Mentre Vladimir Putin mira a ricondurre la Wagner nell’alveo del suo sistema di potere e mentre il leader della compagnia militare privata autrice dell’intentona del 24 giugno, Evgeny Prigozhin, ha di fatto lasciato perdere temporaneamente le sue tracce le dimensioni dell’impero del fu “chef” del Cremlino cominciano a tratteggiarsi in tutta la sua ampiezza.

E mentre, come ha ricordato Francesca Salvatore su queste colonne, il Cremlino tenta l’ardita mossa di trattare in forma aziendalistica la riconduzione del sistema-Prigozhin sotto l’ala del potere pubblico, è lecito cominciare a chiedersi quanto valga il sistema-Wagner. E di quanto le attività economiche della compagnia militare privata di Prigozhin, assieme a tutto quanto ruota attorno ad esse, contribuiscano al valore aggiunto del sistema-Paese Russia.

Dmitry Kiselyov, presentatore televisivo vicino al Cremlino, ha fissato una cifra: 858 miliardi di rubli, ovvero 9,8 miliardi di dollari. Sarebbe questo il valore dei contratti firmati dalla Wagner col governo russo negli ultimi anni seguiti all’invasione della Crimea da parte di Mosca. Una cifra che è difficile verificare. Ben più solido appare quello che ha detto Putin nell’aprire l’ipotesi di un’investigazione su Prigozhin e i suoi affari: sarebbe di 2 miliardi di dollari il valore degli incassi del gruppo Wagner nel contesto delle attività avviate a inizio 2022 con l’invasione dell’Ucraina. Un investimento che il Cremlino ha visto sicuramente ripagato in termini di operazioni sul campo ma che ha contribuito a produrre un “Frankenstein” che si è poi ribellato contro il suo creatore.

Gli investimenti sarebbero stati pari a 1 miliardo di dollari di contratti per operazioni logistiche e militari e altrettanti destinati a Concord, la holding di Prigozhin, per forniture di cibo alle forze armate. E non finisce qui. Tale giro d’affari si può quantomeno raddoppiare se pensiamo al fatto che il core business dei mercenari di Prigozhin è in Africa. Il magazine turco Trt World ha sottolineato che dal 2022 “il Gruppo Wagner ha ulteriormente ampliato la sua rete in Repubblica Centrafricana, dove i suoi profitti minerari hanno raggiunto il miliardo di dollari” per la produzione e lavorazione dell’oro. Al tempo stesso in Congo Concord e la Wagner hanno ottenuto, tramite società-veicolo, un “permesso forestale di trent’anni per il commercio del legname in un’area nel bacino del Congo, che è una delle aree più considerevoli di foresta pluviale non sviluppata al mondo” che si stima possa generare 890 milioni di dollari di fatturato annuo.

Siamo a 1,9 miliardi di dollari che vanno raddoppiati se saranno confermate le analoghe manovre della Wagner nel settore minerario e aurifero portate avanti in Sudan non senza una grande attenzione al contrabbando e al traffico illegale di prodotti estratti.

A inizio anno il Financial Times ha invece messo nel mirino le attività siriane di Mercury, società energetica riconducibile a Prigozhin, che fatturerebbe circa 250 milioni di dollari partendo dalla produzione e vendita di gas e petrolio.

Applicando al gruppo Wagner, in via cautelativa, un aumento del valore degli affari legati alla presenza di un 44,5% di attività sommersa nel Pil russo, media delle principali statistiche internazionali in materia, dovremmo aggiungere 445 milioni di dollari ogni miliardo generato dal gruppo. Ricapitolando avremmo, per il 2022: 2 miliardi in Russia, 1,9 in Sudan e altrettanti tra Repubblica Centrafricana e Congo, più 250 milioni di dollari in Siria. Il totale fa poco più di 6 miliardi di dollari, espandibili a 8,75 se si applica il tasso di influenza del sommerso anche al gruppo Wagner, in cui possono essere ricomprese attività su cui non è stata fatta luce.

Un valore tra i 6 e i 9 miliardi di dollari di “fatturato” per il braccio economico di una compagnia mercenaria di fatto privata e basato sulle relazioni personali di un solo uomo vorrebbe dire che nel caso minimale la Wagner genererebbe un’attività economica pari al giro d’affari di società italiane come Brembo e Mapei sommate, in quello massimale sarebbe maggiore di un gruppo come Pirelli. Questo per dare un’idea del valore delle attività, in larga parte illegali, dei mercenari e della grandezza di un impero che sarà difficile scardinare. E con cui, vista l’importanza dell’estero sul totale del giro d’affari, Putin dovrà venire a patti. Per evitare che fuori dalla Federazione Russa la Wagner finisca, in sostanza, per vendersi al miglior offerente.