terremoto del 1908, che ha costretto i territori coinvolti a fare i conti con la sismicità dei luoghi.
Ma oggi il discorso è diverso. Riguardo a quest’ultimo punto, ad esempio, esistono tecnologie e soluzioni in grado di porre in essere grandi opere anche in zone caratterizzate da una forte sismicità. Lo si vede oggi in Giappone, in Cina, così come in California. E a proposito di nuove tecnologie, oggi l’attraversamento con le navi dello Stretto per certi versi potrebbe anche apparire superato. Specialmente in un mondo dove ci si muove sempre più velocemente e dove l’alta velocità appare quale mezzo di trasporto destinato a caratterizzare commerci e comunicazioni.
I corridoi europei
Il ponte sullo Stretto andrebbe a colmare proprio quella lacuna legata all’alta velocità in Sicilia. Sull’isola al momento molte ferrovie sono poco affidabili e vetuste, ma la situazione sta lentamente cambiando: sono in corso attualmente lavori per circa nove miliardi di Euro volti a creare linee tra 160 km/h e 200 km/h tra Palermo, Catania e Messina. Maxi appalti già assegnati, con cantieri che stanno avanzando su più fronti. Entro il 2029, dovrebbe essere completata la linea Palermo-Catania, in quel periodo dovrebbero terminare i lavori anche sulla Messina-Catania.
Due direttrici che rientrano all’interno del corridoio Helsinki-Palermo progettato dall’Unione Europea. Un elemento quest’ultimo confermato nelle settimane scorse anche dal Parlamento europeo, il quale ha inserito il corridoio tra la Finlandia e la Sicilia nel piano della cosiddetta Rete Transeuropea dei Trasporti (Ten-T). Il documento prevede obiettivi ambiziosi e a lungo termine: tra la Scandinavia e la Sicilia devono essere completate e aperte al transito le varie infrastrutture viarie volte a realizzare un unico collegamento tra Nord e Sud Europa. Il tutto, entro il 2050.
Entro il 2040 è previsto però il completamento delle linee ferroviarie capaci di trasportare merci e passeggeri a una velocità almeno di 160 km/h. I lavori tra Palermo, Catania e Messina e i relativi miliardari investimenti stanno dunque andando in questa direzione. Manca un pezzo, lungo tre chilometri, per collegare la rete siciliana con quella continentale: il pezzo in questione è proprio il ponte, non a caso inserito anche all’interno del Ten-T. Anche se, nello specifico, si parla di collegamento stabile e non di ponte, contemplando eventuali alternative comprendenti anche tunnel sottomarini.
Il rilancio dei porti siciliani (e italiani)
Non è detto quindi che l’Europa finanzi l’attuale progetto in itinere, lo stesso andato in appalto quasi vent’anni fa e riesumato di recente dall’attuale governo. Bruxelles vede in un collegamento stabile tra Sicilia e Calabria un elemento vitale per i corridoi europei, ma al momento non ci sono progetti sul tavolo delle istituzioni comunitarie. L’obiettivo del resto è arrivare pronti entro il 2040.
Ma, viene lecito chiedersi, senza ponte è impossibile realizzare i corridoi del Ten-T? Questa domanda è stata rivolta a un funzionario di Trenitalia, società del gruppo Fs che si occupa dell’offerta ferroviaria, e a un addetto di Rfi, società che nel medesimo gruppo si occupa invece dell’infrastruttura.
Le idee in tal senso appaiono differenti: “Certo che il ponte è indispensabile“, dice l’addetto di Trenitalia, “senza ponte non si potrebbe portare l’alta velocità in Sicilia. Non è possibile traghettare i Frecciarossa e non è possibile realizzare collegamenti con treni veloci tra le sole città siciliane. Le Frecce sono un servizio a mercato, dunque per esistere devono portare ricavi e per farlo l’unico modo è mettere in comunicazione grandi centri. Un treno del genere andrà in guadagno solo se collega Palermo con Roma, non Palermo con Catania”.
Di parere opposto, ma per ragioni puramente tecniche, è il funzionario Rfi: “Siamo sicuri che con il ponte in Sicilia sarà un fiorire di treni veloci? Si parla di problemi legati al vento e alla possibile chiusura per diversi giorni all’anno dell’opera per via delle condizioni climatiche particolari dello Stretto. Occorre quindi prima vedere che tipo di progetto verrà messo in campo”.
Ad ogni modo, i corridoi europei non avvantaggerebbero solo la Sicilia. Al contrario, potrebbero nuovamente porre l’Italia al centro del Mediterraneo. Con collegamenti veloci verso il nord del Vecchio Continente, i porti siciliani e del sud acquisirebbero un valore strategico molto importante. L’investimento per il ponte dunque, se verrà fatto e se verrà posto in essere, potrebbe dare un vantaggio politico non indifferente al nostro Paese.
Il possibile valore militare del ponte
Nel valutare la costituzione dei corridoi nell’ambito del Ten-T, l’Europa ha considerato anche una variabile non presa in considerazione negli anni precedenti: quella legata alla Difesa. Il Vecchio Continente, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, ha necessità di accelerare i piani infrastrutturali non solo per creare veloci corridoi per merci e persone, ma anche per carri armati e blindati in caso di necessità. Lo spostamento di truppe è importante quasi quanto quello dei prodotti commerciali. In tal senso, l’eventuale costruzione del ponte andrebbe a incidere anche sotto il profilo militare. Con Roma che, in futuro, potrebbe chiedere fondi anche per garantire migliori collegamenti militari soprattutto in un’area, quella del mezzogiorno, che costituisce uno dei più delicati confini meridionali dell’Ue (e della Nato).

