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Questo martedì a Napoli, in provincia di Trecase, è morto Francesco De Simone, un carpentiere di 61 anni. Secondo le prime ricostruzioni dei carabinieri, l’uomo sarebbe stato colpito alla testa da una trave in muratura durante i lavori di ristrutturazione di una villetta e sarebbe deceduto sul colpo. 

Prime ipotesi

Sempre secondo i primi accertamenti del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata, pare che l’uomo lavorasse in nero, senza caschetto o dispositivi di protezione individuale, e che il cantiere, ora sotto sequestro, fosse sprovvisto di autorizzazioni. In particolare era sprovvisto di SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), una dichiarazione sostitutiva che permette di iniziare attività edilizie. Nei prossimi giorni continueranno le indagini da parte dei carabinieri, mentre la Procura di Torre Annunziata ha aperto un fascicolo. 

L’ennesima “morte bianca” 

A luglio, un operaio 64enne è morto a Fiumicino, cadendo dal tetto di un’officina. A fine mese, un altro operaio schiacciato da un muletto. Altri due, a Bari, caduti da un ponteggio. Quella di De Simone si aggiunge alle cosiddette “morti bianche”, quelle che avvengono silenziosamente tra un macchinario e l’altro, sotto il sole di un cantiere tra turni sfiancanti, per poi finire dentro quei numeri e quelle statistiche che forse (se si tratta di lavoratori in regola) leggiamo sui siti ufficiali. 

In effetti, secondo i dati INAIL aggiornati a fine agosto, i morti sul lavoro quest’anno ammontano già a 674, di cui 488 sul luogo di lavoro e 186 in itinere (nel tragitto fino al lavoro). Ma i dati del Report de L’Osservatorio Nazionale di Bologna Morti sul Lavoro sono molto diversi, e molto più allarmanti: oltre 1.100 morti, di cui 736 sul luogo di lavoro e 360 in itinere e per altre cause. L’Osservatorio ad oggi è il primo e unico ente che monitora e registra tutti i morti sul lavoro, anche quelli non assicurati o con assicurazione diversa dall’INAIL. E chiarisce senza troppo giri di parole che dall’inizio del 2025, ogni 6 ore e qualche minuto è morto un lavoratore. E i numeri non tendono a diminuire. 

Nel primo semestre del 2025, sono stati registrati 502 decessi, con un aumento del 7% rispetto allo stesso semestre del 2024. Ad entrare nella zona rossa (quella dove l’incidenza è superiore alla media nazionale) quest’estate sono state Basilicata, Umbria, Campania, Sicilia e Calabria. La fascia d’età più colpita è quella degli over-65, (il 32,5% del totale). I lavoratori stranieri hanno un rischio di morte sul lavoro di più del doppio (29,8%) rispetto agli italiani (13,4%). 

Non è strano che tra le due statistiche ci sia una discrepanza così grande – in Italia il lavoro in nero praticamente costituisce lo scheletro del mercato del lavoro, specialmente nei settori dell’Edilizia, dell’Agricoltura, delle Attività Manifatturiere e dei Trasporti. Non si tratta di incidenti occasionali, ma di una mentalità diffusa nel nostro Paese che spinge i datori di lavoro a risparmiare sulla sicurezza a scapito dei lavoratori. 

Un problema istituzionale e culturale

Un fenomeno che è prima di tutto istituzionale. Secondo l’Osservatorio, il cambiamento normativo voluto dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini nel giugno del 2023 sugli appalti a cascata ha causato un ulteriore aumento del 15% dei decessi, soprattutto in edilizia e negli appalti pubblici. In pratica, un appalto viene suddiviso in più subappalti, e il subappaltatore originario, anziché eseguire direttamente il lavoro, può eventualmente decidere di trasferire parte o l’intera responsabilità a un altro soggetto. Così si crea una catena di responsabilità per cui diventa difficile stabilire chi è responsabile della sicurezza dei lavoratori, il che a sua volta facilita il lavoro in nero o irregolare (specialmente nei subappalti di più “basso livello”), oltre che una mancanza di controllo da parte di committente e direttore dei lavori. 

L’ultimo rapporto annuale delle attività di tutela e vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale, redatto dall’Ispettorato nazionale del lavoro, riporta che oltre il 74% delle aziende ispezionate nel 2024 presentava irregolarità in materia di sicurezza sul lavoro. Nel Sud Italia, il numero di aziende ispezionate risultate irregolari sale all’83,2%. Non stupisce che il numero dei decessi sia così alto e – nonostante la mancanza di dati ufficiali che tengano conto anche dei lavoratori in nero – in continua crescita. Parliamo di appalti frammentati, lavoro in nero e precario e una cultura del lavoro tutta italiana che insegna che il profitto è al di sopra della vita dei lavoratori. 

La morte di Francesco e le altre tragedie degli ultimi mesi sono sintomo di un problema strutturale e non devono diventare solo parte di numeri e statistiche. Dopo ogni morte ci sono promesse: maggiori controlli, fondi stanziati, inasprimento delle sanzioni. La stessa premier Meloni aveva annunciato lo stanziamento di 650 milioni di euro per la sicurezza sul lavoro, mai concretamente assegnati né utilizzati. Quello che serve, prima di tutto, è un cambiamento culturale.

La sfida della sicurezza

Nel 2024 l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Parma ha stilato una proposta in 5 punti, intitolata “Lavorare non è morire”, originata dai dati sempre più allarmanti. Il primo punto parla delle valutazioni dei rischi, che dovrebbero essere concrete e coinvolgere direttamente i lavoratori. Il secondo si focalizza tutto sulla formazione, che dovrebbe diventare un momento concreto di apprendimento, con docenti esperti e tirocini qualificanti per fornire ai lavoratori una vera e propria cultura della sicurezza

Il terzo si riferisce al sistema legislativo, che dovrebbe comprendere meccanismi premianti oltre che sanzioni, e linee guida chiare e dirette. Il quarto suggerisce la creazione di una banca dati nazionali con informazioni sulle aziende, sui lavoratori ma anche sui tecnici predisposti ai controlli, per facilitare i datori di lavoro. Il quinto e ultimo punto suggerisce agli ispettori di adottare non solo un approccio rigido, ma anche di consiglio e di indicazione pratica, per aiutare aziende, datori e lavoratori a mettere in atto norme di sicurezza in maniera reale ed efficace. 

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